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11.11.2022 - 07:23
Aggiornamento: 16.12.2022 - 13:05

L’inganno delle deduzioni fiscali

di Carmen Vaucher de la Croix, economista
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Ben chiarisce Ivo Durisch, nell’articolo apparso sulla Regione il 5 novembre dal titolo "A maggior beneficio di chi non ne necessita", quanto sia inappropriato e inefficace cercare di introdurre elementi di politica sociale nella fiscalità, a meno di procedere in tutt’altro modo rispetto a quanto proposto dall’iniziativa parlamentare denominata "Deducibilità dei premi di cassa malati dei figli". È quantomeno sorprendente che si facciano ancora proposte estemporanee di aumento di deduzioni tramite la fiscalità spacciandole come un aiuto efficace e sensato per ridurre l’onere di imposta, creando l’aspettativa di una minore spesa che possa compensare gli aumenti dei costi di varia natura.

Gli esempi portati nell’articolo citato dimostrano, ancora una volta, che agire sulle deduzioni fiscali ha un impatto molto ridotto sul risparmio di imposta e non raggiunge nessun obiettivo sociale. Non si capisce come non venga evidenziato che un aumento di una deduzione fiscale non corrisponde a una diminuzione equivalente dell’imposta da pagare. Si diminuisce il reddito imponibile ma l’impatto sull’onere di imposta rimane minimo. Gli esempi portati da Durisch parlano chiaro: 9 (nove) franchi di riduzione di imposta per una famiglia con due figli con un reddito imponibile di circa 53’000 franchi, 650 franchi per chi ha un reddito attorno al milione di franchi. Occorre anche ricordare che, nel 2020, il 26% di tutti i contribuenti era esente da imposte. Si tratta di persone e famiglie che hanno un reddito basso e che si trovano al di sotto del reddito imponibile minimo. Per tutti questi contribuenti agire sulle deduzioni fiscali ha forzatamente sempre un effetto del tutto nullo. Si legge che l’iniziativa andrebbe a favore del ceto medio, ma non si parla di cifre. Soprattutto, non si dice che non solo il ceto medio beneficerebbe di una esigua riduzione di imposta che non raggiungerebbe l’obiettivo auspicato, ma che ne beneficerebbero anche i contribuenti molto più abbienti, addirittura in misura maggiore in virtù della progressività delle aliquote fiscali. Il risparmio d’imposta per il ceto medio non è certo tale da compensare l’incidenza dei premi di cassa malati e men che meno i futuri aumenti degli stessi. Inoltre, senza le deduzioni e, quindi, senza la perdita di gettito fiscale che complessivamente è importante, lo Stato potrebbe ampliare la platea dei beneficiari di prestazioni sociali (in particolare di riduzione dei premi), facendo un vero discorso di ceto medio. Vien dichiarato dai proponenti che le conseguenze per le finanze pubbliche (cantonali e comunali) sarebbero sopportabili. In questo momento l’Ente pubblico è chiamato a fronteggiare le conseguenze delle crescenti difficoltà economiche e sociali della popolazione e delle aziende: aumento dei costi della salute, bassi salari non adeguati all’inflazione con conseguenze sul ricorso agli aiuti sociali, sostegni alle aziende in difficoltà, per citarne alcune, ed è chiaro che non è il momento di ridurre ulteriormente le entrate fiscali. A maggior ragione ora che incombe il vincolo del pareggio di bilancio. Agire sulla fiscalità attraverso la leva delle deduzioni per fare politica sociale non ha quindi alcun impatto sulle persone e le famiglie più bisognose, a basso reddito, esenti da imposte; ha un’incidenza modesta sui redditi medi e favorisce sempre e in proporzione crescente i redditi alti, a causa del principio della progressività dell’imposta sulle persone fisiche. Il beneficio sull’imposta di un aumento delle deduzioni è minimo o nullo proprio per quei contribuenti maggiormente esposti all’impatto degli aumenti dei prezzi in generale e dei costi dei premi di assicurazione contro le malattie. L’impatto, invece, sulle finanze pubbliche, risulta complessivamente importante e va a sottrarre risorse che potrebbero invece venir impiegate in modo mirato e oculato. L’unico modo per permettere, tramite la fiscalità, di garantire un reale sgravio dei contribuenti, è quello di dedurre dall’imposta dovuta il costo della voce che si vuole sgravare, così come fatto nell’Imposta federale diretta che, oltre alle deduzioni, prevede una deduzione dall’imposta ottenuta di fr. 250 per figli o persone bisognose a carico.

Resterebbero tuttavia sempre esclusi dal beneficio di una riduzione coloro che le imposte non le pagano, ma che devono anch’essi sopportare la spesa in questione. Proporre una revisione delle deduzioni fiscali è sempre possibile ma andrebbe fatto secondo modalità che tengano conto degli effetti diretti sui contribuenti e complessivi sulle entrate fiscali, e facendo delle valutazioni serie e complete di tutto il sistema di deduzioni. Riflettere sui sistemi ridistributivi che raggiungano risultati auspicati, aiutando i bisognosi in modo proporzionale ed equo, è più complicato di quanto si voglia far credere proponendo ricette semplici e banali il cui unico effetto è compromettere la capacità dello Stato di far fronte ai propri compiti senza che la popolazione e le aziende in difficoltà ne traggano il minimo beneficio.

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