Estero

In Polonia Donald Tusk lavora già al nuovo governo

Lo spoglio quasi ultimato conferma gli exit-poll: il Pis resta primo partito, ma è l’alleanza europeista ad avere (in teoria) i numeri per governare

Tusk sorride
(Keystone)
16 ottobre 2023
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Gli exit poll hanno indovinato: alle elezioni legislative polacche hanno vinto i tre partiti che sono intenzionati, seguendo l'ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, a porre fine all'arroccamento sovranista della Polonia nel suo angolo di Europa, come pilastro del riottoso gruppo di Visegrad. E anche se il mandato esplorativo dovrebbe essere dato inizialmente al nazionalista e conservatore Jaroslaw Kaczynski perché il suo partito "Pis" si conferma primo, è Tusk che può iniziare a pensare a una lista di ministri con cui voltare pagina a Varsavia e nell'Ue.

Con lo spoglio dei voti in dirittura di arrivo, anche se il risultato finale è atteso solo per domani, si conferma che il populista "Diritto e Giustizia" (Pis) di Kaczynski e del premier uscente Mateusz Morawiecki ha formalmente vinto con circa il 36% dei voti a fronte del 30% che andrebbe all'alleanza elettorale centrista ed europeista "Coalizione Civica" (Ko) guidata da Tusk.

Ma il Pis non ha la maggioranza dei seggi e anche se riuscisse a convincere gli estremisti di destra di "Confederazione" ad allearsi - ed entrambe le formazioni peraltro hanno detto di non volere tale unione - Kaczynski avrebbe meno deputati alla Camera bassa rispetto a quelli che metterebbero insieme i tre partiti, coesi, dietro a Tusk: l'ex premier, almeno stando al secondo exit poll di domenica sera, potrebbe contare su 249 parlamentari rispetto ai 211 di Pis (196) e della sconfitta Confederacja (15) messe insieme.

Il leader di quest'ultima, Slawomir Mentzen, peraltro non è sembrato in vena di alchimie politiche: "Questo risultato elettorale è il mio personale grande fallimento", ha detto riferendosi al magro 7% e promettendo di fare "il guastafeste" nel senso implicito di opposizione dura, ispirata alle posizioni che gli hanno guadagnato gli aggettivi di razzista e omofobo.

Più che su un coinvolgimento di Konfederacja il premier Morawiecki e portavoce del partito sono sembrati puntare sulla neonata alleanza "Terza Via", ma i leader dei due partiti che la compongono hanno opposto un secco no ad un'intesa: la formazione è definibile di centro-destra e metà della sua anima è contadina, quindi in teoria approcciabile da Kaczynski, ma soprattutto "Polonia 2025" ha un programma simile a quello di Tusk. Sull'inconciliabilità del partito-alleanza "Lewica", che significativamente vuol dire "Sinistra", non ci sono dubbi.

Anche se dunque la "Ko" ha potuto festeggiare, a Varsavia comunque si vivono le ore di "tensione" previste a caldo da Kaczynski. Del resto sembrano agli sgoccioli gli otto anni in cui il Pis si è ripetutamente scontrato con l'Ue su riforme che hanno politicizzato il sistema giudiziario polacco, trasformato i media di proprietà statale in uno strumento di propaganda e inceppato i meccanismi di ripartizione dei migranti. Tusk invece ha giurato di voler "riportare la Polonia in Europa".

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