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13.06.2022 - 05:30
Aggiornamento: 18:06

Olga dal sottosuolo

L’illustratrice ucraina ha raccolto sentimenti ed emozioni e li ha trasposti su un taccuino. Quelle pagine abbozzate sono diventate ‘Diario di guerra’

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"Ho deciso di disegnare. Che rimanga almeno un diario per documentare". Il virgolettato è uno stralcio da ‘Diario di guerra’ (Caissa Italia Editore, maggio 2022), fumetto di Olga Grebennik, che si è servita di una matita e un taccuino per testimoniare otto giorni e otto notti trascorsi nei sotterranei di una dimora di un quartiere residenziale di Kharkiv. Un racconto in immagini per dire no alla guerra, che in poco tempo è stato tradotto in diverse lingue.

Scritta alla spiccia, la pubblicazione è la storia di una famiglia durante i primi giorni di guerra – cui segue la fuga –, narrata da una dei suoi componenti: Olga Grebennik, nata a metà anni Ottanta a Kharkiv, dove ha vissuto con i suoi familiari fino a otto giorni dopo lo scoppio del conflitto, iniziato con l’invasione russa la mattina del 24 febbraio scorso.

Breve nota biografica: Olga è sposata con l’artista Sergej; insieme hanno due figli, Fëdor di 9 anni e Vera di 4; fanno parte del nucleo la nonna e Mikki, il cane. L’artista trentacinquenne, di madrelingua russa (come molti ucraini del resto), è laureata in architettura, ma dal 2015 lavora come illustratrice e ha pubblicato oltre una quindicina di libri per bambini venduti in più di venti Paesi, aggiudicandosi anche il premio internazionale ‘Image of the Book’.

Fermo immagine uno. La vita è un piccolo giardino fiorito

Prima di quel dannato 24 febbraio, la vita familiare scorreva tranquilla, Olga disegnava, illustrava e scriveva libri per bambini, i suoi figli imparavano le arti e il marito realizzava le sue opere. Avevano "mille piani e mille sogni". La notte prima dell’invasione, scrive Grebennik nelle pagine introduttive del libro, "ci siamo addormentati sazi e felici". Poi le esplosioni alle 5 del mattino catapultano la sua famiglia, un paese intero di famiglie, nel buio. Presente e futuro sono andati in frantumi.

Fermo immagine due. ‘La paura si attorciglia allo stomaco’

"Ogni sera alle undici cominciano a volare gli aerei. È una lotteria o meglio una roulette russa". "Ho subito scritto sulle braccia dei bambini i loro nomi, le date di nascita e il numero di telefono". Allo scoppio degli attacchi – smarrita – la famiglia si rifugia nei sotterranei illuminati a malapena, con la sabbia che rende "difficile il respiro", il soffitto basso che opprime. Vi trascorrerà diverse ore. Disegnare e scrivere per Olga diventano operazioni salvifiche, un filo cui rimanere attaccati. "Ora so per certo che c’è la guerra e ci sono le persone. La prima non tiene conto delle seconde".

Fermo immagine tre. Fuga dalle bombe

Al nono giorno, in un vortice di pensieri incerti, l’illustratrice con marito, figli e cane, parte in direzione ovest. I viaggi sono difficoltosi: pochi taxi, poco carburante. La prima tappa dell’esodo è Leopoli, dove la famiglia è accolta da "perfetti sconosciuti". Olga, Fëdor e Vera si separano da Sergej, che non può valicare i confini a causa della legge marziale. Il papà tornerà a Kharkiv e inizierà a fare volontariato con la Croce Rossa. "Avevo con me solo i bambini, il cane, uno zaino sulle spalle e il talento per il disegno". Dopo Leopoli, i quattro profughi arrivano all’Hotel Mercure, nella capitale polacca. Qui trascorrono giorni "da favola", seppur sia difficile abituarcisi. Nel giro di poco tempo, Olga riceve un’offerta di aiuto e alloggio temporaneo in Bulgaria. La famigliola azzoppata parte alla volta di Sofia, vi arriva il 16 marzo, e trova casa in una cittadina: "Ma ogni notte sogno mio marito e la mia città. Mi sveglio e tutto si contorce dentro di me".

Tutta l’angoscia sulla carta

Nel suo taccuino, l’illustratrice descrive gli spazi vitali che di giorno in giorno si fanno più ristretti; abbozza scene di straordinaria quotidianità, azioni semplici che acquistano un significato vitale perché non sono più scontate, ricercando una normalità polverizzata. I sotterranei di casa, nonostante tutto, diventano un luogo sicuro, spazio di socialità e "strategia militare". Olga, nei suoi disegni, oltre a fermare su carta momenti familiari e comuni come colazioni, pranzi, giochi e conversazioni; documenta bambini, famiglie, nonni, animali: tutto quel microcosmo che dal giorno alla notte si è ritrovato in un pandemonio. Il volumetto si compone di una cinquantina di pagine abbozzate e annotate in cirillico: fotogrammi istantanei con segni secchi e frenetici, espressione di un bisogno impellente di buttare fuori.

Il racconto è minimo, essenziale e toccante, forte dell’incisività di uno stile telegrafico, veloce per forza di cose. La scrittura, nell’ambientazione sotterranea, è scarna; si fa più diffusa dal momento in cui Olga scappa con bambini e cane. La traduzione mantiene fede alla versione russofona dei toponimi, si legge così Kharkov e non Kharkiv, Lvov al posto di Leopoli e così via. Dal nostro canto, li abbiamo traslati per non cadere nella confusione.

Il disegno, a scriverlo è l’autrice stessa, è un esercizio che l’ha sempre aiutata ad affrontare le emozioni. Dai fogli non emergono allora solo paura, incertezza e angoscia, fra le pagine e le righe traspare altresì la speranza, nutrita da solidarietà e vicinanza umana. Il disegno diviene così terapia, un balsamo per sopravvivere alla distruzione, e il taccuino si trasforma in via di fuga per scappare dalla guerra.

Instagram: gre_ol

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