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Ti-Press
28.06.2022 - 16:56
Ats, a cura di Marco Narzisi

’Ndrangheta, in Svizzera il gestore di un giro di soldi sporchi

Un 52enne italiano residente nella Confederazione è considerato il ‘dominus’ di un giro di affari che reinvestiva all’estero i soldi della malavita

Risiede attualmente in Svizzera il faccendiere 52enne italiano che secondo gli investigatori della Guardia di Finanza italiana sarebbe il "dominus" di un vasto giro d’affari illegale a base di denaro "sporco", riconducibile agli affari della cosca di ’ndrangheta degli Iamonte, reinvestito nel Nord Italia e soprattutto all’estero, fra la Svizzera, la Bulgaria e la Romania, dove erano state acquistate anche due centrali idroelettriche. A carico del 52enne il Tribunale di Bologna ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.

L’uomo era stato già arrestato alla fine del 2018 a Bologna sempre dalle Fiamme Gialle, che gli avevano sequestrato beni per oltre 8 milioni, compresa una rivendita di tabacchi nel centro commerciale Pilastro. Insieme a lui indagate altre tre persone.

L‘indagine ’Black fog’, condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria di Bologna e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia bolognese con i magistrati Francesco Caleca e Flavio Lazzarini, è un nuovo filone dell’operazione "Nebbia calabra" contro la criminalità organizzata, svolta nel 2018 dagli stessi finanzieri.

Questa volta, tra i beni sottoposti a sequestro preventivo ci sono il capitale sociale di una società italiana, il saldo di due conti correnti esteri (uno in Romania e uno in Svizzera) fino alla concorrenza di 15 milioni, le quote societarie di due imprese in Romania, tre conti correnti e due immobili a Sofia, in Bulgaria.

L’esecuzione delle misure è avvenuta in diversi Stati grazie al coordinamento dell’organismo di cooperazione giudiziaria internazionale Eurojust, e anche per le indagini sono state determinanti le informazioni fornite dalle autorità estere.

Secondo quanto ricostruito, sono state intercettate condotte di trasferimento fraudolento di valori aggravate dal cosiddetto metodo mafioso, in ragione della vicinanza dell’indagato alla cosca di cui curava gli interessi economici.

È stata così smascherata la gestione occulta da parte dell’indagato e dei complici, attraverso uno schermo societario di diritto romeno, di due centrali idroelettriche in Romania (ufficialmente riconducibili a una società con sede in provincia di Trento) in grado di generare redditi per due milioni di euro l’anno, oltre alla disponibilità di numerosi rapporti finanziari presso banche svizzere (fra cui 1,6 milioni di dollari USA in seguito spostati in un conto sammarinese) e al possesso di immobili di pregio in Bulgaria e investimenti in titoli americani movimentati tramite bonifici "mascherati" da finanziamenti fra società estere per 15 milioni di euro.

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