29.04.2022 - 07:27

Divario tra Nord e Sud del mondo

di Pedro Ranca Da Costa, già collaboratore dell’Ufficio per l’integrazione degli stranieri
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L’Africa è il continente più bello, affascinante, misterioso e sensibile al mondo, ma è il continente in cui il colonialismo europeo ha mostrato il suo lato peggiore. L’Africa è stata sfruttata unicamente come una miniera di risorse naturali, non è mai avviato dagli europei un processo di sviluppo delle istituzioni politiche e sociali, come invece e stato fatto in altri Paesi come l’India o America Latina.
Sicuramente, ed è un dato di fatto, il colonialismo ha sfruttato in maniera ignobile l’Africa (e non solo l’Africa), sia di risorse umane e sia di materiali.

Quali sono le cause fondamentali di sottosviluppo, in Africa subsahariana:
1) La religione animista, che tiene l’africano, anche istruito e modernizzato nel livello di vita, prigioniero di superstizioni venefiche, malocchio, tabù, timore di vendette, culto degli spiriti con violenze e crudeltà inaudite anche sull’uomo.
2) L’analfabetismo e la mancanza di scuole. In media gli analfabeti sono sul 40 per cento degli africani e con gli "analfabeti di ritorno" si supera il 50. In molti villaggi dell’Africa rurale le scuole in genere valgono poco, spesso con 60-80 alunni per classe, senza libri, quaderni, strumenti didattici. Lo stesso si può dire della sanità.
3) Il tribalismo e la corruzione ad ogni livello della vita pubblica, fino ai minimi livelli. Il potere politico e ogni altro potere pubblico sono in genere intesi come occasione per arricchirsi e aiutare la propria famiglia, il villaggio, l’etnia.
4) I militari sono la prima casta di potere, controllano la politica e l’economia, abusano della forza in tanti modi (anche facendo guerre tribali o territoriali), sono implicati in commerci illegali a favore di importatori stranieri eccetera.

Perché è il continente più povero?
Per questo motivo all’uscita dalla colonizzazione tutti gli Stati africani si sono ritrovati a fare i conti con un’economia arretratissima, ferma in sostanza all’età della pietra, basata esclusivamente sull’agricoltura e la pastorizia in mondo ormai economicamente molto più sviluppato. L’ingresso nel mercato mondiale ha rovinato l’economia africana, che per secoli si era retta sui meccanismi tradizionali di equilibrio tra popolazione e disponibilità delle risorse. Tutt’oggi i Paesi più ricchi sfruttano il debito dei Paesi africani per avere concessioni nello sfruttamento delle risorse più preziose, delle materie prime. Si sono accaparrati le risorse naturali e hanno persino schiavizzato e deportato intere popolazioni. Oggi i proprietari delle risorse africane sono perlopiù multinazionali estere. L’accesso ai beni primari è garantito da regole simili a quelle "occidentali": se hai soldi ti do da mangiare sennò, nisba. La popolazione dei Paesi in via di sviluppo trae pochi benefici, perché ciò che producono le multinazionali viene esportato. La potenza delle multinazionali a volte è cosi rilevante che esse riescono ad imporre i propri interessi ai Paesi in cui sono localizzate e in qualche caso a superare il Pil del Paese in cui operano. Esempio emblematico di questa situazione è quello della vendita delle terre a Paesi non africani che le usano poi per coltivare prodotti destinati solo ad essere esportati mentre le popolazioni locali continuano a soffrire la fame. È vero che qualcosa si muove, la classe media si sta lentamente ingrossando ma è un processo limitato e molto al di sotto di quelle che sarebbero le potenzialità del Paese.

Per colmare il divario tra Nord e Sud del mondo si dovrebbero verificare alcune condizioni non facilmente realizzabili: uno sviluppo economico a ritmi sostenuti e distribuito in maniera più equa, gli organismi internazionali dovrebbero adottare precise strategie d’intervento. Quale movimento, quale dirigente sarà capace di sfruttare l’energia popolare e i punti di forza del continente, affinché esso diventi veramente attore del proprio destino? Dopo secoli di dominazione, l’Africa saprà diventare indispensabile a se stessa.

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