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12.11.2020 - 11:090
Aggiornamento : 17:49

Castellinaria 2020, l’importanza di esserci (online)

Dall’ultimo film di Goran Paskaljevic alla rilettura di ‘Antigone’ di Sophie Deraspe, il programma della 33ª edizione, online dal 14 al 28 novembre

Cambiare tutto per non cambiare niente: potrebbe essere questo il titolo della 33ª edizione di Castellinaria. Perché cambia tutto: il festival del cinema giovane sarà tutto online, sul sito www.castellinaria.ch, senza Espocentro e, viste le nuove restrizioni, senza proiezioni in sala. Ma al contempo non cambia niente, perché «non ci siamo lasciati mancare nulla» come ha spiegato in conferenza stampa (anch’essa in streaming) la presidente Flavia Marone: confermati quindi non solo i concorsi Kids e Young, ma anche Castellincorto, una bel Fuori concorso, persino la Piccola rassegna, i laboratori del Pitching Lab e la mostra saranno online.

Quella di essere presenti con una vera edizione di Castellinaria, ci ha poi spiegato la presidente, è stata una decisione presa già a marzo: «Abbiamo deciso di non accontentarci in partenza, ma di cercare di presentare il festival nella sua interezza, come è la sua natura. Non nascondo che è stata una sfida ma, come si dice, quando devi mangiare un elefante, cominci un pezzetto alla volta: siamo partiti dai due concorsi, per capire se avremmo avuto i film, poi man mano abbiamo ragionato sulle altre attività perché sarebbe stato un peccato esserci solo per le scuole, o non avere la Piccola rassegna, o non avere nulla per il pubblico serale…».

Guardando oltre la 33ª edizione? «Sicuramente quello che è stato fatto non andrà perso» risponde la presidente. «Ogni anno ci confrontiamo con alcuni limiti: di capienza, ma anche “logistiche” con diverse scuole che non riescono a seguire il festival per difficoltà negli spostamenti, problema solo in parte risolto con i decentramenti. Per queste scuole vorremmo mantenere questa modalità virtuale, ovviamente a fianco di una edizione “tradizionale” all’Espocentro».

La possibilità di raggiungere nuovi pubblici è stata anche sottolineata dal direttore Giancarlo Zappoli. «Lo dico anche come direttore di MYmovies che è diventata un po’ la piattaforma su cui si sono mossi i festival non in presenza: online avvicini delle realtà che altrimenti non si sarebbero mai avvicinate non perché non gli interessavi, ma perché erano distanti». Questo il lato positivo; negativo c’è ovviamente la perdita «della dimensione sociale della proiezione in sala, ma bisogna fare di necessità virtù». Del resto, quando è stata impostata questa edizione di Castellinaria «avevamo una speranza: fare un festival diffuso, con la base dei concorsi rivolti alle scuole sicuramente online, perché non potevamo permetterci di pensare di avere 500 ragazzi all’Espocentro, ma con la libertà di muoverci sulle sale del cantone con delle serate o pomeriggi». Tutto annullato, con le nuove restrizioni. Ma «abbiamo continuato a pensare alle sale: alcuni film fuori concorso sono “bloccati”, nel senso che saranno disponibili in streaming solo per un giorno, non per tutta la durata del festival, perché speriamo quando tutto sarà tornato a regime andremo in quelle sale dove non possiamo andare adesso».

Questo per il come: il cosa è un altro discorso perché la pandemia ha fermato anche le produzioni cinematografiche. «All’inizio ci chiedevamo: d’accordo, Castellinaria lo facciamo, ma avremo la materia prima?» ci spiega Zappoli. «Abbiamo poi scoperto che la materia prima c’era, tenendo anche conto che abbiamo uno spazio ristretto, ci occupiamo di cinema che riguarda i giovani». In programma troviamo 6 film conclusi nel 2020: «Ci è andata bene: evidentemente quei film erano già in postproduzione e appena c’è stata la possibilità hanno concluso i lavori».

Castellinaria non è un festival a tema, ma ogni anno emerge uno “spirito del tempo”, una sensibilità comune ai vari film selezionati. E se certo l’attenzione adesso è tutta per la pandemia – che al cinema ancora non è arrivata, «a parte qualche film catastrofico realizzato prima e che purtroppo si è rivelato profetico» –, Castellinaria per certi versi riprende il discorso iniziato l’anno scorso con il ‘Fridays for Future’ e i giovani attivisti per il clima. «Un anno fa avevamo detto che non stavamo inseguendo la moda del momento ma portando avanti un discorso e quest’anno, nel concorso per i più grandi, abbiamo ‘Semina il vento’ di Danilo Caputo, un film praticamente indipendente, perché realizzato con un budget ristrettissimo, di un regista che però conosce bene il territorio e il tema di cui parla», cioè la Puglia con i suoi ulivi devastati da inquinamento e parassiti.

Restando ai film nei due concorsi, abbiamo anche ‘Crescendo #makemusicnotwar’ di Dror Zahavi, sulla convivenza non facile dei membri di un’orchestra giovanile formata da israeliani e palestinesi, un’intrigante rilettura di ‘Antigone’ di Sophie Deraspe e ‘Palazzo di giustizia’ di Chiara Bellosi già passato alla Berlinale; nel concorso Kids, invece, incuriosiscono il surreale ‘Pirates Down the Street’ di Pim van Hoeve, che sotto forma di fiaba avventurosa parla di immigrazione e integrazione, ‘Mio fratello rincorre i dinosauri’ di Stefano Cipani sul rapporto tra un adolescente e il suo fratellino affetto dalla sindrome di Down e il film d’animazione di Michel Ocelot ‘Dilili a Parigi’. Ma risparmiamo al direttore l’imbarazzo di indicarci i film preferiti tra quelli in concorso guardando invece fuori concorso. E Zappoli indica subito ‘Nonostante la nebbia’ «perché c’è un legame affettivo: è l’ultimo film di Goran Paskaljevic, regista che è già stato da noi in passato, senza esagerare lo potevamo definire un amico di Castellinaria e speravamo di averlo con noi».. Purtroppo Paskaljevic è morto lo scorso settembre e adesso «ci sembra importante poter proporre la sua ultima opera, oltretutto girata in Italia e in italiano, perché l’Italia è il primo approdo dei barconi, e quello era il tema che voleva affrontare attraverso la vicenda di un bambino profugo». Altro film, ‘Gagarine’ di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh. «Il titolo si rifà al cosmonauta, ma indirettamente: Gagarin andò a inaugurare un complesso di edilizia popolare in un quartiere periferico di Parigi, un edificio che adesso è stato abbattuto e che nel film scopriamo attraverso un ragazzo, che di nome fa guarda caso Yuri, che lì è nato e che lo vuole difendere».

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