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laR
 
03.12.2021 - 05:30
Aggiornamento: 10:46

I blackout elettrici non sono solo un’ipotesi

Aziende ed eventuali shock energetici. Leonardi: nei mesi invernali la produzione non riesce a far fronte alla domanda. Vitta: così si muove il Cantone

di Generoso Chiaradonna e Andrea Manna
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Ti-Press
La rete svizzera è connessa a quella europea

Penuria di elettricità, pandemia e interruzione della telefonia mobile sono indicati dall’Ufficio federale della protezione della popolazione come i rischi maggiori che la Svizzera potrebbe affrontare nei prossimi anni. Tralasciando la pandemia di coronavirus, un’eventualità più che concreta, come abbiamo imparato da venti mesi a questa parte, le seconde due ipotesi non sono per nulla remote. Scarse precipitazioni che ridurrebbero la produzione e difficoltà di importazione sono tra i motivi indicati dall’Ostral, l’Organizzazione per l’approvvigionamento elettrico in situazioni straordinarie. Organizzazione che nelle scorse settimane ha scritto ai grandi consumatori (oltre 100 mila kWh di consumi l’anno), ovvero le aziende, avvisandoli di approntare tutte le misure necessarie per far fronte a una penuria di elettricità di lunga durata. Queste ultime sarebbero dettate da ordinanze del Consiglio federale analoghe a quanto fatto con l’emergenza Covid-19 e riguarderebbero sia la gestione della produzione, sia la riduzione del consumo di elettricità. È per queste ragioni che le aziende devono prepararsi preventivamente. Anche le economie domestiche potrebbero essere coinvolte. Oltre agli appelli al risparmio, il Consiglio federale potrebbe – via ordinanza – proibire apparecchi o impianti non indispensabili e a forte consumo di energia, come per esempio le illuminazioni pubblicitarie, le scale mobili o i riscaldamenti esterni. Anche il contingentamento immediato è un’ipotesi verosimile. In questo caso i grandi consumatori sarebbero obbligati a risparmiare una certa quantità di energia. Ma anche il disinserimento di rete della durata di alcune ore, per ogni settore di un comprensorio di distribuzione – i cosiddetti blackout programmati – rientrerebbe come ultima ratio nei piani di azione del governo. Possibilità evocate recentemente anche dal presidente della Confederazione Guy Parmelin. Un tema all’ordine del giorno dei governi europei e non solo. Ne abbiamo parlato con Giovanni Leonardi, presidente del Cda dell’Azienda elettrica ticinese e Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia.

GIOVANNI LEONARDI, a proposito di possibili blackout elettrici, quali sono i motivi di questa eventualità? Il pericolo blackout è concreto anche in Svizzera e dunque pure in Ticino?

Il rischio esiste anche per noi. La Svizzera si trova al centro del continente europeo e la sua rete è connessa a quella dei suoi confinanti. Ciò significa che qualsiasi problema alla rete europea può avere ripercussioni su quella svizzera e su quella ticinese. Gli attuali rischi di blackout a livello continentale sono imputabili a un crescente deficit di produzione durante i mesi invernali. Le politiche energetiche di molti paesi tendono infatti a sostituire fonti di produzione che garantiscono una fornitura costante durante l’anno, con nuove produzioni rinnovabili, come il fotovoltaico, che producono soprattutto nei mesi estivi. Questo squilibrio fra estate e inverno, se non affrontato per tempo, tenderà ad acuirsi negli anni a venire.

Si parla anche di rincaro della bolletta. A cosa è dovuto? È possibile stimare i costi supplementari che famiglie e imprese dovranno sopportare?

Il prezzo dell’energia elettrica sui mercati all’ingrosso europei è determinato dai meccanismi della domanda e dell’offerta e le attuali tendenze mostrano una domanda in crescita, specie nei mesi invernali. L’aumento dei prezzi all’ingrosso nell’ultimo anno è stato massiccio e ha toccato picchi fino a cinque volte superiori rispetto al 2020. Sul medio termine questi aumenti avranno effetti anche sulle bollette dei consumatori finali, ma considerata l’estrema volatilità del mercato è difficile fornire una stima precisa.

