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07.06.2019 - 16:470

Mai dire May: 12 Tory in campo per Downing Street

Ecco i pretendenti in lizza nella corsa per subentrare alla leader del Partito conservatore britannico (e poi come premier)

Allineati in campo, potrebbero fare una squadra di calcio, ma il loro obiettivo è sgambettarsi l'un l'altro. Sono undici i pretendenti ad oggi in lizza nella corsa per subentrare a Theresa May come leader del Partito conservatore britannico (e poi come premier) al via ufficialmente da oggi e con le prime votazioni interne al gruppo parlamentare in programma dalla settimana prossima.

Una schiera nella quale si contano tre frontrunner (Boris Johnson, Michael Gove e Jeremy Hunt); quattro outsider (Andrea Leadsom, Dominic Raab, Sajid Javid e Matt Hancock); e quattro comprimari. Quasi tutti (10 su 11) si dichiarano impegnati ad attuare la Brexit senza ripensamenti, ma sono divisi sull'ipotesi più estrema: quella di un divorzio senza accordo (no deal) da Bruxelles. Eccone l'elenco, dai più radicali ai più moderati.

NO DEAL QUI ED ORA (LE DONNE SUPER FALCO)

- ESTHER MCVEY, 51 anni, ministra del Lavoro fino al 2018, è un'euroscettica oltranzista. E' stata la prima a dirsi a favore di "un taglio netto dall'Ue": ossia a un no deal senza altri tentativi negoziali.

- ANDREA LEADSOM, 56 anni, influente ministra dei Rapporti con il Parlamento (Leader of the House) fino al mese scorso, si è in sostanza associata alle posizioni delle McVey, ma con maggior peso politico di lei.

 

PRONTI AL NO DEAL IL 31/10 SE L'ACCORDO CON L'UE NON CAMBIA

- BORIS JOHNSON, 54 anni, ex sindaco di Londra ed ex ministro degli Esteri, è una figura divisiva quanto popolare nella base Tory. Di sicuro il favorito se riuscirà a restare fra i primi due nelle votazioni parlamentari e ad arrivare al ballottaggio finale di fronte agli iscritti. Dice di voler negoziare ancora con l'Ue, ma non oltre la proroga concessa fino al 31 ottobre: poi, avverte, la Brexit ci deve essere, "con o senz'accordo".

- DOMINIC RAAB, 45 anni, avvocato, già ministro per la Brexit, promette una strategia analoga a quella di Johnson, ma con una retorica ancor più da falco. Fino a evocare la possibilità di non convocare il Parlamento a fine ottobre, per realizzare in caso di necessità un divorzio no deal senza ulteriori dibattiti alla Camera dei Comuni.

- SAJID JAVID, 49 anni, ministro economico sotto David Cameron, promosso titolare dell'Interno da Theresa May l'anno scorso, figlio d'immigrati pachistani musulmani, ammiratore sfegatato di Margaret Thatcher, è un pro Remain pentito e un neo brexiteer. Anche per lui il Regno deve uscire dall'Ue il 31 ottobre, deal o no deal.

 

CAUTI SUL NO DEAL

- MICHAEL GOVE, 51 anni, euroscettico da sempre, dottor sottile delle trame di partito, è attualmente ministro dell'Ambiente e capofila dei brexiteer pragmatici. Rispetto all'ex amico e sodale Boris Johnson, è più prudente sull'ipotesi no deal. Non la esclude, come alternativa preferibile al 'no Brexit', ma è fiducioso di poterla evitare e di poter chiudere un accordo migliore con Bruxelles. Anche a costo di un rinvio ulteriore di poche settimane dell'uscita, oltre il 31 ottobre.

- JEREMY HUNT, 52 anni, ministro degli Esteri in carica, ha una piattaforma molto simile a quella di Gove, ma a differenza del titolare dell'Ambiente è un ex pro Remain: che ora dice di volere la Brexit e tuttavia considera il no deal solo come extrema ratio, anzi un potenziale "suicidio per i Tory".

