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Ti-Press
05.02.2022 - 17:00
Aggiornamento: 06.02.2022 - 15:59
di Marco Marelli

A rischio per i frontalieri l’assegno unico universale

La misura a sostegno delle famiglie con figli a carico varata dal governo Draghi sarebbe in contrasto con le norme comunitarie e i trattati bilaterali

I circa novantamila frontalieri che lavorano in Svizzera (75 mila quelli occupati in Canton Ticino) rischiano di essere esclusi dal pagamento, dal prossimo 1° marzo, dell’assegno unico universale, la misura a sostegno delle famiglie con figli a carico varata dal governo Draghi. Una misura riconosciuta a tutti i cittadini comunitari residenti in Italia, che ancora non è applicata ai frontalieri occupati in Svizzera, in quanto sarebbe in contrasto con le norme comunitarie e i trattati bilaterali sottoscritti dall’Italia con la Confederazione elvetica.

A denunciare quanto sta accadendo sono stati i sindacati confederali. “A un mese dalla sua applicazione, l’Inps non ha chiarito le modalità applicativa tanto da indurre alcuni tra gli enti per la sicurezza sociale dei Paesi esteri limitrofi o confinanti a garantire l’erogazione dell’assegno familiare in essere, in carico al Paese di lavoro per norma internazionale, solo fino al 28 febbraio 2022, in attesa di un chiarimento dell’istituto previdenziale italiano’’ denunciano i responsabili nazionali dei frontalieri Cgil (Giuseppe Augurusa), Cisl (Luca Caretti) e Uil (Pancrazio Raimondo). I segretari confederali sollecitano un chiarimento “urgente” delle modalità applicative dell’assegno unico, “al fine di evitare un presumibile congelamento dell’erogazione, laddove addirittura una paradossale perdita di reddito in relazione alla ragione stessa per il quale lo strumento di protezione sociale è stato pensato”

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