transiti-undici-e-dodici
© Ghiggini
‘L’anima dentro l’acqua’
ULTIME NOTIZIE Culture
Locarno 75
9 ore

Gitanjali Rao narratrice dei piccoli sogni di tutti i giorni

La regista indiana è stata insignita del Locarno Kids Award per essere ‘una delle voci inconfondibili e originali del cinema indiano’ e non solo
Culture
11 ore

Morta Olivia Newton-John, star di Grease

Malata da tempo, è deceduta all’età di 73 anni
Cinema
12 ore

Lars von Trier ha il morbo di Parkinson

La sua storica società di produzione, Zentropa, ha oggi reso pubblica la malattia
Culture
12 ore

Era Clu Gulager, protagonista de ‘Il ritorno dei morti viventi’

Si è spento a Los Angeles all’età di 93 anni. Fu Billy The Kid negli anni ’60, negli Ottanta iniziò a recitare in B movie e horror
Cinema
12 ore

Non solo Bond (o Federer): ‘Il cinema in Ticino? Un mondo ampio’

Al ‘Locarno Pitching Day’ 2022 presentati sei progetti in fase di sviluppo. Castelli (Film Commission): Festival vetrina spettacolare, ma c’è tanto altro
Cineasti del presente
12 ore

Un deserto sospeso tra cielo e terra

‘Fragments From Heaven’ del marocchino Adnane Baraka è un’esperienza per la vista e anche per l’udito. Ma anche Franciska Eliassen...
L'intervista
13 ore

Tre uomini nel ‘Delta’

Sotto il tendone della Campari con il regista, Michele Vannucci, e con Luigi Lo Cascio e Alessandro Borghi
Fotografia
13 ore

Verzasca Foto Festival Off, le residenze si aprono

Mercoledì 10 agosto, la Casa della fotografia a Gordola ospita una serata di presentazione dei fotografi ospiti quest’estate della rassegna
Locarno 75
17 ore

Universi paralleli a fianco della Piazza

Horror, fantascienza, erotismo: la realtà virtuale trova spazio anche al Locarno Film Festival e regala emozioni estreme
Locarno 75
18 ore

Thomasina e Martha ascoltano il futuro con ‘Lola’

Nel film di Andrew Legge, con tutti i rischi del caso, due sorelle inventano un dispositivo in grado d’intercettare onde radio dal futuro
Locarno 75
20 ore

‘Paradise Highway’ irrisolto, non convince ‘Delta’

Nel film con Juliette Binoche, imbarazzante e malinconico Morgan Freeman; tanti i temi narrativi irrisolti. Sorprende ‘Medusa Deluxe’
Culture
20 ore

Fra cultura e scienza allo ‘Sconfinare Festival’

Dal 30 settembre al 2 ottobre in Piazza del Sole a Bellinzona, lungo il confine che separa due mondi solo apparentemente opposti
Musica
21 ore

Roberto Pianca organ Trio per il Jazz in Bess extra muros

Giovedì 11 agosto alle 18.30 a Cureglia, Casa Rusca
L’intervista
22 ore

Juliette Binoche, attrice e camionista

Da Kieślowski a Kiarostami, lampi di vita e carriera fino a ‘Paradise Highway’ di Anna Gutto
Spettacoli
22 ore

Morto l’attore Roger E. Mosley, indimenticabile TC di Magnum P.I.

Aveva 83 anni ed è rimasto vittima di un incidente d’auto. Suo il ruolo di Theodore ‘TC’ Calvin accanto a Tom Selleck
Locarno 75
1 gior

Jason Blum, come spaventarsi tanto spendendo poco

La sua Blumhouse è la casa produttrice di horror per eccellenza, cose come ‘Paranormal Activity’, 15mila dollari investiti, 200 milioni guadagnati
Locarno 75
1 gior

Nuove narrazioni digitali: un incontro al BaseCamp

All’Istituto Sant’Eugenio domani, dalle 19, si terrà una masterclass dedicata al lavoro del collettivo Total Refusal. A introdurla una conferenza.
Spettacoli
1 gior

