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Pardo Verde Wwf
laR
 
14.08.2022 - 10:08
Aggiornamento: 15.08.2022 - 10:13

Un premio non si rifiuta mai: vince ‘Matter Out of Place’

Il documentario di Nikolaus Geyrhalter conquista il Pardo Verde Wwf come opera che meglio affronta una tematica ecologica

di Mattia Lento
un-premio-non-si-rifiuta-mai-vince-matter-out-of-place
Locarno FIlm Festival
Nikolaus Geyrhalter

Il nostro pianeta è inondato dai rifiuti. Anche la Svizzera, paese famoso al mondo per il grado di pulizia dello spazio pubblico, conserva nelle sue viscere tonnellate di pattume smaltito in passato senza alcuna coscienza ambientale. Il documentario ‘Matter Out of Place’ parla proprio di questo e ci porta in giro per il mondo, Svizzera compresa, alla scoperta dei processi che stanno dietro allo smaltimento dei rifiuti. Per questo è stato premiato con il Pardo Verde Wwf, assegnato all’opera che è stata più capace di offrire uno sguardo creativo e innovativo sui problemi ambientali. Abbiamo intervistato il regista austriaco Nikolaus Geyrhalter.

Nikolaus Geyrhalter, il primo Pardo Verde della Storia del Locarno Film Festival non poteva che andare al suo film, complimenti…

Sono molto contento, ma in realtà non me l’aspettavo. Ogni premio destinato a un film non commerciale è importante. È la prima volta che sono venuto al Locarno Film Festival, è davvero magnifico, un ambiente rilassato, e Piazza Grande è un luogo perfetto per un festival di cinema.

Perché si occupa così spesso nei suoi film di temi ambientali?

Non penso di occuparmi di temi ambientali, quando piuttosto dell’essere umano come specie, dell’interazione tra l’essere umano e il suo ambiente. Il fatto di occuparmi di ambiente è, diciamo così, una conseguenza del mio interesse primario. Un interesse che proviene dalla fotografia documentaristica.

Si aspettava di trovare situazioni così drammatiche in rapporto ai rifiuti che produciamo oggi e a quelli che abbiamo smaltito male nel passato?

Sì, ero perfettamente preparato e conscio di quello che avrei trovato nel momento in cui ho iniziato le riprese. Tutti sappiamo che abbiamo un problema rispetto ai rifiuti, c’è però chi sceglie di guardare altrove. Abbiamo problemi anche in paesi come la Svizzera, che oggi sono ben organizzati nell’ambito dello smaltimento e del riciclo, ma che pagano ancora le conseguenze degli errori del passato nello smaltimento delle discariche. Tutto ciò che produciamo diventa un rifiuto e i rifiuti non spariscono mai del tutto, a meno che siano organici ovviamente. Ci sono stati momenti che mi hanno sorpreso ovviamente. In Nepal, ad esempio, dove i rifiuti sono raccolti da lavoratori con un risciò nelle piccole stradine e poi sono portati da grossi camion attraverso strade impossibili in discarica. Quando piove, lungo la strada, questi camion devono essere sospinti continuamente da bulldozer per non rimanere bloccati nel fango.

In ‘Matter Out of Place’ si parla anche dei rapporti tra sporco, pulizia e organizzazione degli spazi in diversi contesti geografici. Che lezione ha appreso rispetto a tutto ciò?

I rifiuti sono un problema enorme. Ogni persona, ogni comunità di questo pianeta deve affrontarlo. Produciamo ancora materiali che non si decompongono, che non scompaiono, che rimangono per secoli. Quando sotterriamo i rifiuti rimangono sepolti sottoterra, quando li bruciamo rimane cenere. Ogni cosa non biodegradabile in una forma o nell’altra diventa parte della massa di rifiuti. Riciclare è una buona soluzione che comunque necessità di molta energia, di risorse. Noi in Occidente abbiamo imparato a smaltire con efficacia i rifiuti, ma i problemi rimangono anche qui.

In questo processo sono coinvolte molte categorie di lavoratori, volontari, attivisti…

Ci sono molte figure professionali attorno allo smaltimento dei rifiuti. I volontari giocano un ruolo fondamentale nel ripulire il mondo dai rifiuti. Lo abbiamo visto nel mio film con i sommozzatori che contribuiscono a ripulire il mare, oppure con i raccoglitori di rifiuti in Albania. Le Ngo anche giocano un ruolo importante nel ripulire il mondo dai rifiuti. Poi ci sono persone che vivono ai margini e cercano di ottenere un reddito dai rifiuti, come le raccoglitrici di rifiuti nelle discariche nepalesi che rivendono categorie di rifiuti.

Lei dice che nei suoi film non vuole dare un messaggio, ma far vedere e portare le persone a riflettere. Perché?

Nei miei film possiamo leggere un messaggio tra le righe, quantomeno un’intenzione, però non amo commentare le immagini dei miei film. I commenti sono noiosi. Quando vado al cinema voglio fare esperienze. Il pubblico attraverso il mio film può vedere, conoscere alcune situazioni, ma le risposte sui fenomeni che mostro non le avrà certo da me, per quello c’è internet.

Per questo ha scelto uno stile contemplativo e curato molto l’aspetto sonoro…

Per me l’obiettivo era portare il pubblico a vedere e conoscere luoghi a cui normalmente non ha accesso. In questo film le immagini ovviamente giocano un ruolo importante, ma anche il suono è estremamente importante. Ho utilizzato il sistema Dolby Atmos, quello che è utilizzato anche dagli action movie hollywoodiani. Quando si va al cinema si hanno molte aspettative dal punto di vista tecnico e io non voglio deluderle.

Lei è anche un produttore e lavora in Austria. Come è la situazione del ramo in questo paese?

In Austria abbiamo un buon sostegno pubblico del cinema. Ma nonostante questo è sempre poco. Per i giovani talenti non è facile. Le coproduzioni sono fondamentali, con la televisione oppure con altri paesi.


Da ‘Matter out of Place’

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