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La necessità dell’educazione sentimentale

Non possiamo restare in silenzio dopo l’ennesimo femminicidio avvenuto pochi giorni fa in Italia. Giulia è stata uccisa dall’ex fidanzato Filippo, non perché lui sia un mostro, come molti media si limitano a riportare, ma perché è figlio della società patriarcale in cui ancora viviamo. Una società che opprime, discrimina e controlla le donne. Catcalling, molestie fisiche e verbali, discriminazioni, sono solo alcuni esempi delle molteplici forme di violenza che le donne subiscono, e il femminicidio è in cima alla piramide. Giulia poteva essere nostra sorella, nostra cugina, nostra amica. Non possiamo più ascoltare storie come queste, bisogna da subito educare i figli su come comportarsi con le donne e che non sono ‘proprietà’ dell'uomo. Dobbiamo condannare ogni uomo che commetta una qualsiasi discriminazione contro una donna. Giulia è la centoseiesima vittima di femminicidio in Italia da inizio 2023, in Svizzera se ne contano 15. Giulia non è morta per colpa di un ‘pazzo’, ma per colpa della nostra cultura che si basa su stereotipi e su un’idea di possesso e supremazia maschile. È importante fornire alle donne vittime di violenza i mezzi per potersi tutelare, ma lo è altrettanto riconoscere che la colpa non è mai la loro, bensì di chi la violenza la esercita. Per questo tutti gli uomini devono prendere consapevolezza, assumersi la loro responsabilità e agire di conseguenza per cambiare questa cultura patriarcale. Perciò è fondamentale che venga finalmente istituita un’educazione di genere, sessuale e affettiva nelle scuole. È necessario rendere consapevole la popolazione attraverso campagne di prevenzione alla violenza di genere, ed è inaccettabile che il Consiglio federale pochi giorni fa abbia deciso di non sostenerla.

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