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21.09.2020 - 21:400

Il lupo fa la parte del leone

Greta Gysin (Verdi) e Fabio Regazi (Ppd) a confronto sulla legge sulla caccia in votazione il 27 settembre

Si voterà sulla legge sulla caccia, ma al centro del dibattito c’è in particolare il lupo. Per Greta Gysin – consigliera nazionale dei Verdi e membro del comitato contrario alla revisione – con le nuove norme in futuro si potrà «abbattere animali di specie protette preventivamente, anche se non hanno causato alcun danno. E questo pure nelle aree di protezione della fauna selvatica». Secondo Fabio Regazzi – consigliere nazionale Ppd, membro del comitato a favore della revisione e presidente della Federazione cacciatori ticinesi –, invece, quella attuale è una legge «concepita nel 1986, quando ad esempio il lupo non era nemmeno presente in Svizzera. Quella nuova consente di dotarci di strumenti adeguati per affrontare le sfide attuali e permette di dare delle prospettive all’agricoltura e all’allevamento di montagna».

Contrari

‘Più svantaggi che passi avanti’

Greta Gysin, le misure attuali per gestire la convivenza tra l’uomo e il lupo sono sufficienti?

La legge attuale permette già l’abbattimento di singoli individui problematici che ad esempio predano troppe pecore. L’anno scorso, ad esempio sono stati abbattuti legalmente 10 lupi. Il punto non è tuttavia il numero di lupi presenti sul nostro territorio, ma la convivenza con questo predatore. È un processo d’apprendimento e siamo sulla buona strada: l’anno scorso circa ottanta lupi hanno predato lo stesso numero di pecore di 10 anni fa, quando di esemplari ce n’erano solo una decina. È tuttavia vero che vi sono ancora aspetti da migliorare.

Si spieghi.

La protezione delle greggi, ad esempio, oggi non viene interamente presa a carico della Confederazione o dai Cantoni. Gli allevatori devono quindi assumersi parte dei costi e questo si dovrebbe correggere. Tuttavia, il lupo non è la causa di tutti i mali per quanto riguarda l’agricoltura e l’allevamento di montagna: ogni anno vanno all’alpe 200mila pecore e di queste, 4’500 non sopravvivono all’estate. Solo il 10% perché predate dal lupo (per le quali, tra l’altro, la Confederazione concede un risarcimento), mentre il 90% muore per malattie, incidenti o incuria. È assurdo sostenere che se non si accetta questa legge si condannano a morte i contadini di montagna.

Cosa fare per migliorare la situazione?

Innanzitutto, bisognerebbe proteggere meglio le greggi. Oggi solo la metà delle greggi di ovicaprini in Svizzera sono protette da pastori, cani o recinti, nonostante si sappia che così facendo sarebbero meno spesso vittime del lupo: il 90% delle pecore vengono predate in greggi non protette. Le misure si possono quindi prendere e sono efficaci.

Cosa le dà particolarmente fastidio della nuova legge?

Il fatto che il Consiglio federale potrà inserire altre specie protette sulla lista di quelle regolabili. Nella bozza d’ordinanza è già stato inserito il cigno reale e durante i dibattiti in parlamento sono stati citati più volte l’airone cenerino, lo smergo maggiore, la lince e il castoro.

La Confederazione ha però escluso che questi animali finiranno sulla lista di quelli regolabili...

Nel messaggio alla legge il Consiglio federale aveva indicato il castoro e la lince come potenziali specie regolabili. Poi ha cambiato idea in vista della votazione. Potrebbe tornare sui suoi passi in ogni momento! Di fatto con la nuova legge si dà la possibilità al governo di aggiungere animali protetti su questa lista, senza che popolo e parlamento possano dire le propria.

Prima di intervenire sugli effettivi di una specie protetta, i Cantoni dovranno ‘sentire’ l’Ufficio federale dell’ambiente. Non basta?