CHRISTIAN VITTA, secondo Parmelin una penuria di energia elettrica sarebbe “la più grande minaccia per l’approvvigionamento della Svizzera”. Esagera Parmelin?

La questione è seria. Occorre però stare attenti a non creare oggi eccessivo allarmismo. Attualmente il problema principale sono i prezzi, che sono saliti. Al momento non c’è un problema di approvvigionamento e dunque di penuria di energia, che secondo alcuni esperti potrebbe invece manifestarsi nell’inverno del 2025 qualora si rivelasse una stagione particolarmente fredda. Come Cantone ci stiamo comunque preparando per far fronte a questo ipotetico scenario particolarmente negativo.

Per ora dunque il problema sono i prezzi.

Stiamo infatti assistendo a un loro aumento. L’incremento dei prezzi tocca le varie fonti energetiche in generale: petrolio, gas e appunto l’elettrico. Per quanto riguarda quest’ultimo siamo adesso ai prezzi del 2008, che in seguito erano crollati e poi risaliti.

Ha detto che il Cantone si sta preparando allo scenario peggiore. Come?

Di certo ci dovrà essere un consumo più parsimonioso di energia elettrica. Il Piano energetico cantonale, il Pec, che è in fase di aggiornamento e che chiameremo Piano energetico e climatico cantonale, prevede da un lato una riduzione dei consumi e dall’altro un aumento della quota di energie rinnovabili. Parliamo dunque di un’ulteriore spinta sull’energia rinnovabile: penso in particolare al solare, all’eolico e all’idroelettrico. In merito all’idroelettrico la strategia cantonale, e meglio quella dell’Azienda elettrica ticinese, contempla fra l’altro l’innalzamento delle dighe del Sambuco e della Sella. Uno studio del Politecnico federale di Zurigo considera quella del Sambuco una delle dighe con maggior potenziale di sviluppo. Tutto ciò rientra a ogni modo in un più ampio contesto, che include anche la politica delle riversioni che il Canton Ticino ha avviato per ritornare proprietario delle acque del suo territorio. Insomma, più abbiamo energia rinnovabile prodotta in Ticino e meno, in prospettiva, dipenderemo dalle oscillazioni dei mercati internazionali e di riflesso dall’estero per quel che concerne l’approvvigionamento.

Ecco spiegata l’importanza della politica delle riversioni.

Beh, in un sistema globalizzato dove la penuria energetica potrebbe diventare un grave problema per molti Paesi, avere sul proprio territorio una produzione di energia elettrica che garantisca, perlomeno per un certo lasso di tempo, anche l’approvvigionamento indigeno è sicuramente un vantaggio.

Energia elettrica e prospettive: come si sta muovendo il Consiglio di Stato con le industrie?

Anche per questo dossier siamo già in contatto con il mondo economico. Se col passare del tempo lo scenario 2025 dovesse farsi altamente probabile, con una penuria di energia elettrica importante, posso immaginare che nel settore privato alcune industrie acquistino in anticipo l’energia del 2025, magari nel settembre del 2023 o del 2024. Il che comporta un rischio: potrebbero esserci dei prezzi più elevati. Ma ripeto: come Ticino abbiamo questo vantaggio della produzione in proprio di energia elettrica grazie alle acque e alle dighe presenti sul nostro territorio. In caso di grossi problemi di approvvigionamento energetico dall’estero, potremo quindi far fronte temporaneamente alle necessità a livello cantonale, prevedendo un turbinaggio anche in periodi dell’anno in cui ciò non avviene. Il Cantone, per il tramite dell’Azienda elettrica ticinese, sta studiando queste e altre opzioni.

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