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19.09.2021 - 21:12
Aggiornamento: 20.09.2021 - 22:01

Russia Unita prima al voto, ma si temono brogli

Al partito di Putin andrebbe il 45% delle preferenze alle elezioni legislative, stando agli exit poll. Al secondo posto il Partito Comunista

Russia Unita, il partito di Putin, vincerebbe le elezioni legislative con il 45% circa dei favori. Questo stando agli exit poll. Al secondo posto il Partito Comunista, con il 21%. A seguire il Partito Liberal-Democratico e infine Russia Giusta. Ma più che il risultato finale, mai veramente in dubbio, sono le sfumature a contare nella Russia di oggi.

Perché un conto è il listone nazionale, dove si votano i partiti e ’vale’ 225 seggi, un altro la fetta di maggioritario (i restanti 225). Insieme compongono i 450 deputati della Duma, la camera bassa del Parlamento. E sarà interessante vedere chi nei collegi uninominali riuscirà a spuntarla, se tra loro ci saranno nomi ‘scomodi’ o figure innocue. È qui che si vedrà se il voto intelligente di Alexei Navalny ha avuto un impatto.

“Andate a votare, non siate pigri”, ha incalzato l’oppositore dal carcere. Il timore, però, è che la pigrizia conti poco. In tutto il Paese si sono moltiplicate le denunce di brogli, con tanto di video online in cui si vedono tutti i trucchi usati per infarcire le urne di voti (per Russia Unita). Per le autorità sono ’fake’ e la Commissione Elettorale Centrale ha parlato di 12 irregolarità in otto regioni. Niente. L’ong Golos, che monitora il corretto svolgimento del processo elettorale, ha invece tracciato migliaia d’infrazioni. Ma Golos è stata bollata come agente ‘straniero’ e accusata di voler screditare le elezioni. La gente, ai seggi, non a caso è pessimista.

“Non cambierà nulla“. Alexei ha 28 anni e fa l’autista. Ha votato “contro Russia Unita“. Ma chi di preciso? "Non me lo ricordo più", risponde laconico mentre un vento gelido spazza il marciapiede dove si trova il seggio 2825. "La maggior parte delle persone che conosco è stata costretta a votare dai loro datori di lavoro", aggiunge con disprezzo. Ivan lavora invece in un negozio e ha 40 anni. Chi ha segnato sulla scheda non lo dice. Ma se gli chiedi qual è il principale problema del Paese risponde "Russia Unita”. Il che un’idea già la dà. Oleg, 37enne impiegato nella logistica, ha scelto invece "i Verdi”. "Un voto neutrale”, concede con un sorriso. Il grande assente sembra essere proprio lo ‘Smart Vote’ di Navalny, contro il quale il Cremlino ha dispiegato tutta la sua potenza di fuoco. "Conosco lui ma di questa cosa non ho sentito parlare”, confida Oleg. Tutti, più o meno, dicono così. Forse è un modo per tutelarsi. Tira una brutta aria in Russia e i poliziotti ai seggi non amano che i giornalisti facciano domande. Chiedono fantomatici “permessi” - che ufficialmente non servono - e le persone se la danno a gambe.

A Mosca sono scattati i fermi contro chi si è azzardato a scendere in piazza con anche solo un cartello in mano (è successo a piazza Pushkin). Forse spiega perché il voto online, nelle regioni dove è stato ammesso, ha spopolato: a Mosca oltre 2 milioni di persone si sono registrate e lì l’affluenza supera il 96% (quella generale nazionale è invece intorno al 45%). Ma resta il dubbio della regolarità. I critici di Putin sostengono che il voto digitale sia solo un mezzo in più per poter ‘taroccare’ il risultato. Yulia Navalnaya, la moglie di Alexei, a votare ci è andata di persona e, su Instagram, ha incoraggiato i suoi compatrioti a fare altrettanto. “Ogni scheda conta, non credete a chi vi dice che non serve a niente... serve, invece. E votate saggiamente”.

Ecco, se lo Smart Vote avrà avuto un impatto o meno si capirà meglio nei prossimi giorni: circa il 69% delle indicazioni di Navalny sono a vantaggio del Partito Comunista. Il suo immarcescibile leader, Gennady Zyganov, è arrivato a dire che il voto “più intelligente” è dunque per il suo partito. Di certo c’è che sull’operazione si è abbattuta la censura digitale di Big Tech, che alla fine ha capitolato alle pressioni e ha rimosso app e link pubblicati da Navalny. Google, Apple, persino la libertaria Telegram hanno piegato il capo - solo Twitter sembra aver tenuto la schiena dritta.

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