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26.01.2018 - 06:20
di Davide Martinoni

A San Donato si guarda in bocca

Dopo la partenza obbligata della direttrice della casa anziani

A Casa San Donato di Intragna l’aria era irrespirabile già nell’estate del 2010, un anno e mezzo dopo l’entrata in carica della nuova direttrice (ora “dimissionata”). Testimonianze rese alla ‘Regione’ riferivano di suoi frequenti scatti d’ira, di una scarsa propensione al dialogo, di continui rimproveri in pubblico ai dipendenti e di una preoccupante disinvoltura nella distribuzione di ammonimenti. Un impiegato parlava di “regime del terrore”, un altro di una “situazione allo sbando”, un terzo di “totale mancanza di rispetto verso la manodopera”. La casa per anziani centovallina aveva subito, nell’anno precedente, un repulisti generale: 19 nuove assunzioni, 12 uscite per imprecisati “motivi diversi”, 2 spostamenti interni, 9 disdette spontanee e 2 licenziamenti.

Una rivoluzione interna che l’allora presidente del Consiglio di fondazione, Giorgio Pellanda, giustificava con la necessità di “un cambio di rotta in nome della qualità”. Nemmeno aveva ritenuto opportuno andare a fondo nella questione l’Ufficio anziani, per il cui direttore ciò che si stava verificando non rappresentava un caso, non essendoci “segnali di portata tale da indurci ad interessarcene in modo particolare”. Tanto più che “i rapporti fra la direzione di una casa per anziani e il personale sono regolati dal Ccl, che nel settore è abbastanza avanzato e che riflette le condizioni di lavoro dei dipendenti dello Stato”. Rispetto del Ccl che “è a carico della direzione dell’ente proprietario”.

Insomma, un cane che si morde la coda.

Negli anni seguenti, puntualmente, nuove segnalazioni singole o di gruppo avevano mantenuto vivo il nostro interesse per la situazione e il destino del personale della casa anziani. Ma tutti i tentativi di coinvolgere criticamente il Consiglio di fondazione – nel frattempo rinnovato, anche alla presidenza, con il nuovo sindaco di Centovalli Ottavio Guerra – venivano sistematicamente rimbalzati, se non ignorati. Emblematico, in questo senso, quanto successo nel febbraio dello scorso anno, quando dopo ulteriori partenze indotte e un nuovo coro di accuse contro i metodi della direttrice, Guerra, da noi contattato per una presa di posizione super partes, ci aveva richiamato in modalità “vivavoce”... dall’ufficio della direttrice.

Poi, finalmente, la svolta, con l’intervento dell’Ufficio del medico cantonale e l’audit indipendente commissionato al Laboratorio di psicopatologia del lavoro, che ha sentito tutti gli attuali impiegati, più una decina di ex dipendenti. Ebbene, ad audit non ancora consegnato (dicembre 2017) lo stesso Guerra aveva scritto ai familiari e ai rappresentanti legali degli anziani ospiti sostenendo che “il Consiglio di fondazione si è sempre distanziato e stigmatizza ancora gli attacchi mediatici rivolti al San Donato, alla sua direzione e, quindi, anche alle collaboratrici e ai collaboratori che vi lavorano”. Si è trattato, aggiungeva, “di interventi ingiusti e di tentativi – comunque falliti – di destabilizzare la struttura”. Si è visto com’è andata a finire. Così, assieme alla direttrice, congedata per non aver saputo capire, dovrebbe farsi da parte anche chi non ha saputo, o voluto, vedere.

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