Luiz Meira
Spettacoli
11.11.2019 - 06:200
Aggiornamento : 14.11.2019 - 14:28

Harry Allen e Luiz Meira, quando la bossa nova incontra il jazz

Il chitarrista e il sassofonista stasera in un inedito duo per il Jazz Cat Club in trasferta a Bellinzona, nel tributo a Tom Jobim e João Gilberto

Questa sera il Jazz Cat Club di Ascona presenta al Teatro Sociale di Bellinzona (con inizio 20.45) il chitarrista brasiliano Luiz Meira e il sassofonista di fama mondiale Harry Allen in un omaggio a due leggende della bossanova, Tom Jobim e João Gilberto. Meira ed Allen si esibiscono per la prima volta assieme (biglietti: tel. 091 825 48 18, dalle 13.30 alle 17.30).

Rompiamo il ghiaccio con un paragone: la vostra musica ricorda molto gli straordinari dischi di Stan Getz and João Gilberto, punti di svolta del jazz ma anche del pop. Come nasce questo sodalizio artistico?
HA: Beh, grazie. Che dire… Io e Luiz ci siamo incontrati grazie a Nicolas Gillet, è stato lui a presentarci. Mi trovavo in vacanza con mia moglie e la sua famiglia ad Ascona e Luiz era in città per un concerto. Nicolas ci ha invitato a prendere un caffè e la cosa ha preso il via. Tra pochi giorni suoneremo insieme dal vivo per la prima volta e non vedo l’ora che arrivi il momento di salire sul palco insieme a lui. Sai, Luiz è un musicista incredibile e suonare insieme sarà davvero elettrizzante, credimi. Tornando al lusinghiero paragone con Getz e Gilberto, ti confesso che non si può non essere influenzati dalla partnership espressa nei loro album, quei dischi sono degli assoluti capolavori da cui nessuno può prescindere. Di sicuro nel corso del concerto troveremo il tempo di rendere omaggio alle loro idee musicali ma non mancheremo di proporre anche i nostri pezzi.
LM: Confermo tutto.

Mr. Allen, perché per molti critici lei è il ‘Frank Sinatra del sax tenore’?
Sì, hanno scritto che suono il sax tenore come se cantassi, dicono proprio che canto attraverso lo strumento. Poi, visto che ritengo che Frank Sinatra sia il migliore cantante e performer vocale di tutti i tempi, considero questa definizione come il più grande complimento che mi si potesse rivolgere. Sono lusingato. È capitato spesso che dei vocalist ascoltandomi mi dicessero di aver sentito le parole sgorgare dalla melodia che stavo suonando: questo mi rende felice.

Mr. Meira, lei è originario di Florianopolis, nel sud del Brasile. In giovane età si è trasferito con la famiglia a Rio de Janeiro. Cos’ha trovato lì e cosa le ha dato musicalmente?
Rio de Janeiro è uno dei più importanti luoghi al mondo per la produzione della musica, è sotto gli occhi di tutti. Se a ciò si aggiunge che in città hanno sempre vissuto i più importanti artisti del Paese si comprende quale appeal essa abbia avuto nel tempo su generazioni di aspiranti musicisti. Lì, in città, ho cominciato molto presto a lavorare con i nomi noti della scena; qui ho imparato cose che ancora oggi mi porto dietro da grandi maestri e arrangiatori con cui ho avuto la fortuna di collaborare. Quello che si impara a Rio non lo si dimentica.

In molti considerano ‘La voglia la pazzia, l’incoscienza, l’allegria’, l’album del 1972 di Ornella Vanoni con Vinicius de Moraes e Toquinho, uno dei dischi più belli di sempre della musica brasiliana. Cosa ne pensate?
LM: Un album assolutamente fantastico! Non c’è che dire. Fu mio fratello a comprarlo e a portarlo a casa nel 1980. Suona in continuazione quel disco. La mia canzone preferita è “Senza Paura”. Adoro come la canta Ornella Vanoni.
HA: Davvero bello: segna uno straordinario incontro tra diverse culture. Sprigiona energia fantastica, una cosa unica!

Oggi la musica brasiliana è quanto di più aperto a influenze esterne. Se doveste pubblicizzare il vostro spettacolo, come lo lancereste?
HA: Facile! La musica brasiliana incontra il jazz! È una miscela di nuovo e vecchio, di moderno e di classico. Cerchiamo il meglio dei due mondi.
LM: Bossa nova, è l’espressione giusta. La bossa nova è ancora uno dei generi più importanti al mondo. Il mio socio, Harry Allen, è un grande strumentista in questo genere con un suo stile ben preciso. Sì, anch’io direi che il nostro show è “un grande incontro tra due mondi, la musica brasiliana e il jazz”.

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