- MARK HARPER, 49 anni, deputato semplice, non si distingue da Gove o Hunt. Destinato a essere assorbito da uno di loro.

* PRO BREXIT, MA CONTRARI AL NO DEAL IN QUALSIASI CASO

- RORY STEWART, 46 anni, ex diplomatico appena asceso alla carica di ministro della Cooperazione Internazionale, promette l'uscita dall'Ue, ma solo un'uscita concordata. Punta probabilmente a farsi conoscere e a preparare il terreno per una sfida più credibile futura da anti-Johnson in tempi migliori.

- MATT HANCOCK, 40 anni, economista e ministro della Sanità, è il più giovane del lotto e contende il ruolo di candidato moderato a Stewart, rispetto al quale appare più sfumato, ma in vantaggio in termini di consensi potenziali già attuali.

 

PRO REMAIN

- SAM GYIMAH, 42 anni, nero, ex sottosegretario all'Università, è il solo sostenitore d'un secondo referendum sulla Brexit su piazza. La sua è una candidatura isolata, di testimonianza: al momento non ha neppure il sostegno minino di 8 deputati necessario per essere ammesso alla prima votazione.
 
 

llineati in campo, potrebbero fare una squadra di calcio, ma il loro obiettivo è sgambettarsi l'un l'altro. Sono undici i pretendenti ad oggi in lizza nella corsa per subentrare a Theresa May come leader del Partito conservatore britannico (e poi come premier) al via ufficialmente da oggi e con le prime votazioni interne al gruppo parlamentare in programma dalla settimana prossima.

Una schiera nella quale si contano tre frontrunner (Boris Johnson, Michael Gove e Jeremy Hunt); quattro outsider (Andrea Leadsom, Dominic Raab, Sajid Javid e Matt Hancock); e quattro comprimari. Quasi tutti (10 su 11) si dichiarano impegnati ad attuare la Brexit senza ripensamenti, ma sono divisi sull'ipotesi più estrema: quella di un divorzio senza accordo (no deal) da Bruxelles. Eccone l'elenco, dai più radicali ai più moderati.

NO DEAL QUI ED ORA (LE DONNE SUPER FALCO)

- ESTHER MCVEY, 51 anni, ministra del Lavoro fino al 2018, è un'euroscettica oltranzista. E' stata la prima a dirsi a favore di "un taglio netto dall'Ue": ossia a un no deal senza altri tentativi negoziali.

- ANDREA LEADSOM, 56 anni, influente ministra dei Rapporti con il Parlamento (Leader of the House) fino al mese scorso, si è in sostanza associata alle posizioni delle McVey, ma con maggior peso politico di lei.

 

PRONTI AL NO DEAL IL 31/10 SE L'ACCORDO CON L'UE NON CAMBIA

- BORIS JOHNSON, 54 anni, ex sindaco di Londra ed ex ministro degli Esteri, è una figura divisiva quanto popolare nella base Tory. Di sicuro il favorito se riuscirà a restare fra i primi due nelle votazioni parlamentari e ad arrivare al ballottaggio finale di fronte agli iscritti. Dice di voler negoziare ancora con l'Ue, ma non oltre la proroga concessa fino al 31 ottobre: poi, avverte, la Brexit ci deve essere, "con o senz'accordo".

- DOMINIC RAAB, 45 anni, avvocato, già ministro per la Brexit, promette una strategia analoga a quella di Johnson, ma con una retorica ancor più da falco. Fino a evocare la possibilità di non convocare il Parlamento a fine ottobre, per realizzare in caso di necessità un divorzio no deal senza ulteriori dibattiti alla Camera dei Comuni.

- SAJID JAVID, 49 anni, ministro economico sotto David Cameron, promosso titolare dell'Interno da Theresa May l'anno scorso, figlio d'immigrati pachistani musulmani, ammiratore sfegatato di Margaret Thatcher, è un pro Remain pentito e un neo brexiteer. Anche per lui il Regno deve uscire dall'Ue il 31 ottobre, deal o no deal. (Ansa)

 

 

 


 

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