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03.08.2022 - 07:33

Per una neutralità credibile

di Arnaldo Alberti
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Ti-Press

Nell’edizione dello scorso18 luglio di questo quotidiano si annunciava l’intenzione del Presidente della Confederazione Ignazio Cassis di redigere un rapporto destinato al Consiglio federale per una neutralità elvetica "meno rigida". Il governo svizzero dovrà analizzare l’opportunità di fornire armi all’Ucraina e l’eventuale "adesione parziale e collaborativa" all’alleanza atlantica. La Svizzera interrompe così una politica secolare e si sottomette all’imperialismo americano. La Nato è un organismo il cui comando supremo è esercitato esclusivamente da un ufficiale statunitense. Ciò va ben oltre l’oltraggio dell’ingiunzione d’accettare sentenze di giudici stranieri, proposta o imposta dall’Unione europea.

Abbiamo avuto recentemente un esempio clamoroso di come l’imperialismo, indipendentemente da chi lo esercita, corrompe la persona dell’imperatore o di chi, imitando il Bonaparte, vuole elevarsi a questo ruolo. I presidenti Biden e Macron, in cambio di un carico di petrolio, stringono le mani del principe Mohammad bin Salman, mandante dell’omicidio del giornalista saudita Jamal Khasoggi, assassinato e fatto a pezzi nell’ambasciata del suo paese a Istanbul. Non sono bastati l’illuminismo, la rivoluzione francese del 1789 e i moti rivoluzionari del 1848 per estirpare definitivamente un’aristocrazia che attualmente si ripresenta come l’idra, il feroce mostro della mitologia greca. Oggi gran parte del pianeta è subordinato a un regime totalitario d’assolutismo capitalista, retto da oligarchi, politici o baroni che cancellano la storia e i princìpi fondanti degli Stati cosi detti democratici, compresa la nostra Confederazione quando mutila il sacro diritto di referendum per opporsi all’acquisto in America, di aerei da combattimento compatibili con quelli della Nato. Si trascura il fatto che alla base dell’edificazione nel nostro Stato vi è un secolare anti-imperialismo.

Nel XIX secolo il mito di Guglielmo Tell, celebrato dall’opera di Gioacchino Rossini, fu acclamato nei teatri di tutta l’Europa. Il libretto fu tratto dal dramma omonimo (1804) del grande poeta e filosofo Friedrich Schiller. La filosofia di Schiller ha come punto centrale il senso tragico della libertà che l’uomo deve, tramite il sentimento del sublime, realizzare, opponendosi al destino, con la faticosa ricerca di una realizzazione armonica della sua personalità nella realtà storica. È opinione dei media, supportata sorprendentemente anche da una snaturata Nzz quando segue supinamente le orme dell’italiano Corriere della sera, che nessun "occidentale" può sottrarsi all’obbligo d’aderire all’impero americano, d’odiare Putin e il popolo russo, senza incorrere nello scherno generalizzato. Gli Stati Uniti, in sostituzione di un cattolicesimo delle chiese vuote, impongono una nuova fede dogmatica del bene e del male alle persone e alla politica degli Stati a loro soggetti. Anche Cassis crede in un immaginario mondo "occidentale" destinato a combattere vittoriosamente un male, inventato dai presidenti statunitensi. Il nostro ministro degli Esteri ha restituito il passaporto italiano mantenendo tuttavia il vizio di un prorompente opportunismo, diffuso in un Bel paese occupato militarmente, da oltre mezzo secolo, dagli Usa. Al nostro Presidente non interessano le pregevoli virtù, suggerite da una cultura umanista tutta italiana, fondata sull’etica espressa dalle opere della triade di Boccaccio, Dante e Petrarca. Il solo modo di sottrarsi al dominio imperiale russo o americano, esercitato da due superpotenze, nella sostanza degli obiettivi e nella prassi politica molto simili fra loro, è la neutralità o il non allineamento novecentesco.

Deprimente è tuttavia il risultato di un esame franco e sincero della nostra situazione culturale e linguistica. Delle tre lingue imperiali parlate nella Storia: il latino, il francese e l’inglese, predominante è rimasta solo l’ultima. La diffusione dell’idioma anglosassone e la contaminazione delle nostre tre lingue ufficiali con infiniti anglicismi, dimostrano come, basandosi sulla diffusione coloniale a tappeto di una lingua e la relativa cultura, gli Stati Uniti hanno fondato ed esercitano su di noi il loro dominio e il conseguente potere imperiale.

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