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Vicky Krieps (Prisca), in una scena del film - Wikipedia
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31.07.2021 - 15:430

'Old', invecchiare e non accorgersene

È arrivato nelle sale ticinesi il nuovo film di M. Night Shyamalan, thriller alla luce del sole che lascia il pubblico con il fiato sospeso

In una piovosa e insolitamente fredda domenica di luglio, non ci sono molte opzioni di svago. In queste circostanze un’uscita al cinema offre sempre, o quasi, un’ancora di salvezza. E se esplorando con attenzione il programma delle sale scoviamo la perla rara, allora quell’ancora di salvezza inaspettata ci regala un approdo ricco di scoperte e soddisfazioni. Diciamolo subito: ‘Old’, l’ultimo lungometraggio di M. Night Shyamalan, regista indiano naturalizzato statunitense, merita una visita alle nostre sale. E se il nome del regista di primo acchito forse non vi dirà moltissimo, la scia di titoli che si è lasciato alle spalle, da ‘Sesto senso’ (1999) a ‘Split’ (2016), da ‘Unbreakable’ (2000) a ‘Glass’ (2019), dovrebbe far salivare, oltre che i frequentatori abituali delle sale, anche gli amanti occasionali della settima arte.

D’altra parte, a farci dimenticare il clima uggioso facendoci assaporare, nel buio della sala, paesaggi, colori e atmosfere decisamente estive, è proprio il film di Shyamalan. ‘Old’ si apre infatti con una famiglia che viene accolta in un resort tropicale che confeziona vacanze da sogno. Ogni minimo dettaglio, dall’accoglienza alla scelta dei passatempi, è programmato per soddisfare i gusti dei clienti. Fra le attrazioni offerte risulta anche una spiaggia incontaminata situata poco lontano che, su consiglio del manager del resort, viene proposta quale meta di un’esclusiva gita pomeridiana ai due coniugi, Guy e Prisca, e ai loro due bambini, Trent e Maddox. Accompagnati dall’autista del resort, i quattro vengono lasciati a due passi dalla spiaggia; giunti sul posto scoprono che anche altri clienti del resort hanno beneficiato dello stesso invito.

Per i pochi fortunati si prospetta quindi un pomeriggio di ozio su questa spiaggia incantevole, se non fosse che con il passare dei minuti l’atmosfera comincia a farsi tesa, e gradualmente si palesa una verità sconcertante: sul quella spiaggia, circondati da alte pareti rocciose, il tempo scorre in modo incredibilmente rapido. Una verità tanto più spiazzante che i protagonisti la avvertono in modo indiretto, scoprendone i segni sui corpi dei loro cari. Lo spensierato pomeriggio in spiaggia si tramuta, a questo punto, in un mistero indecifrabile, tanto più che i tentativi di fuggire da quel luogo si scontrano con arcane e ingovernabili forze. In un misto di confusione e di angoscia, anche i tentativi di collaborazione all’interno del gruppo hanno scarso successo.

In questi frangenti, Shyamalan esibisce uno stile registico decisamente eclettico. Le riprese dall’alto, o quelle da lontano, hanno quale effetto il diluirsi dello sconcerto nella vastità degli spazi naturali che fanno da sfondo alla vicenda. D’altra parte, lo smarrimento dei personaggi è reso più acuto dai movimenti della telecamera che, con lo stile tipico del falso documentario già praticato nel precedente ‘The Visit’ (2015), indugia sul tormento interiore dei protagonisti. Purtuttavia, l’impressione è che il regista non sempre riesca a sfruttare al meglio le possibilità espressive insite nel dramma psicologico che investe i personaggi, e che troppo facilmente ricorre, qua e là, a trovate sceniche che, senza convincere totalmente, suppliscono alle fragilità narrative.

Ma rimane il fatto che Shyamalan è riuscito a congegnare un thriller che lascia il pubblico con il fiato sospeso nonostante tutta la vicenda si svolga letteralmente, e contrariamente alle convenzioni di genere, alla luce del sole. Non è la prima volta, del resto, che Shyamalan costruisce una trama attorno alla forza della natura, soluzione già adottata in ‘E venne il giorno’ (2008). Gli appassionati, poi, non mancheranno di riservare particolare attenzione tanto alla prova attoriale di Gael García Bernal, nel ruolo del padre di famiglia, quanto al classico finale a sorpresa, ormai marchio di stile del regista. E se in ‘Old’ tale finale risulta forse meno sconvolgente che in alcuni suoi film precedenti, guadagna però punti, ne siamo certi, sul terreno della coerenza e della credibilità.  

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