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05.11.2020 - 20:25

L'America di Joe, ‘torniamo nell'accordo sul clima’

Biden pensa al suo primo giorno alla Casa Bianca, con un segnale di discontinuità e riportando l'America al suo posto all'interno della comunità internazionale

Washington - Mentre attende pazientemente i risultati della lunga maratona elettorale, Joe Biden pensa già al suo primo giorno alla Casa Bianca, al primo atto da 46mo presidente degli Stati Uniti: firmare le carte con cui gli Usa rientreranno nell'accordo di Parigi sul clima, dando subito un segnale di forte discontinuità con i quattro anni di Donald Trump e riportando l'America al suo posto all'interno della comunità internazionale, con un taglio netto alle posizioni negazioniste e anti-scienza del predecessore.

"Oggi l'amministrazione Trump ha ufficialmente abbandonato l'accordo di Parigi sul clima. Ed esattamente fra 77 giorni un'amministrazione Biden vi rientrerà", il tweet dell'ex vicepresidente nel giorno in cui gli Usa sono usciti formalmente dall'intesa nata per combattere a livello globale gli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici. Fare di quell'intesa carta straccia fu una delle prime sfide al mondo lanciate da Trump presidente, in nome di quell'America First che Biden comincerà a smontare già nei suoi primi cento giorni nello Studio Ovale.

L'agenda è pronta, anche se alle priorità dovrà seguire la messa a punto delle misure: subito un piano nazionale per la lotta alla pandemia e un consistente pacchetto di aiuti a famiglie e imprese in difficoltà. Poi il ritorno immediato nell'accordo sul nucleare iraniano al fianco degli alleati europei con i quali riportare i rapporti nel solco della normalità.

Quindi l'estensione dell'Obamacare a milioni di americani e l'avvio di una riforma della polizia, per cominciare a pacificare un Paese sempre più diviso e attraversato da proteste sociali e razziali. Un pacchetto di misure immediate, insomma, teso a scardinare nel giro di pochi mesi l'eredità trumpiana e gettare le basi di un piano ancor più ambizioso: un New Deal che riporti l'America sulla strada del dialogo politico e sociale e su quella del multilateralismo nei rapporti internazionali. Una visione da lasciare in eredità a chi potrebbe venire dopo di lui, alla vice Kamala Harris che un giorno potrebbe essere chiamata a portare avanti il lavoro.

Biden lavora da mesi al suo programma, con una serie di lunghissime riunioni via Zoom tenute tra un evento elettorale e l'altro. Riunioni con i suoi più stretti consiglieri e con i rappresentanti delle varie anime dei democratici, in un negoziato serrato con l'ala sinistra del partito che lo ha sostenuto nella corsa alla Casa Bianca portando milioni di voti. E che ora, come è normale, chiede di contare, di pesare sulle decisioni. Rivendicando un ruolo determinante nella compagine del futuro governo e nella stesura della piattaforma.

A frenare le ambizioni potrebbe essere però un Congresso in cui i repubblicani continueranno ad avere il controllo del Senato, facendo di Biden un presidente dimezzato, una 'lame duck', anatra zoppa. Esattamente lo scenario che si sta delineando in queste ore. Ma l'ex braccio destro di Barack Obama per ora non ci pensa e, sfidando la superstizione, ha già lanciato 'Build Back Better', il sito per preparare la transizione. Quel passaggio di poteri da un'amministrazione all'altra che l'ex vicepresidente auspica avvenga pacificamente e in un clima di collaborazione, nonostante in campagna elettorale sia stato travolto dalle pesanti accuse del suo avversario e da un'ondata di attacchi e offese personali.

Ma Trump, si sa, non si è mai voluto impegnare esplicitamente su un passaggio di testimone senza tensioni: a maggior ragione ora che agita lo spettro di brogli elettorali e parla di elezioni rubate. Facile dunque immaginare un burrascoso periodo di transizione da qui al 20 gennaio, giorno del giuramento del nuovo presidente.

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