Al Festival di narrazione, raccontare senza stereotipi

Un incontro aperto al pubblico sul tema è in programma sabato 20 agosto, presso la Corte dei Miracoli di Arzo
Locarno 75
1 gior

‘Il pataffio’ o della trappola della commedia (umana)

Il film di F. Lagi, presentato in prima mondiale al Concorso internazionale sabato, racconta le bassezze della contemporaneità travestite da medioevo
Microcosmi
18.07.2022 - 14:13
Aggiornamento: 14:45
di di Massimo Daviddi

Transiti undici e dodici

Dalla Val Ceresio a Varese, indugiando nei Mulini Grassi e nei quartieri storici; approdiamo infine alla Galleria Ghiggini

Un pomeriggio di qualche anno fa, due amici fraterni, Adriana e Alfeo, seduti vicino a me ascoltavano un autore che presentava un libro di racconti. Eravamo alla Galleria Ghiggini, a Varese. Ci sono tornato oggi. Chi torna sa che qualche voce se ne è andata, ma basta che un bambino tagli all’improvviso la strada, distraendoti, perché queste risuonino ancora dentro un frammento di te, risvegliato. Riprendo così qualche verso di Tomas Tranströmer, mentre da un muretto rosso esce veloce una lucertola. "Ci muoviamo su una strada, / fra uomini, / nel calore solare. /Ma altrettanti che non vediamo / o forse più / stanno dietro oscuri edifici / che si levano da entrambi i lati/ A volte uno di loro si avvicina alla finestra / e getta uno sguardo in basso verso di noi".

Undici

Per andare a Varese passo dalla Val Ceresio, fino ad arrivare alla rotonda di Induno Olona. Qui, prendo una piccola discesa e dopo cento metri sulla destra ecco l’antico birrificio in stile Liberty, ‘Angelo Poretti’. Proseguendo, imbocco via dei Mulini Grassi che ricorda l’attività di macinazione diffusa sul corso del fiume Olona; dei tornanti ripidi, la cappella votiva, il cimitero, conducono al quartiere Sant’Ambrogio, alle pendici del Sacro Monte. Come altri quartieri di Varese troviamo diverse ville d’epoca, in particolare colpisce ‘Villa Toeplitz’, quattro ettari di parco, serre, il Museo etno-archeologico, Castiglioni. Nel nucleo, vicoli in sasso, cortili, case con balconi fioriti, per poi arrivare sulla piazza Milite Ignoto, alberata e con panchine. Salendo qualche gradino entro nel dehors dello storico circolo per un caffè. Più volte attraverso una delle stradine del nucleo osservando una casa d’angolo, primi ’900, abbandonata; il giardino in questa stagione trabocca di piante e fusti verdi, formando un tappeto che sembra tenere con sé le persone che hanno vissuto qui, per cui viene spontaneo allungare lo sguardo sul portone d’entrata, con intarsi in legno e un vetro opaco. Si partecipa a un tempo dove nessuna parola esiste, lontano da tutto e da tutti. Eppure, nel momento in cui i rumori sembrano attutiti, respinti dalle mura esterne, possiamo immaginare che l’abbandono della casa sia anche la sua forza. Non sento l’impulso a chiedere chi fosse qui, prima, qualcosa si annuncia sempre, come fa il silenzio se viene da un’assenza, da tutti gli odori animali, vegetali, di specie. Il corpo è una sola cosa con gli alberi di questo giardino, dimora, germoglio di piccole esistenze.

Dodici

Sul balcone di via Albuzzi 17, sede della ‘Galleria Ghiggini’ di Varese, dal 1822 al servizio dell’arte, incontro Eileen Ghiggini, che rappresenta oggi l’esperienza storica di una famiglia di decoratori, inverniciatori, corniciai. Da piazza delle Oche a qui, nel cuore della città, un percorso di artigianato artistico che dagli anni 70 trova una sua evoluzione nel progetto di Emilio Ghiggini, padre di Eileen. Cosa prova, sporgendosi sul fronte di questo tempo lungo? «Penso a un gran traguardo, ottenuto tenendo fede al nostro passato che era già segno di una forma artistica, un lavoro di belle arti. Lo leggiamo in una cronaca dell’epoca che parla del fondatore, Eugenio Ghiggini».

