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18.09.2018 - 06:30

Pedofilia, l’11 settembre della Chiesa

America, Olanda, Germania, Svizzera… migliaia di abusi sessuali coperti per decenni. I vescovi chiedono alle vittime di farsi avanti, ma pochi lo fanno

di Simonetta Caratti
pedofilia-l-11-settembre-della-chiesa
(foto Ti-Press)

Della lotta agli abusi sui minori, Papa Francesco ha fatto la bandiera del suo pontificato. Più volte ha chiesto perdono («per il danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa»), più volte ha invitato a impegnarsi di più perché ciò non si ripeta. Per fine febbraio 2019 ha convocato i presidenti delle Conferenze episcopali della Chiesa cattolica di tutto il mondo a Roma, una riunione senza precedenti per discutere della prevenzione degli abusi su minori e adulti vulnerabili.
La pedofilia, con i suoi imbarazzanti silenzi, è stata ribattezzata «l’11 settembre della Chiesa». Scandali a ripetizione emergono con violenza. Qualche mese fa, l’inchiesta dell’Investigating Grand Jury della Pennsylvania che ha accusato 301 sacerdoti di aver abusato (dagli anni 40 in poi) di oltre mille minori in sei su otto Diocesi dello Stato. Il disgusto è tale che 140 teologi ed educatori hanno chiesto in una petizione ai vescovi degli Stati Uniti di presentare le dimissioni a Papa Francesco.
In questi giorni, la bufera olandese: 20 dei 39 cardinali e vescovi avrebbero coperto abusi sessuali su minori commessi tra il 1945 e il 2010.

Stessa diagnosi in Germania: 3’677 minori coinvolti in casi di abuso da parte di 1’670 sacerdoti (dal 1946 al 2014). Questo cancro dentro la Chiesa è il risultato di una politica di copertura portata avanti da chi deteneva il potere. Invece di curare le cellule malate, si è creato il terreno fertile per una malattia forse oggi incurabile. Il danno di immagine per la Chiesa è devastante. Chi aveva il dovere di tutelare le vittime ha permesso a ‘lupi’, protetti dall’abito talare, di scorrazzare tra agnellini indifesi, tradendo la fiducia di tanti bambini e delle loro famiglie. Sotto accusa vescovi e cardinali che hanno chiuso non uno ma due occhi; non hanno denunciato il problema, ma l’hanno spostato da una parrocchia all’altra, senza coinvolgere le autorità giudiziarie. Forse per evitare recidive, ma così non era!

Oggi la Chiesa gira pagina, chiede perdono e, in una operazione di marketing senza precedenti, spalanca la porte alle vittime. L’appello delle Curie vescovili elvetiche ad annunciarsi a chiunque avesse subito abusi ha portato a 300 segnalazioni in 7 anni. Alla Diocesi di Sion sono stati identificati una decina di preti pedofili per abusi prescritti.

La Diocesi di Lugano mette a disposizione delle vittime da gennaio 2017 due professionisti (uno psichiatra e una psicologa). Quattro persone in 22 mesi si sono fatte avanti, ma un solo caso, ormai prescritto, ha fatto tutto l’iter fino al ‘risarcimento’. O in Ticino non ci sono casi di abusi insabbiati dalla Chiesa o chi li ha subiti non vuole proprio confidarsi con professionisti scelti dalla Diocesi. Non sappiamo dove sta la verità! Anche lo stesso vescovo, mons. Valerio Lazzeri, ammette, in una intervista a pagina 2, che forse occorre tentare altre strade. Ma ancora più importante per il vescovo è che «all’interno della Chiesa evolva una cultura dell’ascolto e della disponibilità a fare emergere le situazioni di difficoltà, così da poterle affrontare». Insomma, tutta la comunità religiosa è chiamata a vigilare. Un bel cambiamento di rotta.

Ricordiamo quando il parroco di Gordola fu arrestato nel 2005. Quel giorno aveva un appuntamento con una adolescente, ma era stato bloccato da una poliziotta che si era nascosta in un armadio. L’allora vescovo reagì stizzito per non essere stato informato in anticipo. Il prete fu condannato a sei mesi di detenzione per ripetuti atti sessuali con fanciulli.

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