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Scienze
18.10.2020 - 17:090

Farmaci anti-calvizie contro l'infezione da coronavirus

Al via uno studio per capire se diminuire la presenza di androgeni può aiutare nella lotta al Covid-19

Gli uomini sono più colpiti dal Covid-19, con il 70% dei ricoveri. Ciò ha indotto i ricercatori a pensare che la maggiore facilità di contrarre l'infezione possa dipendere dalla presenza di più elevati livelli di androgeni, gli ormoni sessuali maschili, rispetto alle donne. Ecco perché studi stanno valutando la possibilità di intervenire attraverso gli stessi trattamenti ormonali usati contro il tumore della prostata e la calvizie (presente nel 79% degli uomini colpiti dal coronavirus), per contrastare l'infezione.

Una conferma arriva da uno studio italiano su "Annals of Oncology", su più di 9mila pazienti ricoverati in Veneto. È emerso che chi stava seguendo una terapia anti-androgenica per tumore della prostata, aveva un rischio diminuito di 4 volte di contrarre il coronavirus. Del tema si discute al 93esimo congresso della Società Italiana di Urologia (Siu). "Fin dall'esplosione dell'infezione da coronavirus in Cina, è stato chiaro come gli uomini siano i più colpiti" osserva il professor Walter Artibani,segretario generale Siu. Alcuni studi hanno osservato poi che quelli con calvizie (segno di alti livelli di androgeni) venivano più spesso ricoverati.

Questo ha indotto a ritenere che questi ormoni potrebbero essere coinvolti nei meccanismi alla base dell'infezione. Approfondendo, è emerso come pazienti in terapia per alopecia o tumore della prostata, risultino essere parzialmente protetti. E pare accadere lo stesso con farmaci inibitori della 5-alfa reduttasi (come per l'alopecia ma a dosaggi piu elevati) per l'ipertrofia prostatica benigna. "Gli studi si concentrano su un enzima legato alla membrana cellulare (TMPRSS2), che appare mutato nei pazienti con tumore della prostata, la cui espressione è regolata positivamente dai livelli androgenici e favorisce l'ingresso del virus nella cellula" spiega il professor Francesco Porpiglia, responsabile dell'Ufficio Scientifico Siu. Richiedono ancora trial clinici adeguati. E ci vorrà qualche tempo, prima dello sviluppo di farmaci specifici. "Ma è una possibilità concreta - concludono gli esperti - anche se si tratterebbe, per ora, di una cura per chi ha un tumore della prostata,controindicata ai cardiopatici e in forme gravi di osteoporosi".

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