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16.11.2019 - 14:50

Van Gogh for dummies

Aperta fino al 19 gennaio la grande ‘mostra immersiva’ al Centro esposizioni di Lugano

di Ivo Silvestro
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Cerchiamo di prenderla per quella che è, l’esposizione ‘Van Gogh Alive’, ché a raccontarla, e criticarla, per quello che non è si fa torto a lettori e organizzatori. Non ci si raccapezzerebbe, infatti, a visitarla come si visiterebbe una mostra d’arte, per il banale motivo che non ci sono quadri. Ma non è neanche un’installazione, la creazione multimediale di un artista che, come spesso capita, riprende e trasfigura classici della storia dell’arte. Che cosa è, dunque, ‘Van Gogh Alive’, con i suoi grandi pannelli su cui scorrono, animate, le opere del pittore olandese?

Quello che forse più si avvicina a ‘Van Gogh Alive’ è un parco divertimenti, un posto dove vai per assaporare la meraviglia. E la meraviglia non manca, nel mare di proiezioni video, musiche e odori che l’australiana Grande Exhibitions ha portato, grazie Gc Events e Emme, a Lugano. Ieri durante la conferenza stampa di presentazione sono stati forniti alcuni dati tecnici che danno l’idea della complessità dell’allestimento: 35 videoproiettori ad alta definizione gestiti da 20 mediaserver collegati con 700 metri di cavi, 12 altoparlanti, 450 metri quadri di superficie proiettata, 1’500 metri quadri di tendaggi di oscuramento.

Il tutto per portarci nel mondo di Van Gogh, sommersi dalle immagini delle sue opere che si muovono e si animano in un didascalico itinerario di una trentina di minuti attraverso la sua carriera artistica, il tutto contestualizzato da brevi testi anch’essi proiettati. Una meraviglia, per gli occhi e per la mente. Il problema è che questo nobile e potente sentimento viene usato solo per raccontare, in breve, la vita dell’artista, perlopiù inquadrata con i suoi spostamenti geografici, dall’Olanda a Parigi al Sud della Francia. Il che contrasta un po’ con l’ambizione di “storytelling company” manifestata da Rob Kirk di Grande Exhibitions. Se il loro mestiere è narrare, perché raccontare una storia che pare una ricerca di quarta media sulla vita di Van Gogh invece di indagare alcuni suoi grandi capolavori: perché non smontare e rimontare i ‘Mangiatori di patate’ o il ‘Campo di grano con volo di corvi’ mostrandone in grande elementi, caratteristiche e suggestioni, invece di proiettarli su grande schermo insieme a cento altre opere?

Abbiamo esposto questo dubbio a Rob Kirk. La sua risposta: «C’è una larga parte della popolazione che non frequenta musei e gallerie d’arte: noi ci rivolgiamo a loro, offrendo un’altra maniera di vivere e godere l’arte». In Svizzera (dati dell’Ufficio federale di statistica) a non frequentare mostre e musei è poco meno del 30 per cento della popolazione, ma è vero che il dato non riguarda solo i musei d’arte ed è legato al livello di formazione. Insistiamo: perché non approfondire maggiormente l’arte di Van Gogh, soffermandosi su alcune opere, invece di questa carrellata cronologica? «Bisogna pensare al pubblico: non ci rivolgiamo a chi frequenta le gallerie d’arte e ha una conoscenza approfondita del tema, ma a quell’ampio settore della popolazione che ha sentito nominare Vincent Van Gogh ma non conosce bene le sue opere: per questo non entriamo nello specifico, perché vogliamo dare uno sguardo complessivo sull’artista». Ma approfondire un tema, illustrare la composizione di un quadro, non potrebbe interessare anche questa parte di pubblico? «Penso che il pubblico generalista non cerchi questo, ma voglia una presentazione generale della sua opera e della sua vita».

Non insistiamo oltre: forse ha ragione lui e la maggioranza della popolazione non può o non vuole comprendere l’arte, e neanche vale la pena provare, a raccontargliela per bene. Mettiamo su un parco divertimenti.

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