No. L’audizione prevista dalla nuova legge non equivale al permesso della legge attuale: la Confederazione non avrà più modo di opposi agli abbattimenti. E nei cantoni le pressioni per l’abbattimento sono forti: ricordo che in Vallese il governo sostiene un’iniziativa ‘Per un Vallese senza grandi predatori’ e nei Grigioni il Consiglio di Stato vuole zone libere da lupi...

Lupo, stambecco e cigno reale potranno essere regolati, mentre le altre specie protette no. Non è un passo avanti?

Sulla lista finiranno velocemente anche altre specie protette. È una revisione inutile, perché i singoli animali problematici di tutte le specie possono essere abbattuti già oggi. La nuova legge è inoltre formulata male: ci sono molti termini imprecisi che possono essere interpretati in modi diversi.

Sostenete che il lupo può essere utile per regolare la popolazione di ungulati e cinghiali. Si tratta di un compito che non possono svolgere i cacciatori?

Oltre a regolare la popolazione di questi animali, il lupo svolge anche altri compiti che i cacciatori non possono eseguire. Innanzitutto li caccia tutto l’anno, mentre i cacciatori lo possono fare solo per un tempo limitato [dal 1° settembre al 31 gennaio, secondo la nuova legge, ndr]. Inoltre il lupo, con il fatto di predare questi ungulati, li distribuisce meglio sul territorio, facendo sì che non rimangano sempre negli stessi posti. E questo favorisce il ringiovanimento del bosco: oggi questo è un problema per molti boschi di protezione, pure molto importanti per le regioni di montagna. È il motivo per cui molti forestali sostengono il referendum.

La revisione mira anche a proteggere meglio gli animali selvatici (corridoi faunistici, specie non più cacciabili). Cosa ne pensa?

Nella nuova legge ci sono anche alcuni elementi positivi che però non compensano tutti quelli negativi. Per quanto riguarda i corridoi faunistici, le nuove norme regolano semplicemente il finanziamento: la Confederazione in futuro si accollerà una parte più importante dei costi, sostenendo i Cantoni. Di fatto, però, per un animale non fa differenza chi paga e quindi per la fauna non vi saranno grandi miglioramenti. Riguardo alle anatre selvatiche, le 12 specie su 15 che non saranno più cacciabili rappresentano solo il 2% di tutte le anatre, il 98% continuerà a venire cacciato. È poi vero che la beccaccia beneficerà di un mese di protezione in più [fino al 15 ottobre invece che il 15 settembre, ndr]. Tuttavia, in questo periodo vengono cacciate solo il 4% di questi uccelli. Sono quindi sì dei miglioramenti, ma talmente esigui che non compensano i peggioramenti.

Favorevoli

‘Una legge moderna, al passo coi tempi’

Fabio Regazzi, è il lupo il problema principale per gli allevatori di montagna?

Attualmente sì, ma in futuro potrebbero esserlo anche altri grandi predatori (come gli orsi o lo sciacallo dorato). La nuova legge potrebbe quindi dare una risposta anche nel caso in cui tali animali dovessero moltiplicarsi. Inoltre, senza questa revisione si rischia di condannare quel poco che resta dell’agricoltura e dell’allevamento nelle zone periferiche e nelle valli, che anche in Ticino ha ancora la sua importanza ed è la principale garante della biodiversità.

La legge attuale non è sufficiente per gestire la convivenza tra uomo e lupo?

No. I conflitti che emergono regolarmente dimostrano che non siamo in grado di gestire questa situazione. Anche perché operiamo con strumenti che non sono più al passo coi tempi. Secondo uno studio della Confederazione, sul nostro territorio nel 70% dei casi le recinzioni a protezione delle greggi non sono efficaci o costano troppo in rapporto ai benefici che portano. E anche i cani da protezione generano da parte loro conflitti, ad esempio, con gli escursionisti.

Grazie alle misure di protezione i capi di bestiame uccisi da lupi sono però proporzionalmente diminuiti...

