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28.12.2017 - 10:000
Aggiornamento : 10:45

Il segreto dei Frontaliers

I Frontaliers hanno battuto Star Wars al botteghino. Un risultato non inatteso: vuoi perché il colossal hollywoodiano era già nelle sale da un po’, vuoi perché nel periodo natalizio il pubblico cinematografico è diverso da quello del resto dell’anno e cerca principalmente svago e divertimento, vuoi perché le produzioni legate al territorio incuriosiscono sempre, ci si aspettava che la commedia con protagonisti la guardia di confine Loris J. Bernasconi e il frontaliere Roberto Bussenghi avrebbe superato, nei cinema ticinesi, l’ultimo capitolo della saga di Guerre Stellari. Del resto, due anni fa sempre Star Wars venne superato da ‘Qua Vado?’ di Checco Zalone il cui film precedente, ‘Sole a catinelle’ del 2013, venne a sua volta battuto nel Nordest dal friulano ‘Zoran, il mio nipote scemo’ con Giuseppe Battiston e il “nostro” Teco Celio, curiosamente interprete anche di ‘Frontaliers disaster’.

Tuttavia stupisce, per i Frontaliers, l’ampiezza della vittoria: con oltre 7500 spettatori, ha praticamente doppiato ‘Star Wars: Gli ultimi Jedi’, “fermo” a tremila spettatori. Un successo che non si spiega solo con i motivi evidenziati prima (cioè l’effetto novità, il periodo natalizio e la curiosità per le produzioni locali). Un altro fattore da prendere in considerazione è la qualità del film diretto da Alberto Meroni e prodotto da Inmagine Sa e Rsi: è, seppur con i limiti di una produzione locale, un bel film, che riesce ad andare oltre le scenette comiche. Ma lo stesso si può dire di altre “fatiche cinematografiche” ticinesi, non solo documentaristiche, per cui c’è anche dell’altro. Come la popolarità della coppia Bernasconi/Bussenghi – e dei loro interpreti Paolo Guglielmoni e Flavio Sala – che da più di dieci anni divertono il pubblico, facendo oltretutto ironia (e autoironia) su un tema caldo come quello dei frontalieri, per quanto sempre evitando accuratamente di fare satira politica.

Siamo insomma di fronte al classico caso “più unico che raro”, per cui non si può certo festeggiare la trasformazione del Ticino in cantone cinematografico, sia per chi il cinema lo vede, sia per chi il cinema lo fa. Qualche indicazione la si può comunque trarre, da questo successo. La prima riguarda le sale cinematografiche, da anni alle prese con un generale calo degli spettatori. Colpa, si dice, dei prezzi troppo alti e della concorrenza dell’offerta online. Eppure vediamo che se al cinema arriva qualcosa di un po’ originale che si discosta dalla solita programmazione, il pubblico in sala ci va, anche senza “barare” con il biglietto a 5 franchi della Giornata del Cinema. Una seconda riflessione riguarda la realizzazione del film; si è accennato ai limiti di una produzione locale, limiti innanzitutto di competenze e di professionalità: un aspetto sul quale varrebbe la pena investire, ad esempio a livello di Ticino Film Commission. Ci sarebbe poi da riflettere sulla collaborazione pubblico/privato che ha portato alla realizzazione del film, pensando anche a imminenti votazioni, ma per adesso limitiamoci a ridere con i Frontaliers: per la politica c’è tempo.

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