La vostra, una presenza visibile, continua. «Ci siamo spostati da piazza delle Oche a via Broggi, Corso Matteotti, fino a questa casa con le sue decorazioni. Pensavo che i duecento anni dovessero essere sottolineati per il lavoro fatto, così abbiamo prodotto un video per comunicare una presenza storica attiva nel presente».

L’idea di creare una galleria? «Si deve all’interesse che mio padre ha sempre avuto per l’arte, vissuto all’inizio nella galleria di via Sant’Andrea, a Milano. Da lì, un nuovo passo. Torna a Varese e come dice nel video stravolge l’attività, un cambio generazionale, mantenendo però viva quella legata al negozio di cornici del nonno Achille, anche lui appassionato d’arte».

L’orientamento? «Tenere i contatti che aveva a Milano con gli artisti, portarli a Varese, allora una novità, approfondendo i fermenti dell’arte concettuale, minimale, l’oggettistica d’arte». Come vive il suo ruolo? «Ne sono orgogliosa e allo stesso tempo intimorita. Non voglio dimenticare le scelte fatte in passato, ma il desiderio è quello di mettere la mia impronta, ad esempio nell’impegno verso giovani artisti».

I criteri? «L’attenzione per chi sviluppa una ricerca, dentro un percorso costruito insieme; quando ci si parla nascono affinità, si riflette con naturalezza". Mi diceva dei giovani. «Abbiamo dato il via al premio ‘Ghiggini Arte’, dal 2001 al 2016, un concorso impegnativo dedicato a giovani che per buona parte venivano dall’Accademia di Brera, valutati da una giuria qualificata. Una sfida, arrivando a cento iscritti e il vincitore di ogni edizione aveva diritto a una personale in galleria. Tutto questo mi ha fatto crescere, soprattutto nell’organizzare una mostra, produrla».

Quante ne ha realizzate in un anno? «Una volta quasi una al mese, anni intensi; ora ho ridotto drasticamente. Quattro all’anno, di solito per come le ho pensate apriamo con una collettiva che inizia già a dicembre e si porta a gennaio; a seguire, due prima dell’estate e due dopo».

Con che spirito affronta una mostra? «Credo molto nella progettualità, organizzare per tempo, ragionare, lasciando all’artista anche la sua libertà. Porto avanti questa linea e l’allestimento è frutto di un dialogo, cercando di omaggiare lo spazio».

Nell’area espositiva ho visto il progetto fotografico ‘Body Architecture’, realizzato da Debora Barnaba, insieme al visual artist torinese Michele Liuzzi e dal prossimo 9 luglio, fino al sei agosto 2022, la mostra collettiva, ‘ESTATE’ (www.ghiggini.com). Lo spazio della galleria trasmette serenità. «È uno spazio aperto a laboratori artistici e anche ad altre discipline, penso a Mario Chiodetti, pubblicista, che ha portato in galleria i maestri di Pavarotti».

L’artista a cui è legata in modo particolare? «Federico Romero Bayter, colombiano, alle spalle vede un suo lavoro; con lui si è creato un rapporto sincero, di grande disponibilità».

Eileen, che ama i cavalli, parlando della sua esperienza esprime l’idea di avventura e sentiamo questo nel fluire delle sue parole, attente, aperte alla scoperta. Il padre, con il figlio Giacomo, agronomo, segue con passione una casa di famiglia a Cunardo. Ci sono cavalli, un terreno coltivato a mirtilli, l’orto, la vigna di Merlot, mucche Highlander e un pollaio. Tra i molti e conosciuti artisti, Emilio Ghiggini ha avuto un legame profondo con Gottardo Ortelli, pittore nato a Viggiù. Lo ricordiamo, prima di lasciarci.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
galleria ghiggini varese
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved