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02.11.2019 - 17:20
Aggiornamento: 03.11.2019 - 16:12

In libreria il Repertorio dei matti del Canton Ticino

Esce per Marcos y Marcos un libro nato da un workshop di scrittura. Venerdì la presentazione al Lac

Il tema della follia si accompagna da sempre alla letteratura. Ma se questa volta le persone ‘bizzarre’, ‘anormali’, ‘irragionevoli’, in una parola spietata, ‘pazzi’ - come potrebbe ben inteso essere ognuno di noi - venissero raccontate nelle pagine di un libro? E se oltretutto queste persone abitassero nel nostro stesso luogo geografico o appartenessero alla nostra memoria o leggenda? Ebbene, nero su bianco, le ipotesi appena evocate, sono divenute da pochi giorni realtà con la pubblicazione di Repertorio dei matti del Canton Ticino, edito dalla prestigiosa Marcos y Marcos e che venerdì prossimo, 8 novembre, alle 18.30 nella Hall del Lac di Lugano sarà presentata al pubblico.
Non uno, bensì 19 gli autori. Curatore dell’opera, lo scrittore parmense Paolo Nori, classe 1963, traduttore, blogger, autore di un sorprendente numero di romanzi, più di quaranta, che si contraddistinguono per humor e uno stile prossimo al parlato, volutamente sovversivo delle regole grammaticali e certamente innovativo.
Ma il Repertorio dei matti del Canton Ticino è soltanto l’ultimo (per ora, perché la serie è destinata a estendersi ad altre città) di un prototipo inaugurato a Bologna, quindi proseguito a Milano, Torino, Roma e in altri capoluoghi italiani. In estrema sintesi, il progetto si traduce in un seminario o laboratorio di scrittura finalizzato appunto alla pubblicazione di un repertorio dei matti scritto coralmente dai partecipanti al workshop. Volutamente simili gli incipit delle brevi storie narrate - “C’era uno che...”, “C’era una che...”, “Uno era...”. Macchiette, aneddoti divertenti nella loro assurdità, ritratti di persone strampalate, dicerie popolari, aforismi che nella maggior parte dei casi suscitano nel lettore ilarità. In altri casi l’epilogo è invece doloroso e triste.

Stessi incipit, scrittura senza sentimento e assoluta oggettività

Carlotta Zarattini, che conosce da una quindicina d’anni Paolo Nori - scrisse nel 2004 un lavoro di maturità sulla sua opera letteraria - è una dei 19 autori del Repertorio dei matti del Canton Ticino. Promotrice degli spazi culturali, Turba e Spazio 1929 di Lugano dove tra il marzo e il maggio 2019 si sono tenuti i workshop di scrittura, in collaborazione con Photo Ma.Ma.Edition, Carlotta Zarattini è tra le artefici dell’opera ticinese. «Conoscevo i precedenti formati - dichiara - e ho lanciato l’idea a Nori di realizzarla anche nella Svizzera italiana. Sono due anni che ci lavoriamo, ma solo la scorsa primavera, al terzo tentativo, abbiamo trovato il numero necessario di partecipanti al laboratorio di scrittura e a portare a compimento il progetto.
Come si è svolto nella pratica il seminario di scrittura? «Si è tenuto su più week-end, è stato un lavoro corale. Ognuno di noi si è impegnato a cercare una ventina di ‘storie di matti’ in diverse località del Ticino. C’è chi ha compiuto ricerche in archivi e biblioteche, chi ha ricorso al racconto di nonne o di gente dei paesi, chi conosceva già o ha conosciuto personaggi, chi ne aveva memoria. È stato un curioso modo di guardare alla nostra realtà con occhi diversi». E dal profilo della scrittura quali sono stati i compiti impartiti da Paolo Nori? «Abbiamo dovuto rinunciare al nostro ego: scrivere con assoluta oggettività, mettendo in atto una scrittura senza sentimento. Da una parte ciò consente al lettore di concentrare l’attenzione sui personaggi raccontati e dall’altra crea uno stile del tutto originale». L’assemblaggio delle storie, tutte con un’autonomia propria e dunque slegate da una trama, è spettato infine al curatore dell’opera, «ma l’intero processo creativo e di scrittura è stato compiuto da noi autori» - assicura Carlotta Zarattini che offre una sua chiave di lettura: «Si è trattato di raccogliere storie che altrimenti si sarebbero perdute. Questo libro è anche un documento storico e vuole dare valore alle persone che narra e che la società mette ai margini».

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