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26.02.2022 - 14:53

I socialisti e l’onda verde

Come la storia insegna, l’unità ha vita breve, specie a sinistra, campo in cui la somma delle forze non dà mai il risultato auspicato

di Orazio Martinetti
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Più verde

Invocata, declamata, ribadita. Ma poi regolarmente disattesa: è la parola "unità", premessa e promessa di ogni campagna elettorale, vitamina energizzante di ogni appello e mobilitazione. Di fatto, come la storia insegna, l’unità ha vita breve, specie a sinistra, campo in cui la somma delle forze non dà mai il risultato auspicato. Due più due non fa mai quattro, ma tre, se va bene. Troppe le defezioni, troppi i malumori al momento del voto.

La destra affronta la questione con meno drammaticità. Di solito, come si dice oggi, "trova la quadra" intorno ai temi che le stanno a cuore. In Ticino Udc e Lega potrebbero benissimo, fin da subito, costituire un partito unico, nessuno si stupirebbe al netto delle ambizioni personali. Gli interessi uniscono, gli ideali dividono.

A sinistra raggruppare le forze e formare alleanze è stato da sempre problematico. In questo spicchio dello schieramento politico si ha spesso l’impressione che le divergenze prevalgano sui tratti comuni. Del contrasto "genetico" tra Ps e Mps abbiamo già parlato. Le due strade sono destinate a non convergere prima del 2 aprile 2023 e, visti i precedenti, nemmeno dopo. Meno impervia è invece la via che porta all’accordo rosso-verde, sulla base delle collaborazioni e delle intese esperite durante la corrente legislatura, anche su argomenti non strettamente ambientali. Ma è un traguardo recente, raggiunto dopo aver consegnato agli archivi diffidenze reciproche e sospetti.

L’ascesa dei Verdi

Ai Verdi si è sovente mosso il rimprovero di essere un partito monotematico, ossia di occuparsi unicamente di ecologia, natura, biodiversità, animali, e di non allargare lo sguardo ai fattori strutturali, ossia alle cause prime che determinano gli squilibri del "modo di produzione capitalistico". Il che è stato probabilmente vero agli inizi del movimento, negli anni 60-70 del Novecento, allorché le battaglie da condurre riguardavano il nucleare, lo stoccaggio delle scorie radioattive, le piogge acide, la morte dei boschi, l’inquinamento delle acque. Ora non è più così, l’ecologismo è maturato incorporando anche istanze provenienti da altre sponde ideologiche. Anzi, in molti casi i rapporti di forza si sono invertiti, soprattutto tra i giovani, molto più sensibili alla questione ambientale delle vecchie generazioni, cresciute nel mito del progresso indefinito. Adesso tocca alla sinistra recuperare il ritardo, aggiornare la sua cultura politica; una tradizione che troppo a lungo ha ignorato le ripercussioni dell’industrialismo sulla natura e sulla qualità di vita delle persone. Nel catalogo che accompagna la mostra attualmente in corso a Berlino su "Karl Marx e il capitalismo", il teologo Bruno Kern evidenzia proprio questo aspetto: l’assenza, nell’elaborazione marxista, di una teoria sensibile ai risvolti distruttivi della modernità: fatto che nella lunga stagione del "socialismo reale" ha impedito di vedere i disastri provocati da una concezione impregnata di prometeismo (laghi avvelenati, steppe contaminate, stabilimenti e impianti militari abbandonati).

Il pensiero della differenza

L’altra sfida al socialismo storico proviene dal neofemminismo, o femminismo 2.0. In passato i socialisti sono stati in prima fila nel sostenere i postulati delle donne: diritto di voto, parità salariale (un po’ meno le quote rosa). Al cospetto del "pensiero della differenza" sono invece in difficoltà, perché tale orientamento scardina lo schema binario maschile/femminile, arricchendolo ma anche complicandolo. Non è infatti scontato che la differenza (sessuale, ma non solo) si accordi con l’"égalité" rivendicata sul terreno dell’economia e della politica; anzi, il più delle volte, le neofemministe scompaginano le coordinate classiche, sganciandosi dal mondo del lavoro e dalle lotte sindacali. Le loro riflessioni hanno come tema l’identità di genere, le famiglie arcobaleno, la sfera educativa ed affettiva, le minoranze etniche discriminate o respinte, la difesa degli animali, l’alimentazione vegetariana: tutti temi che appartengono alla dimensione culturale, alla vita felice o "eudemonia". Un’iniziativa come il "Matrimonio per tutti" sarebbe stata impensabile fino a qualche anno fa.

Socialisti in difficoltà

Finora il socialismo ticinese è riuscito a salvare il proprio seggio in Consiglio di Stato. Ma con sempre maggior fatica da un quadriennio all’altro. La concorrenza dei Verdi è palpabile, non formano più un gruppuscolo sparuto e isolato, ma un partito radicato nella società e presente nei consessi (legislativi ed esecutivi) comunali, cantonali e nazionali. Manca solo il salto in Consiglio federale. Per di più veleggiano in sintonia con lo "spirito del tempo" a fianco dei giovani di "Fridays for Future". Una cosa è certa: il Ps dovrà ripensare a fondo il proprio bagaglio teorico-culturale se vorrà riaffermarsi come forza trainante della sinistra ticinese.

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