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Louis Jucker (Keystone)
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10.10.2021 - 20:48
Aggiornamento: 11.10.2021 - 14:21
di David Marín

Vivere dove la vita è un’altra musica

«Le coincidenze non esistono, le coincidenze si osservano» mi diceva mio nonno, invitandomi a non tirare conclusioni sbilenche a causa di fatti solo apparentemente connessi, allenando allo stesso tempo lo spirito di osservazione, alla ricerca di forme e dati che avrebbero potuto combaciare.
Sarà stato un algoritmo, il caso o vai a sapere quale regola assegnata a questa parte di universo: sta di fatto che ho visionato il video, disponibile online, dei Premi svizzeri della musica, assegnati dall’Ufficio federale della cultura il 17 settembre scorso, al LAC di Lugano. Una prima per il Ticino.


Tra gli artisti che hanno ricevuto il premio, Louis Jucker, trentunenne di La Chaux-de-Fonds. Un musicista che concepisce e costruisce i propri strumenti e che si è prodotto su innumerevoli scene in Svizzera e a livello internazionale. È anche laureato in architettura e in occasione dei Premi ha pronunciato qualche parola a mo’ di regalo per chi vuole ascoltare. «Prendete una città e connettetela alla rete nazionale di trasporti. Fate sì che gli affitti restino bassi. (…) Lasciate che le zone industriali in disuso restino tali» ha detto. «Lasciate che gli artisti decidano quale sia il loro tasso di professionalità» ha aggiunto Louis Jucker, invitando a permettere che nei bar ci possa essere musica. «Tollerate le associazioni che organizzano concerti, lasciate che i musicisti possano fare la musica che piace a loro nelle cantine, nei garage, nei magazzini abbandonati». «Lasciate agli artisti il tempo di sviluppare le loro proposte benché non vi piacciano, soprattutto all’inizio. Vedrete che alla fine, tra di loro, ci sarà qualcuno a cui deciderete di attribuire un premio come questo». Delle parole preziose perché indicano dei contesti in cui si possono sviluppare realtà culturali d’indubbio interesse.

Il cinema di Almodóvar è legato alla Madrid degli anni ’80. Jannacci, Celentano e Gaber emergono in una Milano in cui si suonava dal vivo fino a notte fonda.

Senza gli spazi autogestiti, in Svizzera, il teatro di Omar Porras e la musica degli Young Gods non avrebbero preso forma. Grazie alla rete formata da luoghi e spazi nelle città svizzere dove vengono organizzati concerti grazie ad associazioni fondate sul volontariato giovanile, artisti e musiciste riconosciuti anche al di là dalla Svizzera quali Sophie Unger, Erik Truffaz o Peter Kernel non avrebbero potuto prodursi dal vivo.

Sarà una coincidenza, un caso o vai tu a sapere quale politica tanto miope quanto ottusa: sta di fatto che le parole di Louis Jucker appaiono taglienti perché pronunciate nella sfavillante sala del LAC: un luogo a cui né gli artisti emergenti né il giovane pubblico hanno accesso. Altrove, il deserto o quasi. A Lugano, i contesti descritti da Louis Jucker sono ostacolati, asfissiati, messi al bando. E quel che è peggio, vengono rasi al suolo mentre le potenzialità creative che accolgono sono messe a tacere dall’assordante fragore delle escavatrici che le abbattono nottetempo, senza autorizzazione e senza che un’autorità se ne assuma la responsabilità. E se i giovani privati di luoghi a loro destinati organizzano una festa illegale al parco, la municipale responsabile della sicurezza motiva l’intervento della polizia a suon di proiettili di gomma con la registrazione della musica che ascoltavano.

Poi si dice che i giovani partono dal Ticino perché preferiscono vivere a Zurigo, Berna, Friburgo o in altre città. Se ne vanno dal Ticino perché preferiscono vivere nelle città in cui le opportunità non vengono negate loro e le autorità non sono sorde rispetto alle loro necessità. Città dove i giovani dispongono di contesti di aggregazione e di espressione ormai inesistenti a Lugano e in Ticino. Eppure, non è difficile da capire, tranne per chi non vuole ascoltare o finge di non sentire: i giovani preferiscono vivere dove la vita quando si è giovani, rispetto a Lugano, è tutta un’altra musica.

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