Keystone
Amherd e Z'graggen
Commento
04.12.2018 - 06:200

Due donne in più e quelle mancanti

Consiglio federale più rosa con Keller-Sutter e Amherd (o Z'graggen). Ma il panorama complessivo è desolante.

Ancora poche ore, e i giochi per l’elezione di due nuovi membri del Consiglio federale – a fine mese se ne vanno Doris Leuthard (Ppd) e Johann Schneider-Ammann (Plr) – saranno fatti. Stasera i quattro candidati in corsa (la consigliera nazionale vallesana Viola Amherd e la consigliera di Stato urana Heidi Z’graggen per il Ppd; i consiglieri agli Stati sangallese Karin Keller-Sutter e nidvaldese Hans Wicki per il Plr) sapranno quali sono le preferenze dei gruppi che si apprestano a fare la loro scelta. I singoli parlamentari sono liberi di votare per chi vogliono, per cui anche questo rinnovo parziale del governo conserva fino all’ultimo quel che di imponderabile che caratterizza in modo più o meno marcato ogni elezione del Consiglio federale. Pochi però, a Palazzo e tra gli osservatori della politica federale, si aspettano scossoni dalle ultime audizioni odierne, dalla ‘notte dei lunghi coltelli’ che precede l’elezione o da quest’ultima, domattina.

Dunque: si può affermare con una buona dose di certezza che avremo tre donne in Consiglio federale e che al posto di Schneider-Ammann verrà eletta Karin Keller-Sutter. Resta l’incognita di chi – tra Viola Amherd e Heidi Z’graggen – prenderà il posto di Doris Leuthard. Nominata a sorpresa nel ticket del Ppd, la consigliera di Stato urana – nonostante gli sforzi delle ultime due settimane – difficilmente riuscirà a colmare il suo principale handicap: quello di non essere membro del Parlamento (si sa, l’Assemblea federale se può scegliere raramente favorisce un esterno a uno dei suoi). A Berna, comunque, si attende in particolare di sapere a chi andranno i favori della ‘frazione’ del Plr, e quanto compatta sarà la sinistra nel sostenere la consigliera nazionale vallesana. Ma dopo il risultato oltre le aspettative da lei ottenuto sette giorni fa in territorio ‘nemico’ (10 membri del gruppo Udc l’hanno votata e 7 si sono astenuti; ‘solo’ in 38 hanno optato per Heidi Z’graggen), la suspense è scemata. Oggi come oggi – nonostante a destra non susciti certo entusiasmi – la vallesana appare rinsaldata nel ruolo di favorita.

Tre donne in governo: è una buona cosa. Nel 2011, dopo la catastrofe di Fukushima, fu un esecutivo con quattro donne e tre uomini a imboccare la via d’uscita dal nucleare. “Con la maggioranza femminile (...) abbiamo preso decisioni più coraggiose rispetto a prima e a dopo”, ha dichiarato in maggio Doris Leuthard. In generale, ha detto a ‘Le Temps’ il consigliere nazionale Hugues Hiltpold (Plr/Ge), le donne “fanno passare prima il contenuto e solamente dopo la loro immagine. In una riunione, la loro presenza crea un clima meno conflittuale che permette di evitare le lotte tra galli”. Non abbiamo motivo per dubitarne. Sta di fatto che anche con una Keller-Sutter e una Z’graggen (ma pure con una Amherd), la linea politica del Consiglio federale non cambierà granché. Altrove, il panorama è ancor più desolante: in Parlamento la presenza femminile è contenuta, e tra un anno le donne rischiano addirittura l’estinzione al Consiglio degli Stati; le Camere si stanno accapigliando perfino su un timidissimo progetto per verificare la parità salariale nelle aziende; e basta confrontare la sicumera di un Pierre Maudet (aggrappato alla sua carica di consigliere di Stato dopo aver mentito alla popolazione ed essere finito sotto inchiesta per accettazione di vantaggi) con l’atteggiamento della ‘senatrice’ vodese Géraldine Savary (affranta, ha annunciato di non volersi ripresentare nel 2019 per fatti di zero rilevanza penale legati al finanziamento di una sua campagna politica) per avere un assaggio di quanto tenaci siano le strutture patriarcali che definiscono la politica svizzera.

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