Commento
21.06.2018 - 06:000

Papa Francesco, un comunicatore oltre il recinto

Chissà se Bergoglio coglierà al balzo la palla della sua breve visita anche per dare qualche segnale alla chiesa svizzera?

L’odierno arrivo del papa nella Ginevra di Calvino suscita parecchio interesse. Non c’è mass media che non ne abbia riferito. Non tanto per la portata della visita, visto che al centro c’è l’incontro con le altre chiese cristiane raccolte nel Consiglio ecumenico: un incontro a ‘porte chiuse’, al quale seguirà poi la messa al Palexpo alla presenza di oltre 40mila fedeli e un momento ufficiale col presidente della Confederazione Alain Berset accompagnato dai ministri Ignazio Cassis e Doris Leuthard. Quanto, più in generale, per l’interesse suscitato dalla figura/statura dell’attuale pontefice, capace come pochi leader, nella modernità dei tweet, di comunicare con il popolo di fedeli cattolici e non soltanto. Una comunicazione fatta spesso di immagini in grado di permettere al messaggio dei vangeli di riproporsi ‘urbi et orbi’ anche a duemila anni dalla morte di Cristo. Una dote non scontata, visto che quando partecipiamo ad un culto religioso spesso e volentieri notiamo quanto l’officiante sia distante dai fedeli, ‘rifugiandosi’ dietro formule e riti che ai più dicono sempre meno. Bergoglio, comunicatore istintivo, sa invece molto bene quanto sia necessario puntare sull’incisività, raggiungendo così indistintamente credenti e non. Talento questo che è ancor più apprezzato, visto che su tanti fatti grandi e piccoli è lui il primo a dare l’esempio. Del resto, non per nulla, ha voluto attribuire un significato forte e speciale al suo pontificato, scegliendo il nome di Francesco, conducendo una vita all’insegna della semplicità.

Su un piano più interno, cioè più squisitamente svizzero, sarà poi interessante verificare se il papa coglierà l’occasione del pellegrinaggio in terra elvetica anche per rivolgersi più concretamente ai credenti svizzeri, che in talune occasioni hanno dato non poco del filo da torcere a Roma. In particolare dalle parti di Coira, dove, da qualche decennio ormai e di tanto in tanto, sale la tensione e si riattizzano alcuni dissidi, che immancabilmente si manifestano in bracci di ferro fra una parte della comunità dei credenti (quella più progressista) e il Vaticano. Infatti, la chiesa romana ha voluto alla testa di quella diocesi pastori che prima o poi sono stati aspramente contestati, anche pubblicamente, da una parte crescente dei credenti. Base che – aspetto che in Svizzera interna ha il suo peso – allo stesso tempo subisce per osmosi le influenze del contesto socio-religioso in cui vive. Un contesto nel quale la chiesa riformata ha indubbiamente un suo peso. A cosa ci riferiamo? Beh, al fatto che la chiesa protestante, rispetto a quella cattolica, è molto più autonoma nei confronti dell’autorità, e che i riformati sono più aperti nel percepire le istanze che provengono dal basso, ovvero da una società civile in perenne mutamento. In definitiva, ci par di capire che, siccome la città eterna è lontana da Coira, desidera presidiare quel confine fra il mondo cattolico e quello protestante, eleggendo vescovi particolarmente rigidi e persino ultraconservatori. Ma – ecco il nodo – a questo profilo dell’autorità scelta non corrisponde la sensibilità di una parte della comunità locale, che per forza di cose dialoga con una certa facilità anche con comunità diverse, condividendo esperienze.

Chissà se papa Francesco coglierà al balzo la palla della sua breve visita anche per dare qualche segnale alla chiesa svizzera? Anche da questo punto di vista, oltre che come detto per la sua abilità comunicativa fuori dal recinto cattolico, la visita di oggi si presta a particolari attese e attenzioni. Staremo a vedere. Comunque sia l’effetto simpatia del papa venuto da lontano è scontato.

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