Società

Il Papa ai cardinali, non siamo qui a promuovere agende personali

8 gennaio 2026
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Il Papa, nell'omelia della messa nella basilica di San Pietro, insieme con i cardinali, sottolinea il senso dei lavori del Concistoro che ha preso il via ieri in Vaticano: "Noi non siamo infatti qui a promuovere 'agende' - personali o di gruppo -, ma ad affidare i nostri progetti e le nostre ispirazioni al vaglio di un discernimento che ci supera", ha detto Leone.

Poi ha messo in evidenza l'importanza di destinare un tempo al confronto e al dialogo: "Tutti noi ci siamo 'fermati' per essere qui: abbiamo sospeso per un certo tempo le nostre attività e rinunciato a impegni anche importanti, per ritrovarci insieme a discernere ciò che il Signore ci chiede per il bene del suo Popolo. Questo è già in sé un gesto molto significativo - ha sottolineato il Papa -, profetico, particolarmente nel contesto della società frenetica in cui viviamo. Ricorda infatti l'importanza, in ogni percorso di vita, di sostare, per pregare, ascoltare, riflettere e così tornare a focalizzare sempre meglio lo sguardo sulla meta, indirizzando ad essa ogni sforzo e risorsa, per non rischiare di correre alla cieca o di battere l'aria invano, come ammonisce l'apostolo Paolo".

"Il nostro Collegio - ha proseguito il Papa nell'omelia parlando ai cardinali -, pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è infatti chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede, in cui i doni che ciascuno porta, offerti al Signore e da Lui restituiti, producano, secondo la sua Provvidenza, il massimo frutto".

Quindi ha rimarcato l'importanza di dedicare un tempo alla riflessione e al confronto: "Il nostro 'fermarci', allora, è anzitutto un grande atto d'amore - a Dio, alla Chiesa e agli uomini e alle donne di tutto il mondo -, con cui lasciarci plasmare dallo Spirito: prima di tutto nella preghiera e nel silenzio, ma poi anche nel guardarci in volto, nell'ascoltarci a vicenda e nel farci voce, attraverso la condivisione, di tutti coloro che il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine di Pastori, nelle più svariate parti del mondo. Un atto da vivere con cuore umile e generoso, nella consapevolezza che è per grazia che siamo qui, e che non c'è nulla, di ciò che portiamo, che non abbiamo ricevuto, come dono e talento da non lasciar andare sprecato, ma da investire con accortezza e coraggio".

"Questo è lo spirito con cui vogliamo lavorare insieme", "felice di offrire e veder maturare i frutti del proprio lavoro, come di ricevere e veder crescere quelli dell'opera altrui", ha aggiunto Leone concludendo: "Da due millenni la Chiesa incarna questo mistero nella sua poliedrica bellezza. Questa stessa assemblea ne è testimonianza, nella varietà delle provenienze e delle età e nell'unità di grazia e di fede che ci raccoglie e affratella".