laRegione
Nuovo abbonamento
L’autore e la montagna
ULTIME NOTIZIE Culture
Netflix
5 ore
Quella volta che Lars e Sigrit andarono all'Eurovision
Un 'islandese' Will Ferrell ne ha per tutti, americani inclusi, in una deliziosa parodia-tributo al concorso canoro europeo più kitsch di sempre.
Gallery
Arte
8 ore
Biennale Val Bregaglia, giochi semantici naturali
Artisti misurati con la cultura del luogo e con la sua storia. Gli interventi di Roman Signer, con la grande torre, e Alex Dorici, col pertugio nelle antiche mura
Libri
1 gior
La settimana bellinzonese di 'Incontra uno scrittore al parco'
Lunedì 13 luglio Gabriele Alberto Quadri, martedì 14 Christian Paglia, giovedì 16 Matteo Beltrami. Sempre alle 19.15
Società
1 gior
Covid-19, Robert De Niro quasi sul lastrico
La pandemia ha inferto un grave colpo ai business dell'attore americano, la catena di ristoranti Nobu e il Greenwich Hotel
Arte
1 gior
A Michael Klein il 'Paul Boesch 2020'
Il più recente e trai più sostanziosi premi d'arte svizzeri. È accompagnato dall'acquisto di un'opera che sarà inclusa nella collezione del Kunstmuseum di Berna
Culture
1 gior
Task Force Culture: 'Un segnale forte e unanime'. Con risultati
Le associazioni culturali accolgono con soddisfazione l’apertura da parte del Consiglio federale (Cf) della consultazione sulla legge Covid-19
Scienze
1 gior
Lo spazzino dello spazio 'made' in Svizzera
ClearSpace, la sart-up del Politecnico federale di Losanna, vuole lanciare la sua navicella nel 2025
Musica
1 gior
La cantautrice ticinese Julie Meletta torna con 'Middle May'
Pubblicato oggi su tutte le piattaforme di streaming il nuovo singolo, in attesa del primo EP in uscita quest'inverno
Scienze
2 gior
Rimandato al 2021 il lancio di Ariane 6
Inizialmente prevista a fine 2020, la messa in orbita del nuovo razzo europeo (progetto al quale collabora anche la Svizzera) slitta a causa del Covid-19
Scienze
2 gior
Meno rischio di declino cognitivo col lavoro d'ufficio
Le professioni da scrivania proteggono di più la mente rispetto a quelle che richiedono sforzo fisico, affermano ricercatori inglesi
Culture
2 gior
Morricone: 'Musicare Jenatsch? No, ma vi ringrazio'
La proposta giunta dai Grigioni mentre componeva Mission. La risposta? 'Una gentilissima lettera autografata dal Maestro, in cui declina l'offerta'
Culture
2 gior
Lac, da sabato in poi l'estate è 'en plein air'
Talk, reading con artisti e autori, concerti di classica e world music. Gratuitamente fino ai primi di settembre. Si apre con la letteratura, l'11 luglio
Video
Locarno 2020
2 gior
I futuri registi studiano al Locarno Kids HomeMade Movies
Videopillole didattiche sul sito del Festival. In cattedra anche Claude Barras. Il corto che vincerà il contest sarà proiettato in sala nel 2021
Spettacoli
2 gior
Usa, l'attrice Naya Rivera sparita nelle acque di un lago
Famosa per la serie "Glee", la 33enne era uscita in barca con il figlio di 4 anni. Si teme possa essere annegata
Cinema all'aperto
3 gior
Chiasso, Proiezione Grande Velocità: la scelta di Marco Müller
Lo storico-critico ha scelto 'The Night of the Hunter' (La morte corre sul fiume) di Charles Laughton. Lo presenterà giovedì 9 luglio, in prima persona
Musica
3 gior
'L'Osi per me', perchè il concerto lo fate voi
L'Orchestra della Svizzera italiana invita il pubblico a scegliere i brani da suonarsi alla ripresa dei concerti, programmata per il 28 e 29 agosto a Lugano
Culture
3 gior
Stati Uniti, intellettuali liberal contro il clima d'intolleranza
'Nuove forme di censura' negli ambienti progressisti. Lo scrivono nomi come Margaret Atwood, Noam Chomsky, Salman Rushdie e J.K. Rowling su 'Harper's'
Gallery
Classica
3 gior
Ticino Musica, il Festival c'è ed è quasi un open air
Da sabato 18 luglio (Piazza Manzoni) a giovedì 30 (Boschetto Parco Ciani) e in giro per il cantone, in sicurezza. L'evento presentato oggi a Lugano
Culture
16.02.2016 - 17:500
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:10

