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10.08.2020 - 10:56
Aggiornamento: 16:32

La scuola riparte in presenza

Il 31 agosto tutti gli allievi del Canton Ticino torneranno in aule a tempo pieno. Ogni sede scolastica dovrà dotarsi di un proprio piano di protezione

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Manuele Bertoli in primo piano, dietro Norman Gobbi (Ti-Press)

«La scuola riparte in presenza – conferma il direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport, Manuele Bertoli –. Il piano per la riapertura delle scuole è pronto». Nei giorni scorsi, indica Bertoli, sono stati inviati dei modelli di piani di protezione alle direzioni scolastiche, in quanto «ogni scuola dovrà dotarsi di un proprio piano di protezione».  In tutte le sedi dovranno quindi essere osservate le misure accresciute d'igiene e di distanza sociale: «Nella scuola obbligatoria le distanze dovranno essere mantenute tra docenti e allievi, ma non nei bambini tra di loro. Sarà diverso nel post obbligatorio, in quanto gli studenti sono considerati degli adulti. Quindi in questo caso la distanza di un metro e mezzo dovrà essere osservata anche tra gli allievi».

Mascherine a scuola? Bertoli: «Le mascherine sono sconsigliate alle elementari, facoltative alle Medie e nel post obbligatorio. Per i docenti invece saranno facoltative in aula, mentre saranno obbligati a indossarle negli spazi comuni».

'Non abbiamo la garanzia che non ci sarà trasmissione di coronavirus a scuola'

Come viene considerata la riapertura delle scuole dal punto di vista medico? A domanda posta da 'laRegione' il medico cantonale Giorgio Merlani spiega qual è Il ruolo della scuola nell’ambito della diffusione della pandemia. «la scorsa primavera è stato deciso di chiudere le scuole per tutelare le persone vulnerabili, non i bambini. Alora abbiamo usato "impropriamente" lo strumento della chiusura scolastica per fermare la diffusione della pandemia in un momento molto delicato. Ora, anche se non possiamo escludere che i bambini trasmettano anche loro il virus, sappiamo che non sono lo strumento principale della sua diffusione.  I bambini si infettano raramente e fanno perlopiù dei decorsi blandi».

Per Merlani è chiaro che non c'è alcuna garanzia che non ci sarà trasmissione di coronavirus a scuola, «ma quello di cui siamo certi è che non saranno questi eventuali contagi a fare scoppiare la diffusione del virus». Ciò di cui il medico cantonale è piuttosto convinto è che ci saranno durante l'anno scolastico delle classi che dovranno essere messe in quarantena. «Ma non possiamo mettere i carri diventi ai buoi per paura che qualche bambino si contagi: il rischio è minimo e non sarà di certo quello che inciderà sull’andamento epidemico». A proposito di classi quarantena, Bertoli ammette che si tratta di un'ipotesi ancora in fase di elaborazione: «Se una classe viene messa in quarantena per decisione dal medico cantonale sappiamo, sulla base di quanto accaduto in altri cantoni, che questa è una scelta circoscritta a un gruppo specifico, e circoscritta anche nel tempo. Stiamo valutando cosa è possibile fare in un tale caso con gli allievi che devono restare a casa». 

E se dovesse arrivare la temuta 'seconda ondata'? «In un'eventuale seconda ondata è probabile che la scuola sia una delle ultime attività a essere chiusa – assicura Merlani –. Anche se dovessero chiudere, speriamo di no, le attività commerciali e quant’altro possiamo pensare di tenere le scuole aperte». L'auspicio più volte ribadito dal direttore del Decs durante la conferenza stampa è quello di poter svolgere l'intero anno in presenza, «ma è chiaro che se le circostanze imporranno di dover adottare uno degli altri due scenari contemplati (scuola ibrida o scuola a distanza, ndr), questa sarà una decisione che spetterà al governo».

Un eventuale passaggio a uno degli altri due modelli di scuola potrebbe, appunto, essere deciso dal Consiglio di Stato sulla base di criteri che, stando a quanto dichiarato da Bertoli, «potrebbero a un certo punto non essere gli stessi per le scuole dell’obbligo che per il post obbligatorio, oppure tra Sottoceneri rispetto al Sopraceneri». 

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