Ticino7
08.12.2018 - 17:250

Cosa c'entrano Dorothy Hughes e Tom Waits?

C'entrano, c'entrano. Ve lo spieghiamo al volo qui sotto

Da In un posto solitario, Dorothy Hughes (1947):

«Poteva scendere in spiaggia, sedere sulla sabbia, respirare la nebbia e il mare. Avrebbe trovato buio e silenzio»

 

Da Putnam County di Tom Waits (1975)

«Lasci il tuo piccolo bar,
strizzi l’occhio alla buia, calda,
narcotica notte americana»

 

In un posto solitario è la storia esilarante, furiosa di uno strangolatore che si fa braccare da un poliziotto, suo miglior amico e compagno di guerra, in una danza letteraria noir che Dorothy Hughes rende misteriosa e accattivante, malgrado l’incipit dia già premonizioni sul finale. Un romanzo perfetto nella narrativa, negli ambienti, nel suo scorticare gli impulsi umani più viscerali.
Da sfondo una Los Angeles del dopoguerra, colma di neoarrivati pieni di sogni e speranze, ma sprofondati nella solitudine. La solitudine soffocante dei bar e dei diner a fine serata.

Gli stessi che due decenni più tardi Tom Waits mette in musica in Nighthawks at the Diner, album del 1974 inciso dal vivo, in un’unica «presa», nel bar dove ha invitato una dozzina di amici per fargli da pubblico. L’album è stato concepito sul posto, con musicalità da blues soffuso, a voler esaltare le storie e non le note. Come in un bar a fine serata, quando i musicisti stanno chiudendo bottega, ma c’è ancora quell’ultimo pezzo da intonare a sprazzi. Le storie di Waits incrociano città, cameriere, camionisti, viaggiatori. Come nel brano «Putnam County», dove canta di eroi della notte che fra avventure inverosimili o banali vivono una solitudine profonda. E forse, in alcuni casi, li vorrebbe immaginare felice.

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