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Il progetto Corona Immunitas Ticino è condotto dall’Istituto di salute pubblica dell’Usi e dal Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della Sups (Ti-Press)
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Ticino
29.09.2020 - 12:090
Aggiornamento : 20:35

23mila ticinesi sono entrati in contatto con il coronavirus

La presenza di anticorpi al SARS-CoV-2 è stata rilevata nell’11% del campione in Ticino. Si tratta del dato più alto a livello nazionale

Sarebbero circa 23mila i ticinesi adulti che sono entrati in contatto con il coronavirus. A rivelarlo sono i primi risultati del progetto Corona Immunitas Ticino condotto dall’Istituto di salute pubblica dell’Università della Svizzera italiana e dal Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della Supsi, che analizza, fra l'altro, la sieroprevalenza di Sars-Cov-2 nella popolazione. Viene così confermato il fatto che «parte degli asintomatici sfuggono» alle statistiche delle autorità, attualmente basate sui tamponi effettuati, spiega a ‘laRegione’ Luca Crivelli, co-responsabile del progetto. Progetto che mira anche a coinvolgere bambini ed anziani.

In Ticino, a partire da luglio, 647 persone tra i 20 e i 64 anni (su 1'300 che partecipano alla prima fase dello studio) hanno effettuato un test sierologico, sviluppato dal Centro ospedaliero universitario vodese (Chuv), presso gli ospedali dell'Ente ospedaliero cantonale, che «ha giocato un ruolo essenziale nello studio». Dai risultati emerge che l'11% presenta anticorpi al Sars-Cov-2 e ciò significa che sono già entrati in contatto con il coronavirus. Se questa percentuale viene rapportata ai circa 210'000 adulti residenti nel cantone, ciò significherebbe che circa 23'000 di loro si sono già ammalati. Tuttavia, secondo i dati ufficiali del Cantone, dall'inizio della pandemia solo 3'640 (dato aggiornato a oggi) sono risultate positive al Covid-19. Come si spiega questa differenza? «Nei primi mesi i tamponi non venivano effettuati a tappeto, a tutti quelli che presentavano sintomi», precisa Crivelli. I risultati del test sierologico mostrerebbero dunque che «non sempre si riesce a individuare le persone asintomatiche». Un dato che non sorprende il professore della Supsi: «Già in aprile a Ginevra era emerso che nove persone positive su 10 non venivano ‘catturate’ dai test effettuati con il tampone».

‘Popolazione molto più sensibile in Ticino’

Lo studio Corona Immunitas viene svolto a livello nazionale e questo permette quindi di confrontare i risultati fra diversi cantoni. Stando ai dati attuali, in Ticino vi sarebbe la percentuale di persone che sono entrate in contatto con il virus più alta in tutta la Svizzera. Crivelli fa però notare che i dati di Ginevra raccolti a inizio maggio mostravano un tasso simile, del 10-11%. «Nel frattempo tale percentuale potrebbe essere aumentata, ma lo sapremo solo a novembre quando il cantone romando effettuerà nuovamente i test». In ogni caso, il numero di persone con gli anticorpi in Ticino è piuttosto alto. E nelle ultime settimane i nuovi contagi sono stabili (stando ai numeri diffusi dal Cantone). Cosa significa? «Penso che l’esperienza particolarmente difficile che abbiamo vissuto in Ticino – sottolinea Crivelli – ha reso la popolazione molto più sensibile alle misure di protezione e di sicurezza rispetto al resto della Svizzera». Il basso numero di contagi «non lo attribuirei al fatto che vi sono più persone immuni, ma al fatto che vi sia una migliore prevenzione e più attenzione». Lo studio mostra anche differenze a livello regionale: a Locarno il 15% sarebbe già entrato in contatto con il virus mentre a Bellinzona il 10%. Tuttavia, le rilevazioni si basano sul luogo (l'ospedale) nel quale è stato prelevato il sangue per il test sierologico e «non sono direttamente legate alla residenza». Si tratta quindi di dati «che vanno ancora approfonditi».

Molti casi non rilevati dalle statistiche ufficiali

A inizio luglio erano stati presentati i risalutati dei test sierologici effettuati dall'Ufficio del medico cantonale. In questo caso era emerso che circa il 9% della popolazione aveva gli anticorpi al coronavirus. Premettendo che quest'ultimo studio e quello di Corona Immunitas Ticino hanno usato test differenti e analizzato anche una popolazione diversa, secondo Crivelli si può comunque parlare di un aumento non indifferente della percentuale di persone entrate in contatto con il virus. «Se effettivamente questi due punti percentuali di differenza sono comparabili, visto che i test non sono tutto sommato molto diversi, ciò significa che molte più persone di quanto dicano le cifre ufficiali si sono contagiate». Insomma, i tamponi, anche se vengono effettuati molto più sistematicamente rispetto all'inizio della pandemia, sottostimano la reale diffusione del virus.

Il progetto Corona Immunitas Ticino per ora ha analizzato la popolazione adulta, per la quale il monitoraggio regolare dovrebbe proseguire «almeno fino a giugno», afferma il professore. Monitoraggio che permetterà di «seguire l’evoluzione nel tempo di questi anticorpi», ma anche di capire, attraverso la compilazione di questionari, l'impatto sociale ed economico della pandemia sulla popolazione, così come l'andamento dei sintomi, la percezione del rischio e comportamenti adottati per rallentare la diffusione del virus. Risultati in quest'ambito non sono ancora disponibili, ma sarà «molto interessante capire, ad esempio, come evolve la propensione di indossare la mascherina a seconda delle classi d’età».

Inoltre, in questi mesi non saranno più solo gli adulti ad essere testati e interrogati, «ma anche bambini, adolescenti e anziani». Particolarmente attesi sono i risultati dei test effettuati sui ragazzi, anche visto il ritorno a scuola che ha generato diverse preoccupazioni. «Per il momento le cose stanno andando bene nelle scuole, però sarà importante monitorare la situazione, in particolare con l’arrivo della stagione fredda», rileva Crivelli. Anche perché finora non sono stati effettuati molti studi sui bambini: quello «più rilevante è stato fatto a Zurigo» ed è emerso che «i bambini si contagiano nella stessa misura degli adulti». Tuttavia, il tasso di asintomatici è molto più alto: «89 bambini su 90 hanno contratto il coronavirus senza avere sintomi».



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