Uno Zoppi da ricordare

È uscito nelle scorse settimane ‘Ero un ragazzo di montagna’, ne parliamo con la sua curatrice

Criticato, superato, dimenticato, Giuseppe Zoppi ora ritorna in un volume che raccoglie le sue novelle e i suoi ricordi scritti per la stampa ticinese. Ci siamo chiesti perché.

Se davvero la letteratura, buona e meno buona, è espressione profonda del sentire del proprio tempo, Giuseppe Zoppi resta fra gli autori che hanno detto qualcosa del Ticino in cui ha vissuto, nella prima metà del Novecento. Della sua cultura, del suo tessuto sociale, del suo sentire, forse anche attraverso quella stessa retorica per cui l’autore di Broglio è stato criticato e superato, dagli eventi e da chi è venuto dopo di lui (un nome per tutti, Plinio Martini); e quindi, in certa misura, dimenticato. Se lo stesso ‘Libro dell’alpe’, il suo testo più celebre, evoca ormai un passato dall’orizzonte sbiadito, lo Zoppi poeta o “narratore libero” per la stampa è ai più ignoto. ‘Ero una ragazzo di montagna - Novelle ricordi’ (Salvioni, 2015), a cura di Tania Giudicetti Lovaldi (docente all’Università di San Gallo), raccoglie una selezione dei testi pubblicati da Zoppi nel corso di tre decenni sulla stampa ticinese. Ne abbiamo parlato con la sua curatrice, per provare a capire meglio l’operazione, e magari riscoprire qualcosa di significativo su questo scrittore (il libro verrà presentato venerdì 4 marzo alla Biblioteca cantonale di Locarno, con Renato Martinoni).

Per cominciare, gli amanti ticinesi della letteratura, dopo aver letto Giovanni Orelli e Plinio Martini, sono stati indotti a considerare come superato un autore come Zoppi. Dunque, non possiamo serenamente dimenticarlo?
No, non possiamo dimenticare un autore come il valmaggese, che tanto si è prodigato per far conoscere il Canton Ticino e la civiltà contadina della sua valle. Del resto è uno dei pochi autori svizzero italiani che, negli anni Venti e Trenta, ha scritto delle opere che hanno trovato una vasta eco nella sua patria, ma anche in Italia. Riporre, come è stato in parte fatto, la sua opera in un cassetto e chiuderlo a chiave vorrebbe dire cancellare i ricordi di varie generazioni che hanno conosciuto lo scrittore di Broglio proprio sui banchi di scuola attraverso un libro che gli era valso il premio Schiller.

Questo libro raccoglie una produzione particolare di Zoppi. Con quali criteri sono stati selezionati i testi? E che cosa rivelano di ‘nuovo’, o di meno noto, del loro autore?
Il volume contiene 26 testi, novelle e ricordi, estravaganti, mai pubblicati in volume, che Zoppi aveva consegnato, nell’arco di trent’anni, a tre testate ticinesi: il ‘Corriere del Ticino’, il ‘Giornale del Popolo’ e l’‘Illustrazione Ticinese’. Si susseguono in ordine cronologico e documentano come l’attività letteraria del valmaggese sia stata intensa e ricca di sfaccettature. Alcuni temi sono stati presentati e sviluppati anche nelle opere a stampa, altri ci danno un’immagine forse più ironica, oltre che privata e “cittadina”, dell’autore del ‘Libro dell’alpe’. Tutti hanno un sapore antico e nostalgico e sono un tassello che contribuisce ad arricchire la conoscenza della visione poetica zoppiana.

