23.09.2022 - 20:32

Guardie armate porta a porta, al via i referendum in Ucraina

Milioni chiamati alle ‘urne’. Intanto il patriarca Kirill invita a combattere. E decine di migliaia di russi scappano all’estero

Ansa, a cura di Red.Estero
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(Keystone)

Ronde armate attorno alle case, minacce di licenziamenti, divieto di lasciare la città di residenza. È cominciato tra ricatti e intimidazioni il voto per il referendum sull’annessione alla Russia di quattro regioni ucraine, ritenuto "una farsa" da Kiev e dalla comunità internazionale. "Gli occupanti hanno organizzato gruppi armati per circondare le abitazioni e costringere le persone a partecipare", ha denunciato Serhiy Gaidai, governatore in esilio del Lugansk, uno dei territori in cui fino a martedì si svolgerà la consultazione. Oltre che nel Donbass nell’est, che comprende anche l’oblast di Donetsk, la consultazione si tiene anche nelle zone sotto controllo di Mosca delle oblasti meridionali di Kherson e Zaporizhzhia.

Una ‘Crimea bis’ - la penisola fu annessa alla Russia nel 2014 con un referendum plebiscitario mai riconosciuto a livello internazionale - che è destinata ad allargare drammaticamente il campo d’azione dell’esercito di Vladimir Putin: se i territori coinvolti decideranno di unirsi alla Russia – come indicano le previsioni di questo voto largamente pilotato, secondo gli osservatori occidentali –, ha avvertito il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, ogni attacco contro di loro sarà visto da Mosca come "un attacco al proprio territorio", cui potrebbe quindi rispondere anche con l’uso di armi nucleari tattiche. La popolazione è stata invitata a votare vicino alle proprie abitazioni o addirittura da casa, con una raccolta porta a porta delle schede, piuttosto che nei seggi elettorali: gli aventi diritto sono oltre due milioni. E per dare alla consultazione una parvenza di legittimità, i filorussi hanno annunciato il monitoraggio nel Donetsk di 129 osservatori stranieri, tra cui "anche italiani", oltre a presunti esperti provenienti da Venezuela, Romania, Togo e Sudafrica. Nel Kherson, invece, ci sarebbero francesi e americani.

Intanto, usando la retorica "di una pacificazione che riunisca la Santa Russia" e ignorando i recenti appelli di papa Francesco a tutti i leader religiosi a difendere la pace, il patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca Kirill è tornato a schierarsi al fianco di Vladimir Putin nella guerra contro l’Ucraina. E lo ha fatto spronando i russi ad arruolarsi, mentre ai confini del Paese crescono le file di uomini che cercano di sfuggire alle armi: "Non abbiate paura, se morite per la patria vi ritroverete con Dio". Intanto, però, sarebbero circa 70 mila i russi già fuggiti o che stanno escogitando un piano di fuga, secondo una stima dell’organizzazione non governativa Guide to the Free World. Il Cremlino minimizza e liquida il fenomeno come "reazione isterica".

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