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Regula Muelehmann (foto Guido Werner)
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12.09.2021 - 16:22

‘Mozart? Un ribelle e un fine conoscitore dell’animo umano’

Il grande soprano svizzero Regula Mühlemann si esibisce lunedì 13 settembre alle Settimane Musicali di Ascona accompagnata dall’Osi

Professione: soprano. Status: star internazionale, si esibisce sui più importanti palcoscenici del mondo. Particolarità: una voce che meraviglia per la sua luminosità e brillantezza. Reduce da un trionfo al Festival di Salisburgo, dove ha interpretato Bellezza nel ‘Trionfo della morte e del disinganno’ di Händel, è una delle grandi interpreti contemporanee delle arie di Mozart, repertorio che l’ha portata anche al successo discografico e che lunedì 13 settembre alle 20.30 presenterà nella chiesa di San Francesco a Locarno per le Settimane musicali di Ascona, accompagnata dall’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Thomas Søndergård.

È la prima volta che canta alle Settimane Musicali e che collabora con l’Orchestra della Svizzera italiana?
Che rapporto ha col Ticino?

Sì, è la prima volta e ne sono davvero felice. Amo il Ticino per i suoi paesaggi e la sua atmosfera, ma anche per una questione affettiva perché mio marito è cresciuto in Ticino e ogni tanto torniamo a trovare gli zii che abitano nella casa della sua infanzia a Rivera. Al concerto ci saranno anche loro.

Come si è avvicinata alla musica?

Sono cresciuta ad Adligenswil, un villaggio vicino a Lucerna. Lì ho dapprima cominciato a prendere lezioni di piano e solo a 13-14 anni a cantare in un coro per ragazzi, la Luzerner Kantorei. Comunque in casa abbiamo sempre cantato molto e ascoltato musica. Mia mamma possiede una grossa collezione di dischi che include un po’ di tutto, da Bach ai Beatles alla musica popolare.

Quando si è accorta di avere il potenziale per diventare una cantante professionista? Magari il giorno in cui la Sony decise di scommettere su di lei?

La consapevolezza nei propri mezzi è un processo graduale. Un primo momento importante è stato per me il giorno in cui il direttore della Hochschule für Musik di Lucerna mi scelse quale cantante da mandare a una competizione internazionale. Scelse proprio me, la piccola Regula Mühlemann! Lì ho realizzato che sì, forse avevo davvero una voce, un talento. Sono poi seguiti tutta una serie di concerti, all’inizio piccole parti, ma comunque esigenti, e poi ruoli principali. Chiaramente, il contratto discografico con la Sony Classical, quello con la Wiener Staatsoper per ruoli importanti fino alla recente esibizione a Salisburgo nel ruolo di Bellezza nel ‘Trionfo del tempo e del disinganno’ di Händel sono stati ulteriori tappe di un processo di crescita e consapevolezza. Non si finisce mai d’imparare, in realtà.

Immaginiamo occorra una ferrea disciplina per portare avanti una carriera di cantante.

Ci vuole moltissima disciplina, ma amo talmente quello che faccio che la cosa non mi spaventa. La passione fa miracoli, non ho mai l’impressione che il lavoro sia un sacrificio. Per il resto, io sono una che lavora al 200 per cento – quando studio un nuovo ruolo, ad esempio – oppure non fa assolutamente nulla. Fare delle pause per godersi la propria vita, vedere gli amici e cose del genere è fondamentale. E del resto, è fondamentale far riposare anche la propria voce.

C’è qualche soprano che l’ha ispirata particolarmente?

Oggi ci sono molte cantanti che mi ispirano, però quando studiavo avevo i miei idoli. Per la coloritura e i vocalizzi ascoltavo Edita Gruberová, per le belle linee melodiche e il legato Kiri Te Kanawa e per il repertorio liederistico Barbara Bonney. Aggiungerei alla lista anche Edith Mathys, una fantastica cantante di Lucerna.

Una carriera musicale si costruisce negli anni con pazienza. C’è qualcuno che deve ringraziare in particolare?

Sicuramente la mia professoressa alla Hochschule di Lucerna, Barbara Locher, con cui ho studiato sette anni e che ogni tanto vedo e consulto ancora quando affronto un nuovo ruolo. Poi Eberhard Rex, il direttore della Luzerner Kantorei perché è lui che ha scoperto il mio talento e mi ha incitato a studiare. Senza di lui avrei forse fatto del canto il mio hobby e sarei diventata una biologa o una fiorista…

Veniamo al concerto di Ascona, dove canterà delle arie di Mozart. Che cosa la affascina in modo particolare di Mozart?

Penso che Mozart, insieme a Verdi, sia stato il più grande compositore d’opera. Per eccellere in questo genere bisogna certamente conoscere i meccanismi che producono i migliori effetti teatrali, ma bisogna anche avere un’idea chiara della psiche dei personaggi. Mozart deve essere stato un fine conoscitore della natura umana perché quasi nessun altro compositore è stato in grado come lui di tratteggiare personaggi così realistici, portarli in vita attraverso la musica, illustrandone le relazioni in modo così convincente. Credo che sia anche questo il motivo per cui il suo lavoro funzioni così bene nelle produzioni moderne.
In molte opere del passato si portano in scena situazioni che viste oggi sembrano desuete. Non così con Mozart. Certo, i protagonisti sono conti e regine, ma i loro sentimenti, le loro motivazioni li possiamo capire ancora oggi. Mozart era molto moderno e anche molto coraggioso quando scriveva i suoi testi. Attraverso le sue opere, si è ripetutamente ribellato al dominio delle autorità e ha posto domande socialmente critiche. Cameriere amiche di contesse, servi che si difendono dalle autorità, donne autodeterminate e coraggiose. È fantastico. Mozart ha portato in scena ritratti di donne incredibilmente forti. Era un femminista! Per creare i suoi personaggi, a quanto pare immaginava sempre persone della vita reale. Per esempio, si dice che l’aria “die Königin der Nacht” gli sia venuta in mente assistendo a un attacco d’ira della suocera. Amore, odio, lussuria, potere, abuso, inganno, seduzione, solitudine, perdita d’amore, amicizia sono sentimenti profondamente umani. La musica di Mozart è assolutamente senza tempo. Le emozioni sono le stesse allora come oggi. E questo non vale solo per l’opera. Si dice che anche quando scriveva pezzi strumentali Mozart avesse sempre in mente un testo, è come se anche i pezzi strumentali avessero un testo immaginario, ogni melodia era quindi anche una sequela di parole, come una storia che va dritta al cuore.

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