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Società
17.10.2018 - 21:280
Aggiornamento : 22:46

Diritti calpestati, il nuovo sponsor fa vergognare Federer

Il nuovo sponsor Uniqlo: a lui 300 milioni per dieci anni, a 2’000 operaie indonesiane niente. E diecimila svizzeri scrivono a Roger

«Condividiamo un obiettivo: provocare dei cambiamenti positivi su scala mondiale». Si è presentato più o meno con queste parole il signor Tadashi Yanai, fondatore e presidente del marchio Uniqlo, nel presentare pochi mesi fa il suo nuovo testimonial: Roger Federer.

Le logiche odierne delle sponsorizzazioni sono forse imperscrutabili per i comuni mortali. Basti dire che al Roger nazionale, 37 anni suonati, è stato proposto un contratto da 300 milioni di dollari per una decina d’anni. Lui, Federer, si è detto orgoglioso di venir preso in considerazione non solo come sportivo, ma come essere umano. Il tennista elvetico ha infatti già avviato una collaborazione creativa con il gruppo giapponese, contribuendo a disegnare il completo indossato agli Us Open.

L’accordo firmato da Federer non è sfuggito a Public Eye, associazione svizzera che da 50 anni s’impegna affinché il nostro Paese non sia all’origine o complice di violazioni dei diritti umani. Infatti Uniqlo è uno dei grandi marchi mondiali che per anni hanno prodotto i propri capi d’abbigliamento nella fabbrica Jaba Garmindo in Indonesia, determinandone poi il fallimento quando hanno azzerato le proprie commesse. Il risultato è che da tre anni 2’000 operaie attendono di ricevere i propri stipendi arretrati, per un totale di 5,5 milioni di dollari. E finora Uniqlo, che versa 30 milioni l’anno a Federer, non ha accolto le loro richieste di risarcimento.

Così, mobilitati da Public Eye, pochi giorni fa 10’452 cittadini svizzeri hanno spedito via posta un messaggio a Federer: “Il popolo svizzero, e io fra gli altri, è fiero della tua classe e del fatto che il successo non ti ha corrotto. Ti prego, continua ad essere un esempio, ad avere un impatto positivo, e utilizza il tuo ruolo chiave presso il tuo nuovo sponsor”. Nelle mani di Federer la racchetta per una volée risolutiva, o almeno d’orgoglio.

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