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Verso l'11 maggio
28.04.2020 - 19:28
Aggiornamento: 01.05.2020 - 22:56
di Aron Piezzi

La scuola deve riaprire

A mio avviso è giusto che anche la scuola cerchi di ritrovare una sua regolarità, seppur limitata. Lo dobbiamo agli allievi, ai docenti e ai genitori

Da docente e genitore conosco bene la situazione d’emergenza in cui (anche) la scuola è confrontata in queste settimane. Maestri, dei vari ordini di scuola, che con impegno si ingegnano ad implementare la “scuola a distanza”; bambini e ragazzi che, isolati in casa, provano a dar seguito alle consegne dei docenti in una situazione irreale; genitori, che con encomiabile spirito di collaborazione affiancano i figli e si barcamenano tra le molte altre attività da portare avanti. È da lunedì 16 marzo che questo scenario è attivo. Ora però alcune cose stanno cambiando: la situazione epidemiologica sta migliorando, le misure restrittive imposte da Confederazione e Cantone stanno dando i primi frutti, gradualmente le attività lavorative – rispettando le misure sanitarie – stanno riaprendo. In questo contesto è inevitabile che anche la questione scolastica subisca un progressivo ritorno alla normalità, o quantomeno ci provi.

È noto che le intenzioni del Dipartimento competente siano di tornare in classe l’11 maggio, con numeri dimezzati e una diversa impostazione pedagogico-didattica, tenendo in considerazione le misure sanitarie di sicurezza per tutti gli attori coinvolti. Queste scelte non sono improvvisate ma conseguenti a ponderazioni e analisi degli specialisti. È ovvio che una scuola del genere crea numerosi grattacapi, soprattutto a carattere logistico ed organizzativo. Le incertezze non sono poche. Ma a mio avviso è giusto che anche la scuola cerchi di ritrovare una sua regolarità, seppur limitata. Lo dobbiamo agli allievi, reclusi in casa da parecchie settimane e bisognosi come il pane di rivedere e relazionarsi con docenti e compagni, in situazioni certo ancora di eccezionalità; ma lo dobbiamo anche ai docenti, affinché in queste ultime settimane dell’anno scolastico tornino ad operare in una “scuola in presenza”, affrontando, soprattutto dal punto di vista emozionale, la delicatezza del periodo; infine, ma non per ultimo, lo dobbiamo anche ai genitori, per il loro irrinunciabile e dispendioso sostegno alla “scuola a distanza”, ora sempre più difficilmente attuabile a seguito dell’allentamento delle restrizioni nei diversi settori professionali.

Molti che implorano contro la riapertura delle scuole non conoscono (o non vogliono farlo) la delicatezza che settimana dopo settimana si crea all’interno dei nuclei famigliari: la “scuola a distanza” protratta ancora per altre settimane arrischia di aumentare il divario delle competenze scolastiche fra gli allievi, a seguito dell’impossibilità per talune cerchie famigliari, anche per motivi socio-economici, di seguire accuratamente i propri figli. Ma arrischia pure di creare altri problemi di tipo relazionale ed emotivo in ogni componente della famiglia. Da docente e genitore, dunque, spero vivamente che l’11 maggio le scuole riapriranno, pur con tutte le precauzioni del caso. Da sindaco e deputato, invece, rilevo l’inopportunità di scelte “à la carte” paventate da taluni Comuni: in questi momenti di crisi occorre unità istituzionale e fiducia nelle autorità preposte, anche per evitare (ulteriore) disorientamento nella popolazione. Cantone e Comuni dovranno perciò dimostrare saggezza e volontà a trovare una soluzione condivisa per tutto il Ticino.

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