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laR
 
02.01.2022 - 09:55
Aggiornamento: 14:46

Antonio Ciseri: cos’è la pittura?

La celebrazione dell’artista svizzero italiano può essere l’occasione per riflettere su alcuni aspetti del sistema artistico nella storia

di Vito Calabretta
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Antonio Ciseri, L’Italia risorta (allegoria dell’Italia che si è liberata dalle catene), 1859, Collezione Città di Locarno. Foto: Roberto Pellegrini

«Ho fatto pure qualche ritratto dal vero, ma ho sempre l’impressione di non essere pittore, di non esserlo più… Forse qualcosa di buonino ho fatto, ma è tutto lavoro senza quello sprizzo di fosforo libero che è il bello e il buono del lavoro». Così scrive Aldo Carpi dal lager nazista di Gusen, il 14 febbraio 1945. Lo scrive per la moglie Maria che non sa se leggerà e se rivedrà mai e ci interroga su cosa sia la pittura, davvero. Sì, c’è una questione di verità nella pittura. La ritroviamo, nel Ticino dei nostri giorni, in un contesto affatto distante da quello in cui si trovò Aldo Carpi, attraverso l’operazione dedicata ad Antonio Ciseri, articolata in alcune esposizioni presso sedi varie e in un volume che le accompagna. Perciò, leggendo Aldo Carpi che cerca di sopravvivere al nazismo mentre a Milano, nell’Accademia di Brera dove insegnava, colleghi, studenti, bidelli appendono ai muri cartelli spontanei con i quali ne chiedono la nomina a direttore, ricevo uno scossone: sto cercando di sbrogliare la matassa che concerne la pittura di Antonio Ciseri, mi imbatto nella figura accademica di Aldo Carpi e vivo una frizione che concerne il concetto di pittura accademica.

Oggi, con l’operazione in corso, Antonio Ciseri, abitualmente ritenuto “pittore accademico”, viene presentato come un grande artista. Nel catalogo leggiamo di «eccellenza», a p. 37; di «originalità» e del fatto che sia stato «regolarmente vantato» dai responsabili artistici e culturali del Cantone Ticino (p. 15), di «rango protagonistico nella pittura dell’800» (p. 66) e di vicinanza con la pittura di Dominique Ingres (p. 67). Solo Giulio Foletti accenna alle perplessità già in passato manifestate per la «resurrezione di un morto che non torna in vita» e a come Ciseri sia stato «ritenuto pittore accademico retorico sentimentale chiesastico»; salvo poi insistere sull’importanza della ricostruzione del suo percorso, «magnifico esito finale di una lunga e caratteristica storia di migrazioni artistiche, artigianali e di mestiere» e proporre di resuscitarlo «facendolo uscire dalla dimensione encomiastica e celebrativa».

In effetti la storia della conoscenza e della fruizione del lavoro di Ciseri è contraddittoria: un successo di pubblico soprattutto in ambito devozionale e un successo di committenza anche politica, una consuetudine a portarlo sugli allori in ambito locale (a «vantarlo», come scrive Veronica Provenzale che è responsabile del progetto in corso) si scontrano con un atteggiamento severo e di sufficienza da parte della storiografia sulla pittura dell’Ottocento. Corrado Maltese gli dedica, nella Storia dell’arte italiana dal 1785 al 1943, poco più di tre parole: «mediocri artisti come … Antonio Ciseri». Piero Chiara, in Pittura italiana dell’Ottocento, apprezza le buone intenzioni: «l’organismo formale tende a riportarsi tutto sul disegno. Ciò non poteva avvenire, né avvenne senza inconvenienti». Solo Antonio Spalletti, nel saggio dedicato alla pittura toscana dell’Ottocento che sta nella Storia della pittura italiana pubblicata da Electa, dedica al pittore di Ronco sopra Ascona giudizi lusinghieri, insistendo, con valori positivi, sulla «evidenza fotografica» e sulla «definizione disegnativa».

Preso atto del contrasto tra i fronti della lettura critica, forse l’iniziativa ticinese di questi mesi vuole essere un tentativo di riscatto della fortuna del pittore che operò a Firenze mantenendo un forte legame con la propria regione di origine.


Antonio Ciseri, Ritratto della signora Anna Walter, 1867, Museo d’Arte della Svizzera italiana, Lugano. Collezione Città di Lugano

Cosa ci dicono le opere esposte? Le troviamo in sedi disparate e ciò, se rende omaggio alle realtà locali che hanno coltivato la memoria dell’artista, rende difficile una visione di insieme e un confronto sul vivo. Troviamo una certa felicità espressiva nella mostra presso il Museo di Arte di Lugano, in particolare negli studi di testa e nel Ritratto della signora Anna Walter e in alcuni disegni. Vi possiamo vedere come, nella costruzione dell’opera, egli si appoggiasse alla componente illustrativa e ne troviamo conferma nella sala dedicata ai disegni presso il piccolo museo della Madonna del Sasso, a Orselina. I lavori esposti al Casorella di Locarno appaiono di qualità diversa: decisamente celebrativi e poco convincenti in termini pittorici i quadri più ambiziosi (L’Italia risorta; Date a Cesare…) sembrano meno riusciti i ritratti, per esempio di Caterina Ciseri, in cui gli occhi, brillanti, non si amalgamano nell’incarnato del viso, sacrificando la naturalezza e l’efficacia artistica alla ambizione illustrativa e alla definizione del segno, come se ci trovassimo, più che di fronte a esiti di ricerca pittorica, nel mondo dell’illustrazione di soggetti alla ricerca di consenso.

Ecco quindi che la celebrazione di Ciseri può essere l’occasione per riflettere su alcuni aspetti del sistema artistico nella storia. Innanzi tutto abbiamo la relazione tra pittura intesa come operazione artistica e pittura intesa come forma di illustrazione destinata a un pubblico. In secondo luogo abbiamo l’esigenza di definire, sulla base dei termini appena accennati, come possiamo intendere il concetto di pittura accademica. Abbiamo poi gli aspetti relativi alla storia sociale dell’arte, rispetto ai quali potremmo indagare su come si è articolato, nel corso delle fasi storiche, il destino della famiglia Ciseri e la biografia di Antonio (il volume dedicato all’operazione in corso ci offre già un primo tassello attraverso le ricostruzioni genealogiche); vi è poi la storia della ricezione del lavoro del pittore e la storia della sua fortuna critica, abbozzate in almeno un paio di contributi al volume. Pertanto, oltre ad aggiungere un tassello all’impegno del Ticino per «vantarlo» nel corso dei decenni, l’iniziativa su Antonio Ciseri pone le basi per riflessioni sulla cultura artistica e sulla tecnica della rappresentazione che possono essere utili alla nostra consapevolezza critica e alla nostra cittadinanza all’interno della società culturale.

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