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20.05.2022 - 16:32
Aggiornamento: 17:01

Tra aumento delle ditte senza notifica e lo spettro malaedilizia

Il bilancio 2021 dell’Associazione interprofessionale di controllo. Ambrosetti: ‘Sempre più permessi di corta durata’. Bagnovini: ‘Importante segnalare’

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Ti-Press
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Con un 2021 dove, sebbene senza duri lockdown, la pandemia si è ancora fatta sentire anche il lavoro distaccato ne ha risentito: «E le cifre delle notifiche hanno registrato una diminuzione», rileva il presidente dell’Associazione interprofessionale di controllo (Aic) Renzo Ambrosetti nella conferenza stampa di bilancio dell’anno passato. 2’029 sono state le ditte notificate, in leggero calo rispetto all’anno precedente. Ma è stato comunque un anno di intenso lavoro per l’organo di controllo specializzato nella sorveglianza delle ditte e dei lavoratori esteri, attivi in Ticino attraverso distaccati o indipendenti. A partire dal netto incremento di ditte trovate senza notifica: 290.

‘Meno attrattivi per gli imprenditori italiani’

Ma andiamo con ordine. A cosa va attribuita questa diminuzione? «Accanto alla situazione economica generale che, ricordiamo, ha fatto registrare una difficoltà di approvvigionamento di alcuni materiali per la costruzione e un aumento dei prezzi, hanno contribuito vari fattori – sottolinea Ambrosetti –. Ad esempio, in Italia l’ente pubblico ha promosso una politica di finanziamenti nell’ambito del rinnovamento del parco immobiliare: si sono create quindi per diversi artigiani opportunità di lavoro in Italia che hanno reso meno attrattivo il venire a lavorare in Ticino». Ci sono «chiari segnali da parte di imprenditori italiani» del fatto che «non è più interessante varcare il confine, anche in considerazione del nostro apparato ‘protettivo’ del mercato del lavoro» afferma il presidente dell’Aic.

Un altro dato da sottolineare, cui si assiste già da quando era in vigore la Legge sulle imprese artigianali, è «un sempre maggior ricorso, da parte di dipendenti e indipendenti italiani, a permessi di corta durata. Queste richieste, valide per un massimo di 90 giorni, sono sempre alte, in particolare nelle agenzie di collocamento temporanee». Basti pensare, snocciola Ambrosetti, che «dopo il periodo di pandemia i dati sono tornati al livello del 2019, con 15’201 notifiche di cui 4’200 presso agenzie di collocamento, dove si può calcolare che il 40 per cento è occupato nei settori Aic e con 2’360 assunzioni presso datori di lavoro indigeni nei settori Aic». Ai tempi della Lia, «il ricorso a questa tipologia di permesso arrivava in particolare dalle aziende che non rispettavano le condizioni legali per poter operare sul territorio cantonale. Adesso – prosegue il presidente dell’Aic – sono le aziende che prima ricorrevano al distacco a passare per il tramite delle agenzie di collocamento. Anche aziende indigene, che non fanno più necessariamente capo a frontalieri con un permesso di lunga durata ma privilegiano il permesso di corta durata».

Un altro tema caldo del 2021 è stato «il vuoto contrattuale nel settore delle falegnamerie: un settore primo nella graduatoria dei lavoratori distaccati». In assenza di un contratto collettivo di lavoro di forza obbligatoria «la competenza dell’Aic riguardo ai controlli decade, anche se grazie a una convenzione con il Cantone quest’ultimo ha comunque demandato all’Aic il controllo». Il problema però è economico: «Per noi ha avuto conseguenze finanziarie, perché l’indennizzo dei controlli è minore».

Il terzo tema, accompagnato da un sospiro di sollievo, è la caduta dell’Accordo quadro con l’Unione europea, «con quest’ultima che chiedeva un indebolimento delle nostre misure di protezione del mercato del lavoro e dei salari: fortunatamente non se ne è fatto niente».

‘Pericolosa concorrenza sleale’

L’Associazione interprofessionale di controllo, con i suoi 7 ispettori e le sue 3 unità amministrative, «contribuisce in modo determinante alla lotta contro la malaedilizia» rimarca il segretario dell’Aic Nicola Bagnovini. Malaedilizia che «rappresenta un fenomeno molto pericoloso per l’intero sistema economico e sociale, e che quindi va combattuta con determinazione assoluta, anche perché rappresenta una pericolosa concorrenza sleale nei confronti di numerose imprese e lavoratori seri». Insomma, «dobbiamo continuare a prestare attenzione al territorio, raccogliendo i segnali d’allarme: anche i più fievoli». Spesso, protagonisti di questo fenomeno «sono delle minuscole aziende che si creano dal nulla e operano con modalità d’impresa che non ci appartengono. Penso a coloro che agiscono nel totale disprezzo delle nostre regole dettate da leggi, ordinanze, contratti collettivi di lavoro, versamento oneri sociali, prevenzione infortuni e salute del lavoro e, non meno importante, etica professionale».

Da qui, dice ancora Bagnovini, «l’importanza di segnalare situazioni sospette che dovessero presentarsi sotto gli occhi dei cittadini». Tipo? «A volte basta osservare come viene gestita l’area di cantiere come nessun cartello d’identificazione della ditta, disordine generalizzato, disprezzo delle norme di sicurezza o fare attenzione agli orari di lavoro». Già, quegli orari di lavoro che «oggetto di segnalazioni spesso hanno portato alla scoperta di situazioni molto gravi, sfociate in sanzioni altrettanto pesanti: mi riferisco a lavoratori esteri pagati in nero, operai assunti a tempo parziale che lavoravano ben oltre il 100% ma con una retribuzione pari a metà del salario minimo o a lavoratori attivi nonostante risultassero infortunati al 100%».

Anche il cittadino può, anzi, deve fare la sua parte. «Spesso chi agisce in modo illegale può essere scoperto grazie anche a prezzi notevolmente più bassi, che possono attrarre sicuramente il committente di un lavoro ma che a volte possono essere un campanello d‘allarme», risponde Bagnovini a domanda de ’laRegione’.

L’importanza delle sinergie

L’ispettore capo dell’Aic Mattia Rizza (subentrato a Bruno Zarro, passato al beneficio della pensione) annota: «Un dato che va sicuramente evidenziato è quello dei casi di mancata notifica che passa dai 92 del 2020, influenzato maggiormente dal lockdown, ai 209 del 2021», si diceva all’inizio. Ebbene, «questi casi di mancata notifica vengono riscontrati grazie al fiuto dei nostri ispettori, e anche grazie all’ottima collaborazione instaurata con l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini».

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