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26.04.2018 - 06:000

Alberi contro gramigna

Oggi s'inaugura al Ciani il Giardino dei Giusti: sarà più giusto se, non soltanto renderà omaggio agli interpreti di una tradizione umanitaria, ma se saprà pungolarci anche sull’impegno civile che guarda avanti

Nel pomeriggio di oggi viene inaugurato al Parco Ciani di Lugano il Giardino dei Giusti. Nell’area che si trova fra la Biblioteca cantonale e il lago sono stati piantati quattro alberi e verranno scoperte targhe commemorative per omaggiare Francesco Alberti, Carlo Sommaruga, Anna Maria Valagussa e Guido Rivoir. Ticinesi che hanno contrastato l’oppressione o salvato vite di chi era perseguitato. L’intento è quello di ricordare persone che in periodi bui della storia, facendo parte della società civile, hanno dato il loro contributo, condannando i totalitarismi, dando accoglienza e rifugio ai perseguitati e ‘anteponendo le ragioni della coscienza e della solidarietà umana alla logica della ragion di Stato’. Un esercizio di memoria necessario per rammentare, soprattutto ai più giovani, che Lugano (e il Ticino) è stato terra d’asilo per i perseguitati italiani e non solo. Un esercizio non banale, in particolare in questi tempi di inquietanti ritorni all’ostentazione di simboli uncinati e fascisti in diverse parti d’Europa. Anche vicino a noi.

Sarà una coincidenza ma, proprio mentre scriviamo queste righe, sui due maggiori quotidiani italiani sono apparsi in prima pagina due articoli che parlano dell’oblio. Su ‘Repubblica’ Michele Serra firma la sua rubrica (L’Amaca) con un pezzo intitolato ‘Il 25 aprile e la solitudine del partigiano (ndr Di Maio)’; e sul ‘Corriere della Sera’ Massimo Gramellini racconta del ‘partigiano Di Maio’. Cioè di un partigiano di 92 anni, Mario Di Maio, che è stato invitato a tenere a Roma un discorso sulla Resistenza a duecento studenti e pensionati. La sala, però, tranne due sedie occupate (dall’assessora e dalla sua segretaria), si è presentata desolatamente vuota. Cosa ha quindi fatto Di Maio? Il giornalista ci dice che ‘ha preso posizione al centro del palco e ha declamato alle sedie vuote una poesia sul bombardamento di San Lorenzo: «Suonano le sirene, che dolore / Ognuno s’arifugia in un portone / tra qualche istante senti già sparare / e qualche bomba cade a precisione»... Poi, scrive sempre Gramellini, ha salutato il nulla e se n’è andato, non prima di aver indicato il nuovo nemico a cui opporre Resistenza. La ‘sciatteria’.

Se il motivo del disertato appuntamento fossero solo la sciatteria e il carente impegno di chi ha organizzato l’evento nel pubblicizzarlo, già ci sarebbe poco da stare allegri. Ma che dire se, madre dell’assenza, fosse invece l’indifferenza? Il chissenefrega, rispetto a un periodo passato finito nei libri di storia? Un periodo che persino agli studenti non dice più di tanto? Idem per le sue grandi lezioni di resistenza civile contro la barbarie al potere?

Ecco, il nostro auspicio è che gli alberi del Ciani e le targhe possano parlare al cuore e alla mente delle generazioni di oggi. Parlare spalancando gli occhi sulle persecuzioni di ieri, affinché si possano individuare per tempo i semi della gramigna totalitaria che potrebbe ricrescere. Insomma, il Giardino dei Giusti sarà più giusto se non soltanto renderà omaggio agli interpreti di una tradizione umanitaria, ma se saprà pungolarci anche sull’impegno civile che guarda avanti. Alberi contro gramigna.

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