Nella sua prefazione Renato Martinoni evoca i luoghi comuni, forse i pregiudizi, con cui sono stati osservati Zoppi e la sua opera. Quali in particolare andrebbero rivisti?
Si è scritto in maniera un po’ troppo sbrigativa, soprattutto dopo la sua morte, che è stato un autore che non ha saputo dare una visione reale degli ambienti e dei luoghi della vita di un tempo. Forse non si è capito che è proprio quello che il valmaggese non ha mai voluto fare, in lui non c’è mai stato il desiderio di essere uno scrittore della realtà (intesa come descrizione storica, antropologica e sociale). È stato invece un uomo che non ha voluto distinguere, un po’ ingenuamente, la vita dalla poesia: per lui la vita era poesia e la poesia era vita. Zoppi lo dimostra bene anche nel volume ‘Ero un ragazzo di montagna’, in cui quasi ogni testo è caratterizzato dalla gioia di vivere e da un’attenzione particolare verso il mondo dell’infanzia e la bellezza della natura e dei paesaggi. Il professore con il “pince-nez da poeta piemontese dell’Ottocento” ha voluto spesso soffermarsi su quanto lo ha meravigliato e incantato (e farne partecipe il lettore). I suoi testi sono una fiaba, densa di letterarietà, che si collega sempre alla realtà, quella più primitiva e un po’ rude, che ha vissuto nella sua infanzia. Alla fine il poeta è sempre dotato “d’arte magica”. Bisogna però anche ricordare che la visione mitica, arcadica del mondo alpestre, viene sublimata in un primo momento, soprattutto con ‘Il libro dell’alpe’ del 1922 e ‘Quando avevo le ali’ del 1925, e successivamente drammatizzata con l’uscita del romanzo ‘Dove nascono i fiumi’, un libro scritto da adulto e quindi intriso di tristezza (e di fede e di speranza).

Recuperare oggi Zoppi, come lei fa, in quanto ‘voce chiara e genuina che ama le belle umili cose del popolo’, innamorato del ‘suo Ticino’ al punto da morire forse per la distanza da esso, non perpetua forse quella retorica all’origine degli sguardi critici e dei luoghi comuni su questo scrittore?
Secondo me no, anzi ci permette ancora una volta di capire meglio l’intento dell’opera letteraria zoppiana, che è riassunto, in parte, anche nelle seguenti parole (contenute, tra l’altro, nel ‘Libro dei gigli’): “Insegnare a vedere, in tutte le grandi e piccole cose, la bellezza: ecco il mio sogno”. Questa è, forse, la chiave di lettura per avvicinarci ai libri del cantore della montagna.

Da questi testi emerge, come scrisse Piero Chiara, l’immagine di uno Zoppi ‘confederato integrale’, mediatore fra le identità culturali svizzere. È forse questo l’aspetto più attuale del suo profilo intellettuale? In che modo può parlare alla Svizzera italiana di oggi, alle prese con una difficile difesa della propria specificità linguistica e culturale? 
Zoppi ha sempre creduto nel senso profondo del proprio mestiere di poeta e di docente. Ha anche voluto mettere a disposizione le proprie competenze per divulgare opere scritte nelle diverse lingue nazionali. E qui mi soffermerei sullo Zoppi traduttore, che, negli anni in cui era professore di Letteratura italiana al Politecnico di Zurigo, per mezzo di un ottimo lavoro letterario, ha fatto conoscere nella Svizzera italiana e in Italia opere di Charles Ferdinand Ramuz, Gottfried Keller, Conrad Ferdinand Meyer, Charles Gos, Cécile Lauber. In fondo conoscere è anche capire e valorizzare.

 

© Regiopress, All rights reserved