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02.08.2019 - 06:100

Un libro non è un libro non è un libro

Dall’inchiosto dei volumi di carta ai bit degli ebook, dal testo scritto a quello letto degli audiolibri, le tante vite dei libri

È uno degli argomenti più usati dai sostenitori degli ebook: un libro è un libro, sia esso cartaceo o digitale. Argomento dotato di un certo potere persuasivo – certamente meglio dello sberleffo “se ti piace il profumo della carta puoi incollare dei fogli sotto il tuo lettore di ebook” – ma sostanzialmente sbagliato. Perché certo, le parole scelte e messe in ordine dall’autore sono indubbiamente le stesse, ma il libro, digitale o cartaceo, è qualcosa di più e di diverso da quelle parole. Per rendersene conto basta allargare un po’ lo sguardo e vedere che c’è anche una terza incarnazione di quella sequenza ordinata di parole da prendere in considerazione: l’audiolibro.

Di libri, ebook e audiolibri

Per semplicità: “libro” è il libro cartaceo, “ebook” quello elettronico e “audiolibro” la registrazione audio di un libro. E, sempre per semplicità, evitiamo preconcetti e invettive: non è vero che i libri sono ormai cosa per feticisti della carta, gli ebook per tecnoentusiasti che scaricano e non leggono e gli audiolibri per gente troppo pigra per leggere. È certamente vero che sono esperienze diverse. Un libro è un oggetto fisico che, anche per i possessori più attenti, si caricherà di tracce del tempo che passa – ricordi, per l’occhio e il cuore del proprietario, senza dimenticare le dediche di chi quel libro ce l’ha regalato o la firma dell’autore. È un oggetto che puoi sfogliare, lasciandoti tentare dalle parole che quasi per caso trovi sulla pagina; un oggetto che, nel bene e nel male, ingombra scrivanie, comodini e scaffali. Un ebook è un insieme di dati non sempre di facile gestione – e qui si potrebbe aprire una lunga parentesi sulla compatibilità dei diversi formati e soprattutto su quelle diavolerie che sono i sistemi antipirateria: come se per leggere un libro dovessi per forza far uso degli occhiali che il librario ti ha dato e che un giorno potrebbe anche riprendersi. Ma, per quanto non ci sia quell’immediatezza del “prendo in mano il libro e inizio a leggerlo”, la lettura è un’esperienza veloce e tutto sommato piacevole, soprattutto se al posto di tablet, smartphone e computer si usano dei dispositivi dedicati dotati di schermo che simula l’inchiostro su carta e con batteria che dura giorni se non settimane. Toccando lo schermo puoi cercare una determinata frase, ingrandire il testo per quando c’è poca luce oppure scoprire il significato di una parola che non conosci – utile soprattutto se leggi un libro in un’altra lingua. L’ebook ti permette di portarti sempre con te un’intera biblioteca: pochi grammi di elettronica contro chili di carta sono una bella cosa, quando sei in viaggio. Poi in realtà quella biblioteca, almeno fisicamente, non c’è, il che significa che non puoi perdere un libro – anche i più disordinati digitali trovano quel che cercano, ma perché di fatto lo cerca il computer – ma neanche ritrovarlo, imbattendoti casualmente in quel romanzo che improvvisamente ti vien voglia di rileggere. Con gli audiolibri, poi, passiamo dagli occhi (e dalle mani che reggono e sfogliano) alle orecchie. Ed è una liberazione, perché apre nuovi spazi prima preclusi. Un viaggio in auto, una passeggiata nel parco, i lavori domestici: difficile, e anche un po’ pericoloso, pensarli come momenti di lettura, ma non ci sono particolari problemi come momenti di ascolto. Ma la vera differenza è un’altra: il libro e l’ebook sono per loro natura privati, un rapporto personale tra il lettore e la pagina; l’audiolibro invece può essere un’esperienza collettiva. Ecco che un romanzo diventa un’alternativa al logorante tormentone estivo nei lunghi viaggi in auto verso il mare o la montagna.

Un libro non è un libro non è un libro

Poi, certo, con l’audiolibro le parole dell’autore sono mediate dalla voce del lettore – che talvolta è l’autore stesso, anche se non necessariamente un bravo scrittore è anche un bravo interprete. Ma mediamente sono ottime interpretazioni, almeno per quanto riguarda i cataloghi delle due principali piattaforme di lingua italiana, Audible di Amazon e Storytel. Abbiamo così la saga di Harry Potter letta dall’attore (e doppiatore di Hagrid nei film) Francesco Pannofino, Claudio Bisio che racconta le ‘Favole al telefono’ di Gianni Rodari, l’imponente affresco della ‘Pastorale americana’ di Philip Roth interpretato dalla profonda voce di Massimo Popolizio, le tre voci narranti di ‘La ragazza del treno’ di Paula Hawkins interpretate con bravura da Carolina Crescentini, Marianna Jensen e Alessia Navarro, mentre Alba Rohrwacher è l’indovinata voce sia di Scout, la figlia di Atticus Finch protagonista di ‘Il buio oltre la siepe’ di Harper Lee, sia della ‘Signorina Else’ di Arthur Schnitzler.
Il fatto è che non solo questa mediazione vocale tra autore e fruitore, che soprattutto per i titoli dedicati ai bambini include anche effetti sonori, può essere affascinante e suggestiva – ma anche sofferta, se l’interprete non è all’altezza del testo –, ma rende attenti sul fatto che anche libri ed ebook subiscono una simile mediazione. Solo che qui le cose non sono messe poi così bene. Perché le parole dell’autore sono solo l’inizio: c’è poi un editore che prende quelle parole e le trasforma in un libro o in un ebook, impaginando il testo, scegliendo la copertina, inserendo le immagini. E qui il caro vecchio libro di carta dà non pochi punti agli ebook; certo per limiti tecnici – quel testo che è immobile sulla carta stampata è liquido sui lettori di ebook, adattandosi ai diversi dispositivi e alle preferenze di chi legge – ma spesso ci si imbatte in obbrobri grafici che affaticano la lettura e che, con una maggiore sensibilità tipografica, sarebbe abbastanza semplice evitare, rendendo più agevole la lettura. Il problema è che questa sensibilità – che poi è attenzione verso il lettore, anche quello disattento – è sempre meno diffusa anche nei libri: capita spesso, e non necessariamente con editori minori, di imbattersi in volumi con margini millimetrici (immaginiamo per risparmiare carta), pagine scentrate, spaziature incoerenti, righe orfane e vedove.

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