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(Ti-Press)
 
08.04.2021 - 05:300
Aggiornamento : 12:09

Uno per tutti, tutti per uno?

La riduzione del Contributo di Livellamento proposta dal Consiglio di Stato è una sorta di ‘solidarietà inversa’ dai comuni poveri a quelli più ricchi

Il Consiglio di Stato ha presentato all’indirizzo del Parlamento una proposta di riduzione di 5 milioni di franchi del Contributo di Livellamento motivandola con le difficoltà finanziarie che potrebbero avere, a causa della crisi economica dovuta al Covid-19, quei Comuni con un gettito fortemente influenzato dalle imposte delle persone giuridiche.

L’obiettivo non soggiaciuto è quello di permettere a questi Comuni di mantenere una sufficiente attrattività fiscale attraverso il loro (basso) moltiplicatore comunale.

Così facendo si vuole consolidare sul territorio cantonale la presenza di paradisi fiscali non più ammissibili, un privilegio non meritato perché non dovuto alla buona gestione e neppure al livello di servizi e prestazioni, ma semplicemente alla concentrazione di alti redditi e di aziende con importanti ricadute fiscali determinata dai confini comunali.

Lo scopo della perequazione finanziaria intercomunale è tutt’altro, vuole garantire risorse a chi ne ha meno riducendo nel contempo la differenza fra i moltiplicatori comunali. In questo senso svolge un importante ruolo redistributivo e attenua le disparità di trattamento fra i cittadini del nostro Cantone.

Le differenze che si registrano ancora oggi tra i moltiplicatori dei differenti Comuni e di conseguenza le disparità fiscali tra i contribuenti di uno stesso Cantone penalizzano i cittadini che vivono nelle regioni discoste e povere del territorio e sono da ridurre invece che promuovere.

A titolo di esempio basti pensare che una famiglia che vive a Riviera oggi paga il 70% in più di imposte comunali rispetto a una famiglia che abita a Porza.

Il Governo parte dall’ipotesi che i Comuni maggiormente toccati dalla contrazione del gettito a causa della crisi socioeconomica saranno quelli con una importante percentuale di persone giuridiche sul territorio, quello di cui non tiene conto è che quei Comuni saranno anche quelli che beneficeranno maggiormente della ripresa.

Per non parlare del fatto che questi Comuni negli anni scorsi hanno goduto di un importante gettito senza peraltro mettere fieno in cascina per i momenti difficili, ma insistendo a tenere basso il moltiplicatore comunale. Eppure in Svizzera, tra i Comuni ricchi fortemente toccati dalla pandemia, ci sono esempi virtuosi. Basti pensare al Comune di Kloten che può affrontare le difficoltà attuali con le sue riserve.

Inoltre il contributo di livellamento è già un meccanismo che si autoregola perché viene calcolato sulla base degli ultimi 5 anni di gettito pro-capite. Gli eventuali squilibri derivanti dall’attuale crisi pandemica sarebbero in ogni caso compensati a partire dal 2023.

Quello che proprio non si può accettare è che in un momento di difficoltà siano i meno fortunati a dover soccorrere chi è ricco e non il contrario. Se il motto “Uno per tutti, tutti per uno” ha un senso, ci si poteva aspettare dal Governo una proposta opposta. Al riguardo basta pensare poi che tra coloro che beneficerebbero del taglio lineare della perequazione ci sono anche Comuni a vocazione residenziale con finanze molto sane e un capitale proprio consistente.

Un ulteriore elemento che ci porta a respingere la proposta è costituito dalle recenti misure finanziarie adottate dal Parlamento a favore degli Enti locali. Ricordiamo la rinuncia a parte (12,5 milioni di franchi) della partecipazione finanziaria dei Comuni al finanziamento dei compiti cantonali e l’aumento da 9 a 13,5 milioni della quota parte di Imposta federale diretta versata dalla Confederazione al Cantone a seguito della Riforma fiscale delle imprese. La gran parte di questi riversamenti sono andati proprio a quei Comuni che oggi si vogliono aiutare.

In piena crisi economica e sociale si vogliono risolvere gli eventuali problemi di alcuni Comuni ricchi adottando una forma di solidarietà “inversa” da parte dei Comuni poveri, quando invece ci sarebbe bisogno di rafforzare la solidarietà, quella vera!

Ricordiamo che dietro le cifre ci sono i cittadini, da una parte quelli più fortunati, dall’altra quelli meno fortunati. Ridurre il contributo di livellamento adesso potrebbe voler dire, per i Comuni deboli, costringerli ad alzare il moltiplicatore comunale in un momento dove precarietà e disuguaglianze stanno crescendo.

Infine mal si abbina questa proposta con le frasi “Uno per tutti, tutti per uno”, “Distanti, ma uniti”, che più volte abbiamo sentito scandire dagli esecutivi cantonali e federali nel corso di quest’anno. Ancora una volta le parole si rilevano essere le più grandi nemiche dei fatti.

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