Società
04.07.2018 - 06:000
Aggiornamento 11:28

Wikipedia osserva l’Europa

Il caso / La pagina italiana dell’enciclopedia online è oscurata per protesta, che cosa vuol dire?

Domani il Parlamento europeo voterà sulla nuova direttiva sul copyright, che preoccupa tutti i creatori e diffusori di contenuti online. In ballo c’è internet, ciò che dev’essere e l’uso che possiamo farne. Ne parliamo con Paolo Attivissimo.

Ieri, anche molti internauti svizzero-italiani si saranno imbattuti in questo messaggio di Wikipedia: “Cara lettrice, caro lettore, il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderà se accelerare l’approvazione della direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di internet”. I timori innescati da questa direttiva hanno indotto a un atto dimostrativo di protesta e di sensibilizzazione la più nota enciclopedia online, che ha oscurato la propria pagina italiana. Secondo Wikipedia, infatti, la nuova normativa sul copyright “minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni”; per cui “potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere”.

Due visioni di internet

In altre parole, sul piatto ci sono due visioni contrapposte di ciò che deve essere internet: la rete aperta e democratica che, con tutti i rischi che comporta, abbiamo finora conosciuto, oppure qualcosa di diverso, in cui la garanzia del rispetto di alcune norme finisce col ridurre la rete a pochi giganti. Questo il conflitto di fondo secondo Wikipedia e molti fra accademici, ricercatori scientifici, organizzazioni umanitarie e legate alla difesa della libertà d’informazione; fra questi anche il cosiddetto inventore del web, Tim Berners-Lee. Wikipedia, dunque – con lo scopo di “continuare a offrire un’enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili” –, chiede all’Europa di lavorare a un compromesso che non snaturi internet.

La protesta si concentra in particolare sull’articolo 11 del provvedimento, la cosiddetta “link tax”, e sull’articolo 13 che impone filtri automatici per l’approvazione di ciò che gli utenti pubblicano in Rete. In realtà, stando a voci uscite dall’Europarlamento, Wikipedia e le enciclopedie online sarebbero “automaticamente escluse” dalla nuova direttiva sul copyright. Il problema, però, non riguarda solo le enciclopedie. Ad occuparsi della questione ieri c’era anche Paolo Attivissimo, consulente informatico, divulgatore scientifico e blogger. Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Tanto per cominciare, qual è il problema?

Il problema fondamentale è che a questo punto Wikipedia diventa estremamente vulnerabile a qualunque contestazione di copyright e dovrebbe dotarsi di un sistema di controllo dei diritti d’autore riguardo a tutto ciò che pubblica. Finora la prassi è che Wikipedia pubblica un contenuto e se nessuno lo contesta non ci sono problemi, se qualcuno lo contesta viene rimosso. Se passasse questo voto, invece, chiunque faccia informazione si troverebbe con un onere di lavoro davvero molto pesante; anch’io come blogger dovrei dotarmi di un sistema che mi permetta di garantire che i miei contenuti non sono soggetti al copyright di qualcun altro.

Tutto ciò quali rischi comporta?

Significa spingere gli utenti verso le grandi piattaforme, come Facebook, Google o YouTube, che avranno una licenza che coprirà tutto: loro possono permettersela, il singolo blogger no. Il rischio principale è che ci sia proprio un accentramento della struttura di internet: siccome tutto diventa molto complicato e si rischia tanto, allora molti utenti non pubblicheranno in un loro sito o blog, ma si appoggeranno ai grandi fornitori. Questo significa che essi diventano arbitri di quello che possiamo dire: passiamo da un internet aperto a un internet chiuso; da una pluralità di voci grandi e piccole a una comunità in cui a poter parlare saranno in pochi, e tutti gli altri dovranno attaccarsi a loro per poter comunicare.

Facciamo un esempio?

Oggi molti contenuti sono pubblicati in un certo senso in tolleranza: se io pubblico un video che è una recensione di un film oppure faccio una parodia di un trailer cinematografico, è un’opera creativa, però sto usando il materiale di qualcun altro. Oggi secondo la legge svizzera sono garantiti il diritto alla critica e alla parodia, che invece in questo nuovo sistema automatico diventerebbero molto più difficili da esercitare. Inoltre ci sarebbe da pagare una tassa per ogni link di riferimento ad altri contenuti: questo significa uccidere internet.

Quali sono i timori che hanno ispirato questa direttiva?

Ci sono molti titolari di diritti, come le case discografiche o cinematografiche, che sono contenti di questa idea. Si tratta però di mettere sul piatto due diritti importanti in misura differente: da un lato c’è il diritto per chiunque crei contenuti di essere tutelato, dall’altro c’è il diritto ancora più importante alla libertà d’espressione. Finora questo è stato garantito.

Che cosa si aspetta giovedì?

Io sono preoccupato, perché i politici chiamati a votare su questo tema non mi sembrano particolarmente consapevoli della struttura di internet e delle conseguenze di questa proposta. Del resto ci sono in ballo gli interessi economici di chi spinge affinché questo progetto venga approvato.

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