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laR
 
13.09.2022 - 05:10
Aggiornamento: 16:06

La mascherina e il paracadute

Un’interpellanza dell’Udc sulla presunta inutilità e nocività delle mascherine ha sollevato parecchie critiche. Intervista a Mattia Lepori (Eoc)

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Depositphotos

«Ma che rilevanza clinica possono mai avere studi di questo genere?» È parecchio perplesso, il vicecapo area dell’Ente ospedaliero cantonale Mattia Lepori, quando gli sottoponiamo l’ultima mozione del granconsigliere Paolo Pamini in merito all’utilizzo delle mascherine contro il coronavirus. A giugno il deputato Udc ha chiesto al Consiglio di Stato di evitare nuovi obblighi di indossarle – nel caso, supponiamo, di ulteriori ondate pandemiche – sostenendo in modo piuttosto apodittico che non esiste "un solo Paese al mondo dove l’introduzione dell’obbligo di mascherina abbia ridotto notevolmente il numero dei casi", che "nei Paesi con più frequente utilizzo della mascherina ci sono stati più morti", che le mascherine sono dannose, potrebbero causare o peggiorare le infezioni e che non esiste "nessuna evidenza di un effetto protettivo". Il testo presenta in allegato tutta una serie di studi, denunciati nelle scorse settimane da un anonimo gruppo di operatori sanitari – che hanno scritto anch’essi al Consiglio di Stato – come inattendibili, parziali e inconclusivi, oppure letti dai mozionanti in maniera errata. Visto che il dottor Lepori si è trovato per due anni in prima fila nella lotta al virus, abbiamo chiesto a lui di aiutarci a fare il punto.

Prima un’interpellanza, ora una mozione. A sostenerle, una lunga lista di studi. Non dovremmo dare ascolto a chi ritiene che le mascherine siano inutili o addirittura dannose, specie per i bambini?

Ogni anno, solo in campo medico, vengono pubblicati circa due milioni e mezzo di studi. È ovvio che se si va a cercare bene, magari in qualche rivista non esattamente di prim’ordine, si possono trovare elementi atti a sostenere qualsiasi tesi, anche la più strampalata. In questo caso poi ci si aggrappa a pubblicazioni del 2020 – quando ancora sapevamo pochissimo del virus –, spesso metodologicamente discutibili e basate su campioni di osservazione clinicamente insignificanti. Se per dimostrare i pericoli della mascherina si misura la saturazione di una decina di persone osservate sotto sforzo – neanche ce la mettessimo per correre –, non mi pare che si possa con ciò mettere in dubbio quello che milioni di persone impiegate in area medica in tutto il mondo osservano da decenni: ovvero che l’uso di mascherine non ha condotto allo sviluppo di patologie particolari. Che indossare una mascherina possa essere antipatico e fastidioso, posso capirlo. Ma dannoso? Mi pare proprio che non ve ne sia alcuna evidenza.

La mozione però solleva dubbi anche sull’efficacia protettiva rispetto al coronavirus.

Il personale medico dei reparti Covid all’Eoc ha mostrato una sieroprevalenza del virus identica a quella della popolazione generale. Significa che nonostante queste persone siano state in contatto per giorni, settimane, mesi con pazienti che espiravano costantemente il virus, non si sono contagiate più che altrove. Pensa che sarebbe stato possibile senza l’utilizzo della mascherina come strumento di protezione individuale?

Pamini, gli "specialisti del settore biomedico e farmaceutico" che hanno contribuito al testo della mozione e 286 firmatari fanno però notare che l’andamento dei contagi non è stato diverso tra Paesi che hanno introdotto un obbligo (ad esempio la Germania) e altri che non l’hanno fatto (come la Svezia). Cosa risponde?

Si tratta di confronti completamente speculativi. I mozionanti prendono Paesi con profili anagrafici e socioeconomici diversi, in periodi diversi, in presenza di varianti diverse del virus. E guardano ai contagi: un dato chiaramente influenzato dal numero di test, spesso molto più diffusi e rigorosi – dunque destinati a restituire un maggior numero assoluto di casi positivi – nei Paesi che hanno adottato misure più restrittive.

Si cita anche uno studio sul Kansas, che mostrerebbe come le contee con obbligo di mascherina tra agosto e ottobre 2020 abbiano avuto "tassi di mortalità significativamente più elevati" rispetto a quelle senza obbligo.

Peccato che neppure in questo caso si ‘pesino’ i risultati per le differenze sociodemografiche tra una contea e l’altra: sappiamo ad esempio che in America i maschi afroamericani a basso reddito sono risultati molto più vulnerabili al virus, che fattori decisivi sono la presenza di aree urbane invece che rurali, l’età, la presenza e qualità degli ospedali… Insomma, anche in questo caso stiamo parlando di osservazioni clinicamente irrilevanti.

Si contesta anche che mancano studi capaci di dimostrare in via definitiva il contrario, ovvero l’efficacia delle mascherine: servirebbe uno studio clinico "randomizzato e controllato", in cui due campioni identici di persone vengono osservati uno con, uno senza la mascherina. Gli stessi mozionanti chiedono uno studio rischi/benefici retrospettivo all’esecutivo cantonale. È possibile?

Se è per quello non esiste neppure uno studio randomizzato e controllato sull’efficacia del paracadute: nessuno ha mai provato a gettare persone che non ce l’avevano da un aeroplano per misurarne le conseguenze. Anche esporre un gruppo con un ‘placebo’ delle mascherine –mascherine ‘finte’ e non filtranti, immagino – a un virus potenzialmente letale non è il tipo di proposta che spero venga approvata da un comitato etico. Quando poi si chiede uno studio retrospettivo sull’intero periodo pandemico, mi chiedo come si possa fare una cosa del genere a posteriori, definendo correttamente rischi e benefici ed eliminando le variabili di disturbo dall’osservazione.

All’inizio, tuttavia, qualche dubbio sull’uso delle mascherine da parte della popolazione lo avevate anche voi medici, ricorda?

Certo. Al di là della scarsità di materiale, temevamo che potessero essere utilizzate male, sporcandole e finendo per correre troppi rischi. L’esperienza, che fino ad allora non avevamo, ci ha dimostrato che non è così, che la gente beneficia di questi presidi e li sa generalmente utilizzare in modo da sfruttarne il potenziale protettivo. D’altronde la scienza è così, si impara attraverso l’accumulazione di esperienza empirica.

Ma l’ipotesi di un nuovo obbligo di mascherina è verosimile?

Io spero che la pandemia sia in fase di superamento definitivo e quindi sono convinto che non vi sarà più bisogno di un obbligo generalizzato. In ogni caso, l’esperienza in materia potrà essere utile anche in futuro. Quello che ora possiamo dire di sapere in modo ragionevolmente solido è che le mascherine sono ottimi strumenti di protezione individuale in ambienti chiusi, specie in caso di una permanenza prolungata, anche nelle scuole di grado medio e superiore. Non avrà verosimilmente più senso, ad esempio, un obbligo anche all’aperto, ma questo non toglie l’utilità generale delle mascherine e il ruolo decisivo che hanno svolto durante le fasi più dure della pandemia.

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