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12.06.2021 - 15:400
Aggiornamento : 17:11

Italia, caso Moro. Nuova indagine, accuse ad ex Br Persichetti

L'ex terrorista è stato oggetto di una perquisizione domiciliare da parte degli agenti della Divisione investigazioni generali e operazioni speciali

Una serie di documenti riservati "fuoriusciti" dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sequestro e sull'omicidio dell'allora presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro. È l'oggetto del nuovo capitolo giudiziario relativo a quanto avvenuto nel 1978. Documenti che sono stati trovati nella disponibilità dell'ex brigatista Paolo Persichetti, finito nel registro degli indagati a Roma per le accuse di associazione sovversiva finalizzata al terrorismo e favoreggiamento.

Su disposizione del pubblico ministero (pm) Eugenio Albamonte, l'ex terrorista è stato oggetto di una perquisizione domiciliare l'8 giugno scorso da parte degli agenti della Divisione investigazioni generali e operazioni speciali (Digos). L'indagine è stata avviata nello scorso mese di febbraio alla luce di un'informativa depositata in procura.

Obiettivo di chi indaga è capire come Persichetti, che da anni svolge attività di studio e di ricerca storica, sia entrato in possesso dei documenti riservati e se ci siano altre persone coinvolte.

Negli anni '80 l'indagato ha militato nelle Brigate Rosse-Unione dei Comunisti combattenti. Per anni ha vissuto in Francia da dove è stato estradato nel 2002. Nei suoi confronti è stata emessa sentenza di condanna a 22 anni per l'accusa di concorso morale nell'omicidio del generale Licio Giorgieri. È stato scarcerato definitivamente nel 2014.

Secondo le nuove accuse l'ex brigatista farebbe parte di una associazione sovversiva attiva dal 2015. In un lungo intervento sul sito Insorgenze.net, l'indagato respinge gli addebiti e ricostruisce quanto avvenuto cinque giorni fa. "La libera ricerca storica è ormai divenuta un reato. Secondo la procura da cinque anni e mezzo sarebbe attiva in questo Paese - afferma - un'organizzazione sovversiva (capace di sfidare persino il lockdown) di cui nonostante le molte stagioni trascorse non si conoscono ancora il nome, i programmi, i testi e proclami pubblici e soprattutto le azioni concrete".

L'ex brigatista prosegue aggiungendo che ciò "che è chiaro fin da subito è l'attacco senza precedenti alla libertà della ricerca storica, alla possibilità di fare storia sugli anni '70, di considerare quel periodo ormai vecchio di 50 anni non un tabù".

E ancora: "mi sono state sottratte le tonnellate di appunti, schemi, note e materiali con i quali stavo preparando diversi libri e progetti. Quel che è avvenuto è dunque una intimidazione gravissima che deve allertare tutti in questo Paese, in modo particolare chi lavora nella ricerca, chi si occupa e ama la storia".

Dal canto suo l'avvocato difensore, Francesco Romeo, fa sapere di avere già presentato ricorso al Tribunale del riesame per chiedere il dissequestro del materiale. L'indagine che coinvolge Persichetti viaggia parallela a quella avviata a Roma, sempre sulla vicenda Moro, e che ha portato nel marzo scorso gli inquirenti a prelevare un campione di Dna ad una decina di persone. Gli accertamenti sono finalizzati a confrontare il codice genetico con quello raccolto sui mozziconi di sigarette trovati in una delle auto utilizzate il 16 marzo del 1978 per sequestrare il presidente della Democrazia cristiana.
 
 

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