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22.03.2019 - 06:300

Vietare saluti nazisti, croci celtiche, divise del Kkk

Necessari un articolo penale e recupero della memoria

L’indignazione per il Corteo del Ku Klux Klan, sfilato a carnevale per le strade di Svitto, è approdata in parlamento a Berna con la domanda del deputato Angelo Barrile (Pss) al governo – poi purtroppo ‘bocciata’ – d’introdurre un divieto dei simboli propri dell’estrema destra, come il saluto nazista, la croce celtica o le divise del Kkk. Motivo: gli strumenti penali esistenti sono sufficienti. Siamo così rimasti una brutta eccezione in Europa, invece di essere in materia di lotta al razzismo fieramente primi della classe.
In ogni caso, il necessario lavoro di recupero della memoria da fare è immenso e chiama in causa in primis le famiglie e la scuola. Un lavoro che non può esser fatto in modo asettico, offrendo ai giovani semplicemente una raffica di nozioni. Anche perché chi lo volesse, oggi, ha tutte le possibilità a portata di clic, per rendersi conto di cosa abbiano significato quel saluto col braccio alzato o quella croce uncinata. Paradossalmente, più informazione c’è per capire che quella determinata frase, quel gesto, quella barzelletta sono da censurare, più circolano in rete battute e minacce razziste e antisemite. E più i testimoni diretti della barbarie del Novecento se ne vanno, più c’è banalizzazione e persino un certo numero di persone che, nell’universo social, non esita a mostrare il proprio volto persino accanto a immagini antisemite.

Segno che, nel mondo digitale, le funeste idee costate milioni di morti stanno di nuovo diventando ‘accettabili’. E, come si sa, fra mondo digitale e reale il passo è breve! Anzi, uno è lo specchio dell’altro.

Oltre alla via dei divieti e delle sanzioni ad hoc è dunque prioritario puntare al massimo sulla conservazione della memoria, per ribadire che gli esseri umani sono tutti uguali. Un fatto non scontato, visto che, complici le paure e tracotanti politici razzisti o quasi, si torna alle tribù e alle divisioni a seconda del credo e del colore della pelle.

È successo qui da noi (per esempio) coi famosi chierichetti e avviene attorno a noi con le esternazioni di Orbán, Salvini ecc., o anche erigendo muri giustificati da inesistenti emergenze. Anche di questi fatti si deve iniziare a parlare nelle scuole e a casa: per dibatterne e riflettere. Altrimenti ci sarà sempre qualcuno pronto a cogliere al balzo l’occasione del disorientamento del momento, che ci dirà forte e chiaro che noi siamo i migliori e gli altri – perché ebrei, neri, musulmani o forse anche semplicemente poveri – sono diversi e come tali vanno trattati. Quanto all’articolo penale (suggerito ma ritenuto superfluo) ci auguriamo un prossimo ripensamento.

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