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30.08.2022 - 16:43
Aggiornamento: 17:10

Morto lo stambecco ‘salvato’ dalla scatoletta di tonno

L’animale aveva ingoiato il rifiuto arrugginito ed era stato soccorso domenica dai forestali

Ats, a cura di Red.Web
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archivio Keystone

Ha avuto un finale triste, e inaspettato, la commovente storia dello stambecco delle Dolomiti salvato dai veterinari, dopo aver ingoiato una vecchia scatoletta di tonno. L’ungulato, soccorso domenica dai forestali, è stato trovato morto 24 ore dopo il rilascio, sempre vicino al laghetto glaciale del Sorapis, uno dei luoghi più belli di queste montagne. Era un esemplare maschio di circa 10 anni, forse un capo-branco. Ma lo sfortunato incontro con quel rifiuto arrugginito ne aveva segnato il destino.

L’aiuto per lui, avvistato ferito, da un guardaparco, era arrivato dall’alto, con l’elicottero dei vigili del fuoco che aveva scaricato sul posto, a oltre 2’000 metri di quota, un veterinario, oltre ai forestali. Dopo aver anestetizzato l’animale, il medico era riuscito a togliere dalla bocca la lattina, abbandonata da qualche escursionista, che impediva il movimento della lingua. Passato l’effetto dell’anestesia, l’animale si era rimesso in piedi. Tutto faceva sperare nel lieto fine. Invece ieri lo shock: una persona che lavora nel vicino rifugio Vandelli ha notato la carcassa dello stambecco, e ha avvisato i Carabinieri Forestali.

"Speravamo tutti fosse stato un episodio senza conseguenze, e che lo stambecco si sarebbe ripreso" spiega il comandante dei Forestali di Belluno, col. Riccardo Corbini. "Purtroppo, con interventi d’urgenza di questo tipo – prosegue – gli animali non danno mai un feedback chiaro sulle loro condizioni. Il modo in cui aveva reagito faceva ritenere che potesse cavarsela da solo. Diversamente il veterinario che l’ha curato non avrebbe acconsentito a rimetterlo in libertà".

L’ungulato era denutrito, perché con la scatoletta quasi conficcata in gola non aveva potuto mangiare per molti giorni. E a questo, probabilmente, si deve la sua morte. "Una lezione molto severa – commenta Corbini – che ci riporta però al nocciolo del problema: non si possono abbandonare i rifiuti in natura, perché in ambienti come questo sono un grave pericolo per gli animali".

Il direttore del Parco delle Dolomiti d’Ampezzo, Michele da Pozzo, ricorda un episodio simile, trent’anni fa, nei pressi del rifugio Biella, sulla Croda del Becco – dove un tempo viveva una colonia di stambecchi, poi decimata dalla rogna sarcoptica –. Fu trovato uno di questi ungulati che aveva ingoiato una lattina di Coca Cola. Anche in quel caso fu curato da un veterinario, ma morì pochi giorni dopo.

Il gruppo del Sorapis, con i versanti che guardano la valle del Boite, da un lato, e quella di Misurina dall’altro, è uno dei pochi luoghi delle Dolomiti in cui si possono incontrare questi splendidi animali dalle lunghe corna ricurve. Sono un gruppetto di meno di 10 esemplari, con femmine, piccoli e qualche maschio, provenienti dalle vicine Marmarole.

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