Queste misure possono in una certa misura aiutare a limitare il problema, ma non sono la soluzione: servono misure complementari, relative alla gestione e alla regolazione degli effettivi del lupo.

I Cantoni potranno regolare gli effettivi del lupo preventivamente solamente informando l’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam). Non vi è il rischio che vadano oltre?

Innanzitutto, prevenire è meglio che curare. Detto ciò, i Cantoni sono gestiti da persone responsabili: se l’Ufam dovesse ritenere un abbattimento non opportuno, i Cantoni seguirebbero questa indicazione. È inoltre giusto lasciare un po’ di autonomia ai Cantoni che conoscono molto meglio la situazione locale e sono in grado di valutare se bisogna intervenire o meno. E in ogni caso la regolazione sarà autorizzata solo a determinate condizioni, precise e restrittive: insomma, non ci sarà quindi alcun sterminio. Non da ultimo, la nuova legge precisa che gli effettivi di una specie protetta non potranno essere messi in pericolo.

Il Vallese sembrerebbe però volere un cantone ‘senza grandi predatori’...

È l’unico cantone nel quale potrebbero sorgere problemi. Non bisogna però mettere in discussione questa legge solo perché un cantone su 26 in futuro potrebbe non attenersi alle indicazioni della Confederazione.

Il Consiglio federale potrà inserire altre specie protette nella lista di quelle regolabili. Non è un problema?

La legge attuale prevede che il Consiglio federale possa inserire specie protette nella lista di quelle cacciabili, senza porre particolari condizioni. Inoltre, oggi anche i Cantoni stessi, con il consenso della Confederazione, possono prevedere l’abbattimento di animali protetti se causano danni ingenti o grave pericolo. La nuova legge è quindi ben più restrittiva rispetto a quella in vigore e sostenere che con la revisione il Consiglio federale potrebbe arrogarsi il diritto di inserire di punto in bianco specie protette in quelle regolabili è solo fumo negli occhi, visto che già oggi lo può fare.

Il lupo può essere utile per regolare la popolazione di ungulati e cinghiali?

Non contesto il fatto che il lupo contribuisce, insieme ai cacciatori, a gestire gli effettivi di questi animali. Se stiamo discutendo del lupo non è però in relazione alla caccia ma ai conflitti, sempre più numerosi, con le altre attività umane.

La revisione risolverà questo conflitto?

Non del tutto, ma avremo a disposizione strumenti per gestire meglio problemi che altrimenti non faranno che aumentare. Il lupo ha il diritto di vivere, ma dobbiamo poter intervenire per regolare gli effettivi laddove è necessario anche per evitare di portare la gente toccata all’esasperazione, con il rischio che si faccia giustizia da sé, come sta avvenendo in Paesi a noi vicini.

Cosa cambierà per i cacciatori?

In realtà questa legge non porta grandi vantaggi ai cacciatori: prevede più restrizioni, come l’obbligo di svolgere regolarmente prove di tiro per dimostrare la confidenza con l’arma e l’obbligo della ricerca della selvaggina ferita (con contravvenzioni piuttosto salate). Ci saranno inoltre specie che attualmente sono cacciabili e non lo saranno più (come dodici specie di anatre) e la beccaccia avrà un periodo di protezione più lungo. Noi però sosteniamo questa revisione, perché siamo a favore di una caccia più sostenibile, più etica. E infatti i Cantoni dovranno pianificare la caccia secondo principi di sostenibilità e coordinarsi tra loro. A ciò va poi aggiunto che la Confederazione prevede un sostegno finanziario a favore delle aree di protezione della fauna selvatica e delle riserve per gli uccelli, così come per i corridoi faunistici che permettono alla selvaggina di spostarsi meglio. Insomma, se questa revisione venisse accolta, avremo una legge al passo coi tempi e adeguata per dare risposte alle sfide presenti e future.

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