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21.04.2022 - 08:51

Sinistra storica adattamento e catarsi

di Roberto Kufahl, Grumo di Torre
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A me pare che i salariati accomodanti, sedotti dal consumo e servi di visioni ristrette hanno ridotto quel concime tradizionale alla sinistra storica, moderata e radicale, che ha smesso di essere fertile. In Europa operai, impiegati a reddito basso, disoccupati e precari votano a destra. Il concetto è moderno e risalente al 1789 quando piccoli produttori, commercianti e contadini si ribellarono all’aristocrazia e al clero dominanti. Oggi parlerei di tre piani della sinistra: la sinistra della gente, la sinistra del soggetto, la sinistra dei capi istituzionali. La prima è quella moltitudine di salariati che accusano insofferenza rispetto alla costrizione funzionale del binomio produrre-consumare; la seconda è il singolo individuo convinto di volere una certa autonomia nel lavoro e nella vita; la terza sono i dirigenti di partiti e sindacati.

Va subito detto che i ripensamenti che si impongono sono trasversali e che i compiti che affiorano sono irriducibili: ridistribuzione della ricchezza, inclusione sociale, transizione ecologica. Dunque essi non incidono solo nel pensiero di chi vota a sinistra, ma anche di cittadini che sono a sinistra senza saperlo. Va detto che l’azione politica per riuscire deve essere collettiva – come ribadisce Silvano Toppi –, ma che la procedura della delega ha il suo rovescio nel lento deterioramento delle motivazioni individuali. Infatti, per esempio, se le donne che rivendicano la parità salariale lasciano da parte il coraggio sul posto di lavoro, la situazione discriminante durerà a lungo. Va detto che i capi istituzionali, considerati i temi trasversali che la complessità sociale non risparmia a nessuno, devono mettere in pratica l’ascolto prima della sensibilizzazione. Ci sono contenuti che perfino accomunano i "reazionari" e i "progressisti": ogni manicheismo è da eliminare. C’è poi quella situazione dei nuovi modi di lavorare che affligge sia i lavoranti meno scolarizzati sia quelli qualificati: i sindacati dovrebbero finalmente essere più solleciti, darsi più strumenti e riorganizzarsi, provare a creare sostegno ai soggetti ormai troppo numerosi che escono dai parametri classici, oppressi da condizioni di precariato, lavori su chiamata, lavori a disponibilità incondizionata, situazioni di freelance coatti, connessione illimitata del lavoro in rete.

Scriveva Freud: "La civiltà è qualcosa che fu imposto a una maggioranza recalcitrante da una minoranza che aveva capito come impossessarsi del potere e dei mezzi di coercizione". Scrive Peter Sloterdijk che siamo conquistati e combattuti dalla "lotta furiosa contro l’emergere della complessità". Donde ecco la percezione generale che il nostro produrre e vivere comporta il susseguirsi e l’annullarsi di certezze pragmatiche, forme binarie d’interpretazione fra economia e socialità, condizionamenti sistemici, economicismo di fondo, quant’altro ancora. Contenuti nuovi appesantiscono anche la vecchia coppia oppositiva lavoro e capitale, per cui lo schema destra/sinistra è effettivamente più complicato di prima. E il fatto che vige il primato dell’economia sulle altre sfere della società, degrada la democrazia a ruolo gregario, influente di rango secondario con funzione samaritana.

Per rilevare il problema ambientale qui lo spazio scarseggia. Basti citare due voci autorevoli: Bruno Latour, che insiste per integrare il Locale (valori vecchi ma buoni), il Globale (la modernizzazione) e il Terrestre (la Terra con le sue reazioni alle azioni umane) – Tracciare la rotta, come orientarsi in politica; Serge Latouche, che spiega come la sovracrescita economica si scontra con la finitezza della biosfera – Breve trattato sulla decrescita serena. È opportuno informarsi dai verdi. Ma tutta la qualità del discorso della sinistra si auspica seducente, accattivante per le giovani generazioni che cercano una partecipazione creativa e il più possibile autonoma, tale da permettere di credere nel proprio progetto di vita, non da ultimo con uno sguardo all’utopico: ciò che il presente deve permettersi d’immaginare. Cornelio Castoriadis ha scritto: "Per investire, caricare affettivamente la libertà e la verità, bisogna che esse siano già emerse come significati immaginari sociali". Il popolo di sinistra si mostra di una preoccupante piega adattiva quando non arrischia qualche visione del mondo ancora inedita.

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