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15.03.2022 - 20:04
Aggiornamento: 20:20

Trickster-p e i mondi possibili di Eutopia al Lac

Presentata la nuova produzione della compagnia ticinese che, dopo la chiusura della pandemia, esplora con un gioco la condivisione

Un tavolo intorno al quale stare e fare insieme, un gioco basato sull’azione condivisa, sulla convivenza non solo tra esseri umani ma tra specie viventi. Sono questi gli ingredienti principali di ‘Eutopia’, il nuovo lavoro della compagnia Trickster-p che debutterà al TeatroStudio del Lac di Lugano – che ha anche prodotto lo spettacolo – il prossimo 18 marzo, ma il teatro, come la cucina, non si può ridurre a un semplice elenco di ingredienti e se questo è vero per i normali spettacoli, lo è ancora di più per i lavori di Trickster-p che esplorano i confini dell’esperienza teatrale proponendo agli spettatori dei complessi percorsi che incontrano altre forme artistiche, sempre mantenendo una idea forte di teatro.

Potremmo citare il percorso urbano di ‘Sights’, riscoperta dei luoghi attraverso le parole di ciechi da ascoltare in sorte di cabine telefoniche sparse per la città, o le stanze della memoria di ‘Nettles’ che portano lo spettatore a vivere in solitaria ricordi e racconti d’infanzia, ma il punto di partenza di ‘Eutopia’ è un altro, come Cristina Galbiati e Ilija Luginbühl hanno spiegato in conferenza stampa. Occorre iniziare dal precedente progetto di Trickster-p, quel ‘Book is a Book is a Book’ che aveva debuttato nel 2020 e di cui ‘Eutopia’ costituisce a suo modo il rovescio. In quel lavoro l’arte che il teatro incontrava era l’editoria, attraverso la realizzazione di un libro e la sua lettura, solitaria come lo sono i momenti di lettura. Il giorno del debutto le autorità hanno annunciato la chiusura dei luoghi culturali a causa della pandemia, congelando ‘Book is a Book is a Book’ e portando compagnie e teatri a sperimentare soluzioni digitali. Il Lac ha risposto con Lingua madre, rassegna online di varie iniziative tra cui ‘Estado Vegetal’, lavoro audio di Cristina Galbiati a partire da un testo di Manuela Infante su temi che – ma di questo diremo dopo – ritroviamo adesso in ‘Eutopia’, ma restiamo sulle restrizioni sanitarie, su quello al quale si è dovuto rinunciare in quel periodo. «È stata l’occasione, la necessità per chiederci che cosa stiamo facendo, che senso ha quello che stiamo facendo? Qual è il nucleo di quello che ci è stato tolto? La risposta che ci siamo dati è la possibilità di condividere un qui e ora». L’idea di teatro, ha proseguito Cristina Galbiati, sta in questa dimensione di un tempo e uno spazio in cui stare insieme.

‘Eutopia’ parte quindi come riflessione sul condividere un qui e un ora: non più una fruizione singolare, isolata, ma qualcosa di comune. Passando dal libro al gioco: «Ogni produzione è per noi una sfida, un’occasione per confrontarci con qualcosa che non conosciamo e che non sappiamo come andrà a finire: in questo caso ci siamo lasciati incantare dal mondo del gioco, del game design. Un mondo che non conoscevamo e in qualche modo lontano dalla nostra estetica, dalla nostra poetica».

In questo progetto è stato infatti coinvolto Pietro Polsinelli, docente di game design all’Università Milano Bicocca, oltre al musicista Zeno Gabaglio, ai dramaturg Simona Gonella e Yves Regenass e al grafico e architetto Paolo Cavalli. Che cosa ha significato introdurre questa dimensione ludica? Da una parte, ha spiegato Galbiati, una certa leggerezza anche nell’affrontare temi sociali e politici importanti; soprattutto «il fatto di non controllare quello che succede: gli esiti di ‘Eutopia’ saranno sempre diversi, noi non controlleremo quello che succede e che sarà determinato dalle azioni di quelli che più che "giocatori" preferiamo definire "partecipanti" e che determineranno lo sviluppo di tutto quello che accadrà». Il dispositivo ludico ha ovviamente delle regole che stabiliscono lo spazio in cui i partecipanti si muoveranno ma, ha spiegato Galbiati, queste regole aprono una serie di "mondi possibili" abbastanza ampia: «Nei test che abbiamo fatto, perché l’unico modo per lavorare a un progetto del genere è testarlo, abbiamo avuto un insieme di possibili evoluzioni molto vario». L’assenza di una drammaturgia prestabilita ha ovviamente rappresentato una difficoltà per la realizzazione delle musiche: come ha spiegato Zeno Gabaglio, «parte del lavoro è stato pensare come mettere Cristina e Ilija nella condizione di poter gestire anche lo spazio sonoro a seconda di quello che succede».

Per quanto riguarda obiettivi e modalità del gioco, si è preferito non rivelare molto: particolare attenzione è stata data sull’accessibilità – anagrafica, con età minima di 9 anni, ma anche culturale e di abilità – e la dimensione ludica non prevede un "vincere o perdere", come del resto richiede il tema della condivisione e del fare insieme che, e qui torniamo al lavoro su ‘Estado vegetal’, non riguarda solo la specie umana. L’idea di convivenza cerca di andare oltre una logica puramente antropocentrica, includendo tutte le specie viventi, evitando le facili contrapposizioni tra un’umanità cattiva e una natura buona.

Chiudiamo con qualche informazione operativa: lo spettacolo è per 15 partecipanti alla volta e sono previsti, fino a domenica 27 marzo, ventidue turni (uno, sabato 26, in inglese). Oggi alle 18.30 nella Sala Refettorio del Lac si terrà un incontro introduttivo ‘Fare insieme, partecipazione a teatro’ con Carmen Pedullà, giovane studiosa e autrice del volume ‘Il teatro partecipativo’ (edizioni Titivillus) in dialogo con Cristina Galbiati.

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