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05.10.2022 - 17:26
Aggiornamento: 18:12

Endometriosi, da una ricerca bernese un test non invasivo

La patologia colpisce il 10-15% di donne in età fertile. Scoperte alcune cellule nelle donne afflitte da essa che dovrebbero servire da biomarcatore

Ats, a cura di Red.Web
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Un gruppo di ricercatori dell’Inselspital di Berna, assieme a scienziati australiani, ha sviluppato le basi per un test non invasivo dell’endometriosi, una malattia della mucosa uterina molto frequente e che in stato avanzato può portare all’infertilità. I ricercatori hanno identificato delle cellule che si trovano prevalentemente nella mucosa interna dell’utero (endometrio) delle donne afflitte dal problema e che dovrebbero servire da biomarcatore, riferisce oggi lo stesso ospedale universitario bernese.

L’endometriosi colpisce il 10-15% delle donne in età fertile; e addirittura il 30-40% delle donne con infertilità presentano in modo variabile questa patologia. La malattia comporta il trasferimento della mucosa uterina al di fuori della sua sede (per esempio ovaio, peritoneo, tube, vagina, intestino, vescica). Ogni mese, sotto l’effetto degli ormoni prodotti dalle ovaie per il ciclo mestruale, queste regioni sanguinano, creando un’irritazione dei tessuti circostanti che dà luogo alla formazione di cicatrici e aderenze. Con il passare del tempo questa malattia cronica, che nasce come una problematica superficiale, procede progressivamente a un’infiltrazione dei tessuti divenendo più difficile da eradicare in modo completo.

L’endometriosi si può manifestare fin dalla giovane età dopo l’inizio delle mestruazioni e con sintomi molto vari. A volte predomina il dolore durante o al di fuori del ciclo, ma segni premonitori della malattia possono essere anche difficoltà alla defecazione o alla minzione, o dolori durante i rapporti sessuali. Malgrado sia una malattia frequente, l’endometriosi è complessa e poco conosciuta. Questa patologia non diminuisce solo il benessere fisico generale ma può anche pesare molto sulla psiche e la vita di coppia.

La terapia comporta tre diverse opzioni: gli ormoni per interrompere il ciclo mestruale, gli antidolorifici e, nei casi più avanzati, la chirurgia. La tecnica operatoria più utilizzata è l’endoscopia addominale (laparoscopia), che consente inoltre di individuare l’endometriosi senza alcun dubbio. È un esame che, sebbene poco invasivo, viene eseguito in anestesia generale e, come ogni procedura chirurgica, comporta alcuni rischi.

Ora lo studio appena pubblicato potrebbe finalmente portare a un test per l’endometriosi rapido e non invasivo. Ciò grazie all’identificazione di un sottogruppo di cellule del tessuto connettivo che si trova prevalentemente nell’endometrio delle donne affette dalla malattia ma non in quelle senza questa patologia. Si tratta di un biomarcatore per distinguere le pazienti sane da quelle malate. Nello studio sono stati analizzati campioni di tessuto dell’endometrio di dieci donne colpite da endometriosi e di nove senza tale problema. Il passo successivo dei ricercatori è ora di convalidare le loro scoperte con l’analisi di almeno un migliaio di